‘Ndrangheta, un pentito avrebbe rivelato: “Vogliono uccidere Gratteri”

Ieri, dopo vent’anni, si è tornato a parlare di tritolo, non per commemorare le stragi del ’92, nelle quali sono stati ammazzati i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ma per via delle dichiarazioni di un pentito secondo cui la criminalità organizzata calabrese starebbe progettando un attentato contro il magistrato Nicola Gratteri, Procuratore aggiunto di Reggio Calabria. A dare la notizia è stato ieri “Il Fatto Quotidiano”, e solo pochi altri giornali e blog hanno riportato l’inquietante rivelazione. Secondo le dichiarazioni del collaboratore di giustizia sarebbero già arrivati in Calabria sedici chilogrammi di esplosivo al plastico con i quali la ‘ndrangheta vorrebbