SVE a Axams – Austria [Intervista]

Axams è un paese di 5.500 abitanti che si trova in Austria, a soli 10Km da Innsbruck, capitale del Tirolo. E’ una meta turistica, non solo per gli splendidi paesaggi in cui è immersa, ma anche per la sua vicinanza ad impianti sportivi utilizzati in occasione delle Olimpiadi Invernali. “Axams” è un termine celtico che vuol dire “Paese in luogo alto”. Oggi ne parliamo con  Andrea Pompei che lì ha vissuto l’esperienza del Servizio Volontario Europeo.

 

Andrea sei reduce dall’esperienza dello SVE. Per quanto tempo sei stato in Austria?

Sono stato ad Axams per dieci mesi,  dal 1 febbraio 2011 al 1 dicembre 2011.

Cosa ti ha spinto a partire e perché hai scelto proprio l’Austria?

Innanzitutto per imparare una lingua e una cultura diversa, per fare nuove esperienze e poi sicuramente il fatto di essere disoccupato mi ha molto motivato a partire. Ho scelto l’ Austria soprattutto per la lingua, volevo studiare il tedesco.

Al tuo arrivo, com’è stato l’impatto?

All’inizio molto difficile perché non conoscevo nessuno e non sapevo il tedesco! Durante il primo mese ho parlato solo in inglese e trovavo molte difficoltà anche in questo perché, essendo la mia prima esperienza all’estero, non ero abituato a parlare una lingua diversa. Tutto ciò rendeva macchinose tutte le comunicazioni perché sia io che gli altri ci sforzavamo nel cercare di parlare in inglese e, dal punto di vista linguistico, almeno all’inizio è stato devastante. Appena arrivato noti un po’ tutte le differenze nelle abitudini, negli orari (es. si mangia prima) e nel cibo (es. non si mangia pasta e le porzioni sono più ridotte); tutto questo, oltre alla lingua, crea molte difficoltà.

Sei riuscito a superare questo impatto, come dici tu, devastante? Ti sei ambientato?

Con il lavoro e il passare del tempo impari a conoscere meglio il posto in cui ti trovi e ad ambientarti. Io facevo pranzo in mensa e lì avevo occasione di passare del tempo con i colleghi e, provando a parlare con loro,pian piano ho superato le difficoltà sia con l’inglese e successivamente con il tedesco.

Facciamo un passo indietro. Come sei venuto a conoscenza di questa opportunità?

Per quanto riguarda il volontariato europeo, sicuramente tramite il passaparola. Poi ho contattato l’associazione Strade d’Europa di Macerata che è stato il mio punto di riferimento per quanto riguarda le procedure da seguire e tutta la parte burocratica. In seguito ho fatto delle ricerche su internet e ho trovato due strutture: una a Linz, che non ha mai risposto, e quella di Axams con la quale è iniziata tutta una serie di contatti sia  via mail che telefonici.

Come ti sei organizzato per la partenza?

Prima di arrivare in Austria c’è stato un corso pre-departure che era a Verbania, quindi mi sono dovuto preparare per andare prima lì e da lì raggiungere Axams. Per il resto era tutto organizzato e appena sono arrivato mi hanno portato nella mia stanza e mi hanno fatto fare un giro della struttura dove avrei lavorato.

C’era qualcuno che ti dava una mano? E il clima di lavoro com’era?

C’era una mentor, con la quale ero in contatto anche prima della partenza, e un ragazzo che parlava italiano che, appena sono arrivato, mi ha fatto vedere un po’ tutto. A lavoro il clima era molto buono.

Quali mansioni svolgevi a lavoro?

Ero in un centro diurno e notturno per bambini e ragazzi disabili (dai 4 ai 18 anni). Questo centro faceva da scuola al mattino e aveva organizzato dei gruppi di lavoro nel pomeriggio. Era diviso per classi e terapie. Io mi occupavo di aiuto nella scuola al mattino e delle terapie al pomeriggio.

E tu avevi a che fare con tutti i bambini della struttura o solo con alcuni di loro?

Erano 110 tra bambini e ragazzi, in dieci mesi li ho conosciuti un po’ tutti. Nella struttura ero un po’ il jolly quindi mi spostavo di classe in classe e questo mi ha permesso di entrare in contatto con quasi tutti i bambini durante i 10 mesi in cui sono stato lì. I responsabili della struttura hanno stilato un calendario che mi permetteva di girare un po’ tutte le classi.

Che orari avevi?

Facevo 20/30 ore a settimana. Solitamente dalla mattina alle 8 fino alle 16, ma tutto dipendeva dal lavoro che c’era da fare, poteva capitare che servisse una mano anche al di fuori di questi orari e che mi chiamassero per fare qualche ora in più. Delle volte poteva capitare che mi dicessero di non andare per niente. Quindi era molto libera l’organizzazione, non c’erano orari rigidi.  Il venerdì facevo mezza giornata perché i bambini andavano via nel pomeriggio.

Ci sono state situazioni difficili?

Si, in piscina è capitato di avere a che fare con ragazzi un po’ più difficili, a volte aggressivi. In generale comunque la difficoltà maggiore è data dal fatto che ognuno di loro aveva un tipo di malattia o disagio particolare per cui dovevi calibrare ogni volta il tuo comportamento in basi a chi avevi davanti. E’ stata un’esperienza dalle mille sfaccettature proprio perché erano molti i tipi di disabilità con cui ho avuto a che fare. Senza considerare che all’inizio è stato ancora più difficile perché, quelli di loro che riuscivano a parlare, non li capivo.

