Azioni politiche urgenti per dare sostanza alla democrazia locale e non solo

Con lo stesso spirito del precedente articolo sulla relazione introduttiva di Alberto Lucarelli al Forum dei Comuni per i Beni Comuni, tenutosi a Napoli il 28 gennaio, pubblico dal Manifesto il documento redatto da Beppe Caccia, Alberto Lucarelli, Ugo Mattei, Sandro Medici, Norma Rangeri, Guido Viale, sulla base della relazione introduttiva, del dibattito seminariale e delle relazioni in plenaria al Forum di Napoli. Si tratta di una sintesi organica, in 17 punti, delle azioni concrete attraverso le quali poter intraprendere, fin da subito, il cammino, arduo ma possibile, verso una realizzazione sostanziale della democrazia locale, capace di coinvolgere, alla pari, cittadini, movimenti ed istituzioni. Di seguito il documento.

 

 

Le amministratrici e gli amministratori locali, insieme alle cittadine e ai cittadini che hanno partecipato a Napoli al primo Forum dei Comuni per i beni comuni, il 28 gennaio 2012, ritengono indispensabile la prosecuzione dell’esperienza iniziata a Napoli per costruire insieme una rete permanente di amministratori per i beni comuni, a partire dalla necessità di un impegno reale e concreto per i beni comuni e la democrazia partecipativa da parte di tutti coloro i quali intendano proseguire nel cammino intrapreso verso la costruzione di un’autentica alternativa che parte dal basso; in particolare, assumono come indispensabile l’assunzione di una piattaforma politica condivisa, su cui impegnarsi attraverso l’adozione di coerenti pratiche locali e l’apertura di vertenze nazionali; questa piattaforma si basa sui seguenti obiettivi:

1. Piena attuazione della volontà referendaria espressa lo scorso 13 giugno, attraverso una mobilitazione immediata contro l’art. 26 del Decreto Monti bis che riproduce inasprendola la legislazione abrogata dal referendum. Sono i ventisette milioni di cittadine e cittadini che hanno votato sì ai referendum sull’acqua e contro il nucleare a legittimare il processo dei comuni per i beni comuni: la loro voce, proveniente dai territori va trasmessa al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio.

2. Pieno riconoscimento politico, almeno nella forma della pubblicità sui siti comunali, che i referendum lungi dal riguardare la sola acqua impongono una moratoria nella liberalizzazione della gestione di tutti i servizi (quesito referendario n. 1), nonché una critica al modello di sviluppo fondato sulle grandi opere e sulla concentrazione energetica (quesito referendario n. 3).

3. Ripubblicizzazione, cioè verifica dei passi politici e giuridici necessari per trasformare le Spa a capitale pubblico in Aziende Speciali Partecipate, sul modello di ABC Napoli, sia nel settore dell’ acqua che negli altri servizi pubblici per scongiurare le alienazioni forzate di capitale pubblico di cui al Decreto Berlusconi-Tremonti del Ferragosto 2011 e al Decreto Monti bis.

4. Assunzione degli atti necessari per l’eliminazione del 7% di «remunerazione del capitale investito» dalla tariffa idrica, nonché pieno sostegno giuridico e politico della campagna di obbedienza civile iniziata dal Forum dei movimenti per l’acqua, rifiutando ogni taglio della fornitura idrica o di altre forniture essenziali nei territori di propria giurisdizione.

5. Denuncia della morsa insostenibile del Patto di Stabilità interno sulla finanza locale, e quindi sugli effettivi spazi di autonomia e autogoverno dei Comuni stessi; campagna di rottura collettiva, condivisa e coordinata, dei suoi vincoli a partire dalla discussione e dal voto dei bilanci di previsione per l’anno 2012; conseguente apertura di una vertenza conflittuale con il governo e il Parlamento nazionali per ottenere un allentamento dei suoi criteri applicativi, con l’obiettivo di escluderne, a partire dai bilanci dell’anno in corso, gli investimenti per le Aziende speciali e partecipate e le spese per i servizi pubblici essenziali, per il welfare e la cura ecologica del territorio.

6. Richiesta di un impegno pubblico dei parlamentari eletti nel territorio per far mancare i voti necessari al raggiungimento della maggioranza dei due terzi al progetto di riforma costituzionale per l’inserimento del vincolo al pareggio di bilancio.

7. Assunzione del processo costituente per un’Europa sociale, politica democratica e federativa, oltre e contro le attuali politiche dell’Unione e della Bce che stanno trovando nella revisione dei Trattati ulteriore conferma, come naturale e necessario terreno di sviluppo dell’iniziativa delle Autonomie locali per i beni comuni: conseguente pieno sostegno, anche tramite le relazioni già in essere con altri governi locali in Europa, della stesura e della promozione della Carta Europea dei Beni Comuni, così come già deliberato dal Comune di Napoli.

