2 giugno, festa delle Forze DisArmate

Firenze, 1966

Sabato vorrei veder sfilare con passo marziale lungo via dei Fori Imperiali tutta la schiera di volontari che in queste ore sta operando in Emilia Romagna, i cassintegrati, i lavoratori precari e quelli stagionali. Sono sicura che loro lo farebbero gratis, senza baionette, auto di rappresentanza e alte uniformi: un buon modo per “dare un esempio di fermezza e serenità”, come dice Napolitano, e per celebrare la Repubblica. Senza timore di mostrare all’Europa le proprie debolezze, e senza considerare i vari terremoti (più o meno “terreni”) che ci affliggono come fossero un mero accidente in una società tecnica e tirata a lucido.

C’è un gran parlare di abolire la parata militare del 2 giugno, sulla scia dell’ondata emotiva che il terremoto emiliano ha generato. Tuttavia, il discorso avrebbe avuto lo stesso significato anche se non avessimo visto tali sciagure: viviamo in un Paese in cui l’80% dei comuni è a rischio idrogeologico, in cui solo il 18% delle scuole è pronta ad affrontare un sisma, in cui l’inestimabile patrimonio culturale e  monumentale (che da solo basterebbe a tenere ben alto il PIL) sta letteramente cadendo a pezzi. La parata non è troppo diversa dal Piano Grandi Opere, dall’Alta Velocità, dai vitalizi milionari, dalle continue emergenze rifiuti e dalle grasse spese militari.

Annullare una parata, come anche ridurre i vitalizi ai parlamentari o il numero di nuovi cacciabombardieri  non sarebbe stato solo un gesto simbolico, ma forse una più concreta presa di coscienza di come la società stia cambiando: una società dis-armata ma altrettanto rappresentativa ai propri occhi e a quelli del mondo.

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5 pensieri su “2 giugno, festa delle Forze DisArmate

  1. Cara Chiara,

    Art. 11
    L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e
    come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in
    condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un
    ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e
    favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

    Per correttezza bisognerebbe pubblicare l’articolo 11 evitando i “…..” così da poterlo interpretare nella sua interezza.
    L’articolo non vieta la guerra in quanto tale ma “come strumento di offesa e risoluzione dei conflitti” e nel secondo comma si autolimita. Quando l’Italia ha partecipato ad una guerra unilateralmente? In tutti i nostri interventi militari (giusti o sbagliati che siano) dovremmo lanciare cassaintegrati e farli esplodere? La maggiorparte dei volontari e delle forze impegnate in quella zona sono rappresentate nella parata.
    Il 2 Giugno l’Italia ha scelto la Repubblica e questa scelta andrebbe onorata ogni anno facendo rinascere negli italiani un pò di patriottismo “sano” e solidarietà nazionale, mi dispiace ma non posso ne voglio considerare questa manifestazione uguali alla TAV od altre opere pubbliche. Se dovessimo percepirlo così sarebbe grave.

  2. Mirko, fai giustamente appello alla “solidarietà nazionale”, che, in un periodo come questo, con una grave crisi economica, con persone che perdono il posto di lavoro, imprenditori che si suicidano e un territorio devastato dal terremoto, in tanti modi può essere espressa, tranne che con una pomposa (e costosa) parata di forze militari.

    Al di là dei valori simbolici della parata (che possono essere condivisi o meno) sta di fatto che sono comunque soldi pubblici spesi male, perchè potrebbero essere impiegati meglio dove attualmente ce n’è più bisogno. Sta qui dunque la somiglianza con il caso TAV: sono sempre soldi pubblici spesi male e inutilmente.
    Credo sia questo il senso dell’articolo di Chiara.

  3. Sì Dani, il senso è proprio quello. L’articolo non voleva entrare nel merito delle scelte militari che fa lo Stato, voleva piuttosto evidenziare l’eccedenza della manifestazione in sè, come delle altre cose citate. Analogamente, non si criticava la Tav in sè, ma solo il fatto che in Italia costi infinite volte più che nel resto del mondo.
    Aggiungo solo una cosa: come giustamente dice Mirko, l’Italia il 2 giugno ha scelto la Repubblica, ispirata da valori ben più ampi di quelli che qualsiasi parata, composta da chiunque, possa mai esprimere.

  4. Faccio il bastian contrario: ho letto l’articolo con lo spirito di chi, cresciuto secondo i valori della repubblica e della costituzione, vive ogni hanno l’imbarazzo di veder festeggiare questo appuntamento con la sfilata delle nostre forze militari. Lo spirito della nostra Costituzione, ben oltre la letteralità del testo, sta nel “ripudio della guerra come strumento di offesa” e solo poi come “metodo di risoluzione dei conflitti”. Ecco allora che affermare l’inutilità della parata militare (come molti di noi hanno fatto con gli appelli nei social networks) significa sottolineare il non-senso di questa sfilata, lo spreco di soldi e il cattivo gusto, soprattutto oggi che le disgrazie provocate da un modello economico e sociale malato si uniscono alle tragedie “naturali” (ma sempre e comunque anche umane!). Il riferimento alla Tav assume cosi un significato politico e culturale, in quanto si pone allo stesso livello di inutilità e non-senso della parata dell’esercito: non vi sono ragioni, dunque è uno spreco di soldi.

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