Un Goc a Macerata, tra agricivismo e desiderio di condivisione

Vogliamo riappropriarci degli spazi pubblici e farne un uso nuovo, come un orto o un giardino condiviso, di quartiere o di città.La nostra azione sarà sui ritagli di terra tra i marciapiedi, le aree urbane in stato di abbandono… Tutto ciò che in una città non è oggetto di progettazione e che diventa un rifugio di biodiversità. Un posto dove arrivano erbe e insetti e la vita si può espandere.

L'orto di Collevario

L’anima verde di Macerata continua ad evolversi e a stupirci. Da qualche mese un compatto gruppo di decresciuti (se questa parola vi sembra strana leggete l’articolo sulla Decrescita Felice) ha iniziato un nuovo e interessante progetto, che tocca su più livelli la vita della nostra cittadina, creando un valore che sempre più si sta facendo strada tra gli altri, che stanno forse un po’ sbiadendo: quello del contatto con la Terra.
Molti dei nostri bambini non sanno nemmeno che le carote sono delle radici e che le zucchine nel loro risotto non nascono al supermercato. Tanti “grandi” sanno tutto, ma lo dimenticano facilmente, tanto la terra come  il loro passato e forse anche la pace che si può sentire dopo una giornata a schiena bassa, a riporre con cura tanti semini sotto uno strato di fertile humus. I nostri nonni non hanno avuto scelta, erano soli e spesso non avevano tempo per ridere tra una zappata e l’altra. Si trattava di fare un buon lavoro e non sbagliare nulla o, nei mesi a venire, nel piatto ci sarebbe stato ben poco. Oggi è diverso, ci sono i supermercati, i Farmer Market e alcuni nonni che insistono a stare piegati nel loro fazzoletto. Con i ritmi travolgenti di questo presente è difficile pensare di mettersi a fare anche l’orto. Non c’è tempo!
Coltivare è diventato lo sfizio di qualcuno, per poter dire “Ho i miei pomodori, le mie zucchine!”, per poter mangiare sano e a basso costo e perché magari ci fa staccare la spina.
Qualcuno però, a Macerata, ha deciso che si può, che è arrivato il momento di condividere conoscenze, fatica e soddisfazioni. Si sono attivati, hanno chiesto al comune un posto dove poter “cominciare” e l’hanno ottenuto. Anche più di uno!Ora sono presenti nel parco di Fontescodella e a Collevario, si incontrano spesso e si prendono cura, insieme, di un orto speciale.Per saperne di più abbiamo fatto qualche domanda ai novelli “colonizzatori urbani” .

Cos’è esattamente un Gardino Orto Condiviso (GOC)?
Un orto e un giardino condiviso sono anzitutto uno spazio pubblico con finalità socioculturali, oltre ad essere aree verdi in città che contribuiscono al sistema ambientale, al microclima, alla biodiversità. A differenza dei giardini pubblici tradizionali, gli orti e i giardini condivisi vedono protagonisti tutti i cittadini perché sono realizzati e/o gestiti dai cittadini stessi riuniti intorno ad un progetto comune per rendere migliore il loro quartiere.
Molto spesso un GOC è lo spunto per fare altro: un luogo di incontro, far giocare i bimbi, avere un po’ di relax, praticare uno sport all’aperto, fare attività culturali, imparare una lingua, fare giardinaggio, coltivare un orto per l’autoconsumo, fare volontariato sociale o educazione ambientale. L’orto/giardino condiviso può essere il fulcro di una comunità, delineando nuovi modi di vivere la città e attivando una collaborazione con scuole, associazioni, centri anziani, centri sociali. Non esiste un modello definito di giardino condiviso. Ogni gruppo di persone può industriarsi per realizzare un progetto adatto alle proprie esigenze e a quelle del luogo in cui vive. Ognuno può portare come proprio contributo le sue capacità, la sua creatività e la sua socialità.

Quando è nato l’orto di Collevario? Avete chiesto il permesso al Comune di Macerata?
Il sito su cui realizzare il progetto è stato individuato a dicembre mentre cercavamo di censire i terreni a destinazione agricola in possesso del Comune che potevano in quel periodo essere espropriati e venduti per ragioni di cassa da parte dello Stato. Successivamente verso la fine di febbraio, subito dopo la grande nevicata, sono state disegnate le prime aiuole di un orto sinergico condiviso e iniziati i vari lavori di ripulitura della zona. Il Comune si è reso disponibile ed interessato al nostro progetto in città; ci sono sicuramente dei problemi burocratici da risolvere vista la particolarità di ciò che stiamo realizzando e per il fatto che a Macerata è il primo progetto di questo tipo. Al momento stiamo definendo l’affidamento anche di altre zone di Macerata da adibire a Orti e Giardini Condivisi.

