Capire i pregiudizi: la misura di quanto siamo razzisti e sessisti

Di fare delle discriminazioni (razziali, territoriali, di genere ecc.) ne siamo tutti consapevoli e, per quanto ci dispiaccia, siamo costretti a dover convivere con pregiudizi di varia natura. Le associazioni implicite del colore della pelle con l’ atto criminale, come del genere femminile con l’ ambiente domestico, sono innegabilmente parte delle nostre convinzioni che, nel momento in cui vanno a costituire un ragionamento di tipo euristico rischiano di portare a conclusioni e a giudizi del tutto erronei. Forse possiamo non sentirci chiamati in causa perché siamo convinti che col nostro impegno sociale, con le informazioni che abbiamo raccolto e interiorizzato, siamo in grado di scardinare tutto l’impianto dei pregiudizi che agiscono nei nostri processi cognitivi. Ma è davvero così? Quanto è efficace il nostro impegno nel confrontarci criticamente con la nostra cultura (ogni cultura è intrisa di pregiudizi, non fa eccezione quella occidentale)?

Vorrei porre alla vostra attenzione un piccolo test che vi invito caldamente a fare. Si chiama Implicit Association Test:

L’Implicit Association Test (IAT) è uno strumento che è stato sviluppato da Tony Greenwald e dai suoi collaboratori (Greenwald, McGhee e Schwartz, 1998) per studiare la forza dei legami associativi tra concetti rappresentati in memoria.

Questo test è uno dei tanti che si possono effettuare per avere una panoramica più realistica di quanto i pregiudizi siano radicati in noi. Alcuni di questi test sono raccolti in un bellissimo sito, Understanding Prejudice. In questo portale oltre ad essere raccolti questi esercizi, sono presenti anche molti studi cui vale la pena prestare attenzione. Il sito è in inglese e per alcuni contenuti è necessaria la registrazione, ma la procedura è molto semplice. Per effettuare lo IAT da  Understanding Prejudice basta andare qui.

Se non si è pratici con la lingua inglese, è stata elaborata una versione in italiano dello IAT su varie tipologie di pregiudizio.

Provare non costa nulla e ne vale davvero la pena. Forse i risultati vi sorprenderanno, potreste rendervi conto che vi siete fatti un’idea sbagliata di voi stessi e scoprire di essere più razzisti o sessisti di quanto pensavate. In realtà questa non deve essere un’occasione di disperazione, ma di esplorazione di sé che permetta, attraverso la consapevolezza, di dare nuova linfa vitale alla nostra lotta interiore  al pregiudizio.

 

 

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