Gli italiani difendono il valore legale della laurea

Sono stati resi noti i primi risultati della consultazione pubblica online lanciata dal Ministero dell’Istruzione, volta a sondare le opinioni degli italiani in merito alla proposta di abolire il valore legale del titolo di studio.

I primi esiti della consultazione – iniziata lo scorso 22 marzo e terminata il 24 aprile – hanno mostrato una netta preferenza degli italiani verso il mantenimento del valore legale della laurea. Il sondaggio era stato voluto sia dal Ministro Francesco Profumo sia dal presidente del consiglio Mario Monti: su oltre 15 mila partecipanti, il 75 per cento si è espresso a favore del riconoscimento del titolo per accedere alla professione e ai concorsi pubblici.

I dati della consultazione, termina pochi giorni fa, non sono ancora definitivi; tuttavia allo stato attuale è possibile affermare che nella penisola la proposta di abolire il valore legale della laurea non verrebbe accettata di buon grado, seppure con alcune disparità regionali.

Il ministro Profumo ha detto che non ritiene tutto questo «né un referendum né tantomeno un sondaggio scientifico» ma solo un indicatore di tendenza, un modo per dare voce a chi è interessato al problema aprendo uno «spazio libero di dibattito e di discussione» sia sul futuro dell’istruzione in Italia che sul futuro modello di sviluppo del Paese: si discute anche su Facebook e su Twitter (c’è il rinvio sul sito) e lì il dicastero non è presente in alcun modo. Lo strumento era stato duramente contestato dall’Udu, l’Unione degli universitari («una mistificazione di massa») e soprattutto dalla Flc-Cgil:

Le Assemblee nazionali Università bene comune e Scuola bene comune insieme per smascherare gli espedienti ingannevoli sottesi al questionario proposto dal governo.
I temi del diritto allo studio e del valore legale del titolo di studio tornano periodicamente a suscitare dibattito e prese di posizioni accese. Oggi, a dispetto delle iniziali dichiarazioni, l’attuale governo sembra voler proseguire l’operato di smantellamento del sistema pubblico dell’istruzione e della ricerca universitaria andando addirittura oltre quanto disposto dal precedente Ministro. Tanto da avviare una campagna di opinione contro il valore legale del titolo di studio per favorire, stante le dichiarazioni, interventi a favore della revisione di norme e strumenti normativi che disciplinano i titoli di studio rilasciati da istituti autorizzati. Il governo ha quindi lanciato una consultazione pubblica sotto forma di sondaggio che fin da subito è apparsa strutturata in modo tale da predeterminare l’esito della consultazione se non a favore della abolizione del valore legale, certamente verso un suo radicale depotenziamento.
La nostra organizzazione sindacale ha da subito rigettato la partecipazione al sondaggio chiedendo invece la sua sospensione e  riformulazione. In tal modo si sarebbe potuto costruire un sondaggio metodologicamente più accurato che avrebbe garantito una maggiore credibilità e valore all’iniziativa. Il ministero ha invece ritenuto di dover comunque proseguire l’iniziativa, palesando lo scarso interesse verso una consultazione vera e basata su basi solide.
La FLC CGIL partecipa pertanto al “contro-sondaggio” lanciato dai network Assemblea nazionale per un’università bene comune e  Convenzione nazionale della scuola bene comune, e pubblicato sul sito<http://www.di.unito.it/valorelegale> con lo scopo di contrastare nei numeri e nelle argomentazioni l’iniziativa del governo, e di informare e sensibilizzare su un argomento delicato e dalle molteplici implicazioni che non può essere lasciato ad iniziative dal sapore populista e dagli obiettivi opachi.

Dello stesso parere sono gli studenti del sindacato universitario Link Roma che, alla vigilia della conclusione della consultazione online, aveva messo in atto una originale azione dimostrativa: nei giorni scorsi, infatti, la sede del Ministero dell’Istruzione è stata oggetto di un lancio di rotoli di carta igienica timbrati con la scritta ‘Titoli di studio o carta straccia?’. L’iniziativa, come hanno spiegato da Link Roma,

“vuole porre l’attenzione sullo scottante tema dell’abolizione del valore legale del titolo di studio. Dopo la proposta di abolizione, avanzata nei mesi scorsi all’interno del decreto semplificazioni dal Governo numerose sono state le proteste degli studenti che hanno portato l’Esecutivo a ritirare quella proposta e ad avviare una consultazione online su tale tematica partita il 22 marzo. Tuttavia – ha spiegato Diana Armento, coordinatrice di Link Roma – il questionario preparato dal Ministero risulta essere una vera e propria truffa, la stessa formulazione delle domande palesa la volontà governativa di orientare le risposte verso l’assenso a tale abolizione. L’abolizione del valore legale del titolo di studio creerebbe una dualità all’interno del sistema formativo con poli universitari eccellenti ma costosissimi e università scadenti ma economiche. Insomma il merito dello studente perderebbe valore in favore della reputazione dell’Ateneo da cui proviene, rendendo le nostre lauree carta straccia“.

 

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