Natural Born Documentary

Il termine “documentario” fu utilizzato per la prima volta sul giornale New York Sun dell’8 febbraio 1926 in una recensione del film L’ultimo eden (1926) di Robert j. Flaherty. Qui sotto riporto alcune righe di quella recensione:

E’ piuttosto difficile circoscrivere l’area semantica che il termine stesso

è chiamato a coprire; non è facile definire con rigore il genere, la classe o

l’insieme al quale appartengono i film documentaristici…

In ogni caso si può parlare di una modalità narrativa che, come tale,

comporta un particolare atteggiamento semiotico e ideologico…

 (Bianca M.Marchetti, Il realismo e il documentario in “Carlo Lizzani, Cinema, Storia e Storia del Cinema, a cura di Gualtieri De Santi e Bernardo M.Valli, Roma, Liguori Editore, 2007, pag.63)

 

L’autore di questo commento fu il produttore e critico cinematografico Scozzese, John Grierson (1898 – 1972), cioè il fondatore del documentarismo britannico degli anni ’30 e l’indiscusso inventore del termine “documentario” così come noi oggi lo intendiamo.

La cosa assurda di Grierson però, è che nel corso della sua vita realizzò un solo film intitolato Drifters (1929), dove raccontò la storia della pesca delle aringhe nel Mare del Nord. Ma proprio grazie a questo solo ed unico docufilm, Grierson riuscirà ad acquisire quel prestigio che gli permetterà di organizzare il primo sorprendente movimento di documentaristi della storia del cinema.

All’età di 24 anni, grazie ad una borsa di studio, si trasferisce negli Stati Uniti, dove conoscerà l’ambiente Hollywoodiano. Negli anni successivi lo vediamo impegnato in molti progetti, ad esempio guiderà la sezione cinematografica dell’EMB coordinando il lavoro di molti registi dell’epoca e si trasferirà in Canada fondando il National Film Board, una compagnia che avrà come scopo quello di far conoscere il Canada sia ai Canadesi che al resto del Mondo.

Il contributo più importante lasciato da questo contemporaneo di Hitchcock (negli anni ’30 l’Inghilterra offre molti elementi di interesse per la storia del cinema), fu la formulazione dei 3 principi fondanti del cinema non-fiction, che spiegano come il cinema, attraverso lo stile documentaristico, possiede la capacità di portare sul grande schermo la bellezza e la semplicità della vita “vera”. Quindi non più solo finzione, scenografie megalomane ricostruite ad hoc e attori ben preparati, ma soggetti e location che esistono realmente, attori che interpretano loro stessi e che raccontano la loro vita. In una frase: l’importanza della spontaneità e l’irrilevanza della “messa in scena”.

Altro indiscusso precursore del “cinema-verità”, fu Robert Joseph Flaherty, collega e amico di Grierson. Quest’ultimo però si distanziò dallo stile registico di Flaherty considerandolo un “documentario di fiction”, cioè troppo pieno di poesia e di eccessivo lirismo, per andare invece alla ricerca di un tipo di documentarismo in grado di fondere insieme l’arte e la vita, i due aspetti cardine della Grierson’s philosophy. Allontanandosi quindi sempre di più da uno stile narrativo classico per arrivare a fornire un punto di vista preciso della realtà filmata.

Qui sotto trovate il link di un video in cui il leggendario Alfred Hitchcock, maestro della suspense, rende omaggio alla Scozia e a John Grierson. Purtroppo il video è in lingua originale… nonostante ciò, Buona Visione!

http://youtu.be/RALcnyZN5GE

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