Il tuo rapporto con i colleghi?

Molto buono perché lavoravo insieme a ragazzi e ragazze quindi mi trovavo a mio agio, solo che questo rapporto lo vivi quasi esclusivamente nelle ore di lavoro. Ogni tanto capitava di organizzare qualche cena tutti insieme, ma non è come la vita universitaria che facevo a Macerata, ad esempio. In generale loro sono molto più casalinghi e quando si esce si fa aperitivo o cena, ma alle 21 si va a casa. Per loro dire: “ci vediamo dopocena!”, poteva significare alle 19! Quindi con i colleghi, aldilà del lavoro, ci vedevamo poco.

Quindi poca vita notturna?

Ad Axams si, ma comunque dalle 6 alle 24 c’era un autobus ogni 15 minuti per andare ad Innsbruck dove ci sono molti locali. Poi io l’autobus lo pagavo poco anche perché facevo l’abbonamento che mi veniva rimborsato per metà dalla struttura dove lavoravo quindi mi spostavo principalmente con quello e potevo andare ovunque.

Altre attività extra-lavorative?

In questo è stato molto importante  l’aiuto dell’organizzazione di accoglienza che una volta al mese organizzava visite guidate, gite e vari tipi di eventi per noi volontari. Grazie a loro posso dire di avere conosciuto veramente il Tirolo, sia per quanto riguarda le attività invernali che quelle estive.

Posti che ti sono rimasti particolarmente impressi?

Nel Tirolo sicuramente è molto bella la zona dello Zillertal, il museo Swarovski, le miniere di Silberberg e poi tutti i piccoli paesini più caratteristici della zona dove ho potuto costatare come, essendo molto vicini all’Italia, le affinità e i richiami alla cultura italiana sono evidenti. Capita spesso di trovare nei piccoli centri tirolesi delle feste in stile italiano molto simili a delle sagre.

Il costo della vita?

E’ del tutto simile al nostro in realtà. Forse viaggiare in treno è un po’ più costoso perché qualsiasi treno tu prenda, paghi in base alla percorrenza.

Che spese dovevi sostenere? 

Mi venivano dati 7 euro per ogni giorno in cui non usufruivo della mensa, come previsto dall’activity agreement, ma con quei 7 euro dovevi fare pranzo e cena: non sempre erano sufficienti.  Però oltre a questo avevo 110 euro mensili di “pocket money” che potevo utilizzare non dovendo pagare spese di affitto, bollette ecc.

Per quanto riguarda il tedesco, hai fatto da solo o frequentavi qualche corso?

Dopo un mese dal mio arrivo, ho iniziato a frequentare un corso di lingua tedesca che si teneva presso una specie di scuola serale. Sono partito dal livello A1, che ho frequentato poco perché fin troppo basilare, per andare avanti fino al livello B2 che ho raggiunto in 6 mesi perchè ogni livello richiedeva due mesi di preparazione.

Per le competenze tecniche come sei stato istruito?

Io ho fatto 4 training: pre-departure, on arrival, mid-term e final evaluation. Sono stati tutti utilissimi, soprattutto i primi due perché ti aiutano a capire cosa potrà succedere, cosa andrai a trovare e come comportarsi. La mia destinazione non era particolarmente problematica, ma chi fa lo SVE può scegliere posti dove si può andare incontro a discriminazioni razziali e shock culturali di vario genere, quindi è meglio essere preparati. Io mi ritengo fortunato ad aver fatto tutti i training perché dal prossimo anno ne rimarranno solo due, se non addirittura uno,  dato che non ci sono più i fondi dall’UE.

Prima di partire che aspettative avevi?

Prima della partenza il fatto di non sapere cosa effettivamente mi aspettasse mi metteva quasi paura, ma era maggiore il desiderio di avere un’opportunità di lavoro in più con questa esperienza.

E cosa ti ha lasciato questo SVE?

Prima del mio rientro mi sono sentito di chiedere ai responsabili della struttura se era possibile restare perché mi sono trovato bene e il lavoro mi piaceva. In quel momento non è stato possibile, ma è un discorso ancora aperto e ci sono possibilità che io riesca a tornare ad Axams.

E’ un’esperienza che consigli o sconsigli?

Ovviamente la consiglio. L’importante è che chi parte lo faccia con la consapevolezza di ciò che va a fare. Io in questo mi ritengo molto fortunato perché ho avuto vicino persone, soprattutto durante i primi training, che mi hanno istruito bene e ho avuto le paure “giuste”. E’ un’esperienza difficile, può capitare che qualcuno non ce la faccia e lo capisco perché effettivamente ci sono periodi in cui è veramente dura. A me è andato tutto liscio perché ho conosciuto persone fantastiche che mi hanno molto aiutato. Mi è stato davvero d’aiuto anche il fatto che  l’Austria non è così lontana e alcune delle persone a me più care sono venute a vedere cosa facevo e dove stavo. Poter condividere con loro, anche solo in parte, questa mia esperienza è stato molto importante per me!

Un messaggio finale…

Ringrazio te, Marco e Gianmarco per avermi dato l’opportunità di raccontare la mia esperienza. Grazie Via Europa e grazie Via Libera!

 

 

 

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