Quante persone ci lavorano abitualmente?
Abitualmente siamo in nove, ma poi capita sempre che qualcuno si unisca per dare una mano.
Durante la settimana non esiste un vera e propria divisione dei compiti, in quanto la gestione è condivisa e per ora non ci sono problemi legati alla partecipazione dei soci, magari in futuro faremo dei turni per innaffiare. La vera sfida è quella di riuscire in ciò che in altre realtà nazionali non è stato possibile fare… la gestione condivisa grazie al tempo che ognuno riesce a mettere a disposizione non sempre è stata la scelta giusta. Noi al momento riusciamo a gestire il Goc in modo condiviso.

E per quanto riguarda i prodotti dell’orto?
I prodotti dell’orto non verranno venduti, ma scambiati o raccolti in base ad una moneta virtuale che si base sull’impegno che ogni di noi dedica alla sua realizzazione.Si chiama TOC (Tempo nell’Orto Condiviso).
E’ un sistema di autovalutazione che va da 1 a 5 punti basato sul tempo e sui lavori che si fanno nell’arco di una giornata. Il sistema è abbastanza efficiente ma per coloro che vorranno comunque scambiare dei prodotti e non sono riusciti per vari motivi a partecipare attivamente, abbiamo pensato di attivare i famosi buoni locali Scec (a tal proposito a breve faremo un incontro con Andrea Gianni, il referente per la nostra zona) che possono essere richiesti dal sito http://scecservice.org/ dopo aver effettuato la registrazione.

Avete avuto degli incontri con le persone che abitano nei dintorni?
Sì, qualcuno si interessa e chiede quello che stiamo facendo; alcuni tornano frequentemente a vedere lo stato delle cose. Sono venuti anche gli alunni di una classe quinta della Scuola Primaria di Collevario che hanno mostrato grande interesse per l’orto e per i suoi “abitanti”, compresa una presunta volpe che noi immaginiamo ogni tanto si faccia viva da queste parti, c’è infatti una tana sotto la grande quercia. I bambini hanno subito capito il senso dei bancali, il valore della pacciamatura e l’importanza di creare un ambiente che viva di un naturale equilibrio, come nel sottobosco; infine sono tornati a casa con un opuscoletto sull’orto sinergico, con dei semini che abbiamo regalato loro e con l’impegno di farli crescere e di prendersene cura.

A che punto sono i lavori? Avete pacciamato, messo le irrigazioni, ecc? Cosa pensate di piantare?
Abbiamo già messo l’impianto di irrigazione a goccia e pacciamato con paglia e cartone; qua e là abbiamo aggiunto biochar autoprodotto (carbone vegetale), come ammendante per i terreni argillosi. Stiamo avviando una compostiera per l’umido, nella speranza di avere a breve del buon terriccio. Sui bancali abbiamo seminato e trapiantato ortaggi vari, consociati in modo da valorizzare le complesse interazioni che si instaurano tra le piante; questo sistema infatti comporta una serie di vantaggi per il terreno e per le colture stesse.

A livello personale quali sono le sensazioni che il lavoro con l’orto vi ha dato!?
Le migliori consociazioni sperimentate nel Goc di Collevario non sono sicuramente quelle tra carote e cipolla ma quelle tra le persone coivolte.

I colonizzatori sono interessati alla filosofia del “Saper Fare”: ognuno contribuisce in maniera essenziale, ciascuno con le proprie capacità, alla crescita di questo meraviglioso progetto. Potreste trovarli al lavoro o magari impegnanti in una merenda autoprodotta sotto la Grande Quercia, che forse è anche la casa di una volpe che ogni tanto fa capolino.
La prima volta che sono andata nell’orto di Collevario sono letteralmente rimasta a bocca aperta, si stenta quasi a credere di essere a Macerata. Tutto il sito è tenuta con estrema cura e la natura, nell’ordine/disordine che le è  proprio, produce in chiunque visiti questo posto una grande calma.
I colonizzatori hanno deciso di costituire un’associazione, aperta a chiunque, che si chiama Ecosofia e al momento conta circa tredici iscritti. Non esitate a contattarli, su facebook nel gruppo “Colonizzatori Urbani” o alla mail ecosofia@legmail.it.

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