8. Pieno riconoscimento del lavoro come bene comune e sostegno convinto delle iniziative che la Fiom sta ponendo in essere in tale direzione a partire dalla manifestazione nazionale dell’11 febbraio. Impegno a fronteggiare il modello autoritario e antidemocratico di Pomigliano in qualsiasi parte del territorio nazionale; Assunzione politica in prima persona del reddito di cittadinanza come battaglia caratterizzante un’uscita dalla crisi economica che parta dalla più equa distribuzione delle risorse.

9. Attiva prosecuzione del confronto iniziato a Napoli con i movimenti e le forze sociali che si battono per i beni comuni e che mettono in atto pratiche dirette, anche tramite l’aperto riconoscimento politico che le occupazioni di immobili per esigenze abitative, sociali o culturali direttamente collegate ai valori costituzionali costituiscono un legittimo esercizio di diritti costituzionali e una valida pratica di cittadinanza attiva. Nessun amministratore presente richiederà né autorizzerà l’utilizzo della forza pubblica al fine di risolvere vertenze sui beni comuni.

10. Trasferimento senza onere alcuno ai Comuni, per la realizzazione di progetti di utilità sociale, di immobili e aree demaniali oggi inutilizzate; opposizione, in ogni possibile forma giuridica e politica, del cosiddetto federalismo demaniale come strumento di vendita e privatizzazione dei beni comuni; moratoria di ogni alienazione di cespiti ed indizione di apposite assemblee pubbliche per deliberare sulla pubblica utilità di ogni eventuale progetto che comporti dismissione di cespiti di patrimonio pubblico, che gli amministratori riconoscono appartenere ai cittadini e non agli enti rappresentativi.

11. Forte impulso allo sviluppo di processi di democrazia partecipativa su scala locale ed individuazione di nuovi istituti e figure che assumano una diretta responsabilità istituzionale nella promozione di un ampio processo di riconoscimento delle autonomie sociali e di diffusione del potere decisionale. Incentivare tutti gli strumenti di democrazia diretta a livello locale (referendum consultivi, propositivi, abrogativi) estendendo i diritti di partecipazione ai migranti e ai sedicenni.

12. Sostegno alla stampa indipendente, strumento indispensabile di democrazia, in quanto indispensabile per la formazione e lo sviluppo di quella cittadinanza attiva che è necessaria per qualunque progetto di difesa e cura dei beni comuni. Anche l’informazione va considerata un bene comune.

13. Implementazione immediata di politiche di radicale conversione ecologica dei sistemi economici locali, improntate alla cura dei beni comuni nella produzione energetica, nello smaltimento dei rifiuti e nelle scelte di pianificazione territoriale; cessazione della politica dell’incenerimento dei rifiuti per investire invece su cultura e prevenzione, riduzione e recupero, riuso e riciclaggio; consumo di territorio zero, rinunciando a qualsivoglia forma di condono.

14. Impegno concreto e passi giuridici anche vertenziali, a partire dagli Statuti comunali, per il riconoscimento della cittadinanza e dei pieni diritti civili e politici per i migranti, anche tramite il ricorso all’istituzione della “cittadinanza municipale” in quanto prima possibile mitigazione delle conseguenze sociali di un modello di sviluppo fondato sulla guerra che enfaticamente si ripudia come immorale ed incostituzionale.

15. Riconoscimento dei nuovi diritti di cittadinanza digitale, attraverso la promozione di Internet e Wi-fi gratuiti e pieno accesso online ai dati e alle informazioni che riguardano atti e attività dell’Amministrazione.

16. Intervenire per riformare le istituzioni culturali locali, in termini coerenti con l’idea della cultura come bene comune, da governarsi sulla base di forme giuridiche partecipate, sull’esempio del Teatro Valle di Roma; impegno a fronteggiare la progressiva privatizzazione delle Università pubbliche ed in generale di tutte le forme del sapere e della conoscenza.

17. Modifica degli Statuti comunali al fine di inserirvi la nozione giuridica di beni comuni, così come definito dalla Commissione per la Riforma dei Beni pubblici (la cosiddetta Commissione Rodotà) e già riconosciuto nello Statuto del Comune di Napoli.

Infine, tutti i partecipanti ai Tavoli hanno espresso la propria genuina solidarietà nei confronti di tutti gli arrestati e la propria autentica indignazione per la recente offensiva giudiziaria nei confronti del movimento No Tav della Valsusa, esempio di comunità in lotta per decidere democraticamente sulle scelte che riguardano il proprio territorio.

Alessandro Colella

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