Lotta e utopia concreta allo Sferisterio di Macerata

di MAURICIO PASQUALI – Operaio dello spettacolo – Sferisterio Macerata

La mobilitazione costante, ragionata e consapevole degli operai del Teatro Sferisterio di Macerata, ha consentito a questi di arrivare con rapporti di forza parzialmente riequilibrati al tavolo di una contrattazione che si annunciava difficile per il rinnovo contrattuale del 2012 e…forse di ottenere risultati importanti.

I tagli dei finanziamenti alla cultura ed al mondo dello spettacolo in generale, effettuati dai diversi governi che si sono succeduti negli ultimi decenni a livello nazionale sono già noti, così come è sotto gli occhi di tutti l’attacco ai diritti normativi e salariali di lavoratrici e  lavoratori  che sta avvenendo oggi in maniera sistematica in tutta Europa da parte delle classi dominanti, confermando così come  i responsabili della crisi economica in corso stiano facendo pagare il conto della crisi alle loro vittime, ossia a tutti noi in quanto cittadini e produttori. Per quello che riguarda il nostro caso, quello strettamente aziendale, si aggiunge a questi problemi per le maestranze, una gestione delle stagioni teatrali degli ultimi anni effettuata in maniera un po’ “disinvolta” da parte della dirigenza per quel che riguarda l’amministrazione e la programmazione artistica che in un periodo di tagli ai finanziamenti da parte del governo centrale ed in parte degli enti locali ha sottovalutato con la scelta di un cartellone di rappresentazioni non popolari l’indispensabile riscontro degli spettacoli al botteghino rischiando così di compromettere la perdita di posti di lavoro o addirittura il rischio di chiusura dell’attività per difficoltà economiche, fattori che non hanno agevolato di certo in un tavolo negoziale la difesa dell’occupazione né ulteriori e sacrosante rivendicazioni salariali per i lavoratori.

Tenuto conto del rapporto di lavoro a tempo determinato che caratterizza questo settore, l’avere ottenuto in questo quadro, la salvaguardia dei livelli occupazionali e della quantità di giornate lavorative, importanti per chi vive e lavora con contratti a termine, il ritorno della produzione scenografica in loco ed un allargamento della platea dei lavoratori che può usufruire di un sostegno al reddito (inteso ora come  nuova mini aspi..) potrebbe per ora ritenersi un risultato limitato ma sicuramente soddisfacente soprattutto per il livello di consapevolezza acquisito dagli operai. Il tutto dimostra e conferma che la contrattazione a livello sindacale necessita di una dose di conflitto da commisurare a quella che è la tipologia di  lavoro e la forma contrattuale, ma che non può prescindere dalla constatazione dei rapporti di forza esistenti e dalla assunzione di una certa dose di coscienza di classe da parte delle lavoratrici e dei lavoratori per ottenere un risultato a favore seppure parziale.

Per tutti i lavoratori e per quelli della nostra categoria diventa sempre più indispensabile pensare strategicamente ed agire di conseguenza per salvaguardare lavoro e diritti, due fattori inscindibili nonostante gli intenti delle controparti. Una delle ipotesi concretizzabili è quella di effettuare come lavoratori e cittadini ognuno nel suo ambito d’intervento, il controllo dei finanziamenti o delle agevolazioni delle quali usufruisce l’azienda in questione e del tipo di gestione e di produzione in atto, effettuando anche in caso di possibili minacce  di licenziamenti ferme richieste di suddivisione del lavoro esistente tra tutte le maestranze con conseguenti riduzioni di orario di lavoro a parità salariale nonchè del conseguimento di forme di sostegno al reddito in periodi di non lavoro concordate  a livello regionale tra le parti in causa. La riduzione dell’orario di lavoro a parità di reddito deve ritornare con forza ad essere una rivendicazione a tutela dell’occupazione, nonché del miglioramento della qualità della vita, che consenta se si vuole anche  una maggiore partecipazione democratica per potere contribuire anche  ad una fase di crescita economica, ma una crescita che sia qualitativa con riscontri dal punto di vista della ripartizione del reddito, della effettiva utilità sociale della ricchezza prodotta e di conseguenza di una sempre più urgente ed indispensabile salvaguardia ambientale e cura del territorio.

Si è arrivati infatti in questo inizio di secondo millennio ad avere una quantità immensa di sprechi di ogni sorta, di prodotti e di merci che rimangono invendute od inutilizzate ed avere raggiunto contemporaneamente livelli di progresso tecnologico impressionanti che giustificano in ogni modo la riduzione dell’orario di lavoro necessario ed una sua redistribuzione non più rinviabile, obiettivo che deve essere rivendicato con forza dalle lavoratrici e dai lavoratori alle classi dirigenti, ai responsabili di questo sistema economico che ci sta portando alla rovina ed alla barbarie, ad insopportabili forme concorrenziali tra salariati per spartirsi il lavoro che c’è, accettando purtroppo anche riduzioni salariali o condizioni occupazionali peggiori alle precedenti. Tutto ciò mentre la ricchezza si concentra sempre più in poche mani che sono proprio quelle che ci vorrebbero obbligare ad ulteriori ed insopportabili sacrifici.

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