Il fascino discreto dell’arte: a caccia di artisti nelle Marche

Questo week end sono andato a caccia di artisti ancora sconosciuti – ma per poco -, che popolano la nostra Regione. Il caso mi ha portato nel bel mezzo delle colline Marchigiane, più precisamente a Serra de’ Conti in un “Atelier” arredato ad hoc da due veri e propri artisti degni di questo nome! Un posto meraviglioso dove l’armonia regna sovrana e l’ispirazione può liberarsi in tutta potenza! E’ con enorme piacere che vi presento “Ico & Loa”:

Nascono a Jesi tra il 1978 e il 1980. Per molti anni restano all’oscuro della loro identità come gruppo. Conoscendosi iniziano a confrontarsi su interessi comuni, ma soprattutto con il mondo. Insoddisfatti di quanto veniva loro fatto credere, nel 1999 decidono di iscriversi alla facolta di Filosofia: è l’inizio di una ricerca universale che parte dalle aule dell’Università di Macerata e ben presto si allarga verso nuovi ed inesplorati territori.


Nel 2001 Ico e Loa scelgono di andare per metà a Berlino e per metà a Napoli. Consolidano la loro indagine attraverso la scrittura, la musica, la fotografia ed il disegno. Dopo aver assorbito lo spirito del nord e del sud tentano l’estetica del “vuoto ad est” con un Master biennale presso la Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa di Rimini. Infine dopo tanto girovagare recuperano il centro, occupando l’Atelier di via Togliatti a Serra de’ Conti (Ancona).

Qualcosa in loro è cambiato, è mutato, si sentono pronti per lasciarsi andare nell’esprimere queste nuove sensazioni maturate in tutti questi anni di apprendimento. E’ giunta l’ora di mettere in pratica gli insegnamenti ricevuti. Così nel 2010 le prime opere pittoriche e scultoree vengono alla luce. Con uno stile eclettico e sfrontato verso il bigottismo accademico si interrogano sulla natura dell’espressione. Usano colori e materiali in modo occasionale, come “mero risultato delle impressioni”, senza voler rafforzare il mondo . Il non aver condotto studi tecnici sull’arte permette loro di muoversi con una maggiore lucidità ed indipendenza. Mettendo a frutto gli insegnamenti dei maestri orientali non si considerano creatori delle proprie opere ma si divertono come semplici strumenti di un’Opera più grande a cui tutti, volendo, possono contribuire.

Da buon amatori, lavorano solo per passione, fino a notte fonda e senza stancarsi. Forse perché sanno che se anche due occhi si dovessero chiudere, altri due sarebbero vigili.

Dopo questa breve ma esplicativa presentazione arricchita con immagini delle loro opere d’arte, non poteva mancare qualche domandina:

Definite con una parola, una frase o un breve concetto, che cos’è per voi l’arte?

ICO: Arte: rendere visibile qualcosa di apparentemente inesistente, con disinteresse e al meglio delle nostre possibilità.

LOA: Arte è il luogo privilegiato dove all’uomo è concesso convivere con tutte quelle contraddizioni che il mondo non riesce ancora a comprendere. L’anima riesce con l’arte a distanziarsi dai propri limiti per prendere respiro.

Che cosa provate mentre siete immersi nell’ “atto creativo”? C’è una sorta di trasformazione in voi?

ICO: Cambia la durata del tempo e le funzioni della mente. Il pensiero si acquieta e non si chiede più “a cosa serve?” oppure “sarò in grado?”, semplicemente indaga se una certa scelta è più o meno adeguata. E’ finalmente libero e legittimato ad usare la menzogna per mostrare la verità. Lavorando in due contemporaneamente, inoltre, ci si prende meno sul serio, ognuno è ben disposto di assecondare o cambiare le regole all’altro e allo stesso tempo di accettare che le proprie intenzioni vengano talvolta disfatte. Con questa disposizione d’animo nessuno si sente l’autore ma un semplice partecipante.

LOA: L’atto creativo è un atto d’ascolto e di grande umiltà. Dato che costantemente la Vita trasforma ed irradia ogni essere anche l’essere umano deve essere predisposto ad accogliere quanto gli viene suggerito se vuole tradurre il flusso vitale in immagini, suoni, parole. C’è sempre una sorta di abbandono, a volte dolce, a volte frustrante, nell’atto creativo. Perché il risultato trascende e travalica sempre quanto si era immaginato. Se ci si lascia guidare il risultato avrà delle vibrazioni “esterne” impreviste, che lasciano lo stesso artista immobile a contemplare. Alla fine di ogni opera ci si scopre rinnovati, con delle conoscenze in più, prese in prestito chissà dove.

Voi dite che vi interrogate sulla natura dell’espressione. Che cosa significa?

ICO: Si, è vero. Anche se come studio capita di rappresentare la realtà dei sensi, non ci sembra opportuno imitare il mondo che ci circonda. Perché rafforzare ciò che passivamente la nostra retina comunica al cervello? I realisti e le macchine fotografiche lo fanno molto meglio di noi. Invece, rappresentare le emozioni che ognuno di noi rielabora in base al vissuto e alla propria consapevolezza è di primaria importanza. Questo richiede una profonda meditazione che può portare a superare l’ego e a mostrare il divino che è in noi.

LOA: Significa chiedersi come mai ci sono molti modi di espressione, e da dove derivi questa diversità. Perché non esiste un solo modo di dipingere, scolpire, danzare? Ogni essere ha la sua propria poesia, ovvero ciascuno è un tassello fondamentale con il quale la Vita cerca di celebrarsi, come il dischiudersi di un fiore. Esprimersi significa lasciare che la propria essenza si manifesti. Ognuno di noi è un’opera d’arte che cerca di compiersi e giudicare una forma di espressione come inferiore sarebbe una grande ingiustizia dato ciascuna veicola un messaggio prezioso.

L’idea di considerarvi voi stessi dei pennelli, usati da una forza più grande, è una teoria affascinante. Ovviamente, visto il vostro percorso di studi, è una cosa molto filosofica. Come la filosofia ha influenzato la vostra arte?

ICO: Gino De Dominicis, tra gli altri, ha insegnato che l’arte dovrebbe essere filosofia, mostrare in maniera più diretta e tangibile le verità che sono troppo spesso disperse nel chiacchierio della mondanità. Per quanto ci riguarda la filosofia non ha influenzato la nostra arte ma l’ha resa necessaria. Dopo che le nostre menti si sono distaccate dal corpo vagando tra le idee platoniche e l’assoluto hegeliano, per ritornare sulla terra e interagire con gli altri esseri umani ci è balenata la possibilità dell’arte visiva. In questo modo la nostra visione del mondo può essere mostrata in maniere più diretta e più libera, senza l’imposizione coatta della logica razionale.

LOA: La filosofia ci ha aiutati a conoscere la logica con cui l’uomo instaura il suo mondo e la sua realtà. Abbiamo sempre creduto che il migliore dei sistemi fosse quello meno rigido, perché solo una struttura flessibile resiste alle tempeste e riesce a mantenere viva in sé anche l’ombra più temibile. La difficoltà umana è quella di rendersi disponibili al vuoto, ovvero di evitare di immobilizzare il vivente. Perciò dopo tanto studio ci concediamo una sana tregua in cui il silenzio parla con meno tecnicismi e più pregnanza. Siamo sicuri che l’essenza della filosofia sia nel non detto, e l’arte ha come finalità quella di esprimere senza dire. Forse era questo il nostro destino, abbandonati i concetti, abbiamo iniziato a muoverci con altri strumenti.

Piccola curiosità: da dove vengono i vostri “nomi d’arte”?

ICO: Facile! ICO è come viene chiamato Enrico Beltrani dalle proprie nipotine, una sorta di richiamo al “dada”. LOA è la contrazione di Lorenzo Arcangeli.

LOA: Dai nostri nomi, resi sonoramente più immediati, quasi infantili. Probabilmente è nel nostro interesse tornare a fare arte con la stessa semplicità con cui un bambino impara a conoscere il mondo, senza restrizioni, senza timore di sbagliare, di sporcarsi le mani.

La giornata è ormai giunta al termine e dopo questa piacevole chiacchierata, accompagnata da un ottimo vino offerto gentilmente dai due artisti, salgo in macchina e mi avvio verso la strada di casa. Personalmente, da appassionato d’arte, mi sento arricchito, pieno di cose nuove da dire e con una maggiore consapevolezza. Le persone che dedicano la loro vita a questa disciplina ce ne sono molte sparse per il Mondo, basta solo saperle trovare, perché ogni artista a qualcosa da dire, una visione del Mondo da far conoscere attraverso questa “grande ed indefinibile cosa” chiamata arte, che racchiude in se tutto il significato della vita.

Di seguito trovate altre bellissime immagine delle loro Opere d’arte e qualche link in cui viene mostrato l’ “atto creativo”!
Buona Visione!

 

 

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