Il lavoro prende la parola

Si è tenuta ieri, sabato 9 giugno, l’assemblea convocata dalla Fiom dal titolo Il lavoro prende la parola. Un titolo comunicativamente felice, che rende bene l’idea di quanto avvenuto ieri: non il dibattito tra i partiti (come emerso dai principali quotidiani), non la sterile discussione su alleanze e strutture della rappresentanza; piuttosto, un grido di lotta, appunto, una presa di parola.
Prende la parola il lavoro, fulcro della nostra Costituzione (che vede la Repubblica appunto “fondata sul lavoro”); un mondo, quello delle lavoratrice e dei lavoratori, profondamente ferito da trent’anni di lenta e progressiva spoliazione dei diritti, come il nostro portale ha segnalato in articoli[1] e recensioni[2], e duramente colpito dalla Finanziaria dell’agosto 2011 (art. 8 ) e indirettamente dagli interventi del Governo Monti sulle pensioni, sull’obbligo del pareggio di bilancio (ora art. 81 della Costituzione) e ora dalla (Contro)Riforma Fornero del mercato del lavoro, in corso di votazione alle camere.
Una presa di parola collettiva che rivendica il diritto alla dignità del lavoro, al reddito, alla democrazia. Un lessico altro per un modello altro di società.

Si ripropone di seguito l’insieme degli interventi, segnalandone l’introduzione e la chiusura di Maurizio Landini e i contributi del costituzionalista Stefano Rodotà e di Marco Revelli, tra i promotori di A.L.B.A.

 

Il video: Il lavoro prende la parola.

 

Introduzione Landini: 0.00
Stefano Rodotà: 1:15
Marco Revelli: 2:40
Chiusura di Landini: 2:58

 

[1] Giovani e lavoro: il limbo degli stage
[2] La lotta di classe dopo la lotta di classe di Luciano Gallino. Si guardi anche la proposta di Gallino Un New Deal per il lavoro

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