220 posti a tavola: tutti in fila per un lavoro a tempo indeterminato.

Un lungo tunnel pedonale unisce la stazione ferroviaria al padiglione 11 della Nuova fiera di Roma, una cattedrale nel deserto incredibilmente avvolta dalla nebbia delle 7.40 del mattino, ben fitta nonostante sia maggio e a Roma centro ci siano quasi 30 gradi. Sembra solo una calzante metafora, ma è la strada -tutt’altro che metaforica- che centinaia di persone, me compresa, hanno percorso per sostenere la prima prova di un concorso bandito dall’Agenzia delle Entrate: in premio, 220 posti di lavoro sicuri, in Italia e a tempo rigorosamente indeterminato.

In gara, più di 35 mila persone, esaminate al ritmo di 2000 al giorno: è questa la cifra approssimativa della ricerca di lavoro in Italia, o meglio della ricerca di quell’ideale molto demodè e molto fannullon-bamboccione di un posto fisso di tipo impiegatizio, magari noioso e poco qualificato ma estremamente rassicurante.

La lunga fila di oggi è composta da un variegato campionario di persone dai 20 ai 50 anni, provenienti da tutt’Italia e quasi tutti laureati, nonostante i posti banditi siano solo per diplomati. Alcuni sono qui solo per tentare, ben contenti di trascorrere qualche giorno nella capitale, molti altri ci credono fermamente: per loro questa è solo una tappa di una specie di tour che li porta a girare lo stivale per tentare tutti i (pochi, negli ultimi anni) concorsi a disposizione.  Sarò di parte, ma di aspiranti fanulloni modello ragionier Filini non se ne vedono molti: a carpire qualche testimonianza in giro, sembra che in fila ci siano per lo più lavoratori precari, pronti a lasciare un lavoro a progetto appagante e poco retribuito per entrare nell’empireo dei dipendenti, quelli che hanno le ferie e le influenze pagate, quelli che a fine mese hanno di sicuro uno stipendio. Quelli che hanno studiato magari per tutt’altro settore, ma che potranno coltivare i propri interessi nel tempo libero.

Un mare di gente, non solo giovani in questa situazione, e nessuna via d’uscita. Nel pur meno stereotipizzato settore privato la situazione non è molto diversa: per 200 contratti part time all’Ikea, in Abruzzo si sono presentati in 30 mila, e nonostante l’azienda non sia italiana si è scatenato un incredibile teatrino di presunte spintarelle politiche, pubblicamente negate e respinte dall’Ikea (link alla fonte). E comunque, dello svolgimento di queste selezioni e dei risultati ne hanno notizia -credo- solo i selezionati, in gran segreto.

L’opportunità è ghiotta, mi rimetto in fila. Ma sarà meglio che da domani torni di corsa al mio “buon” contratto a progetto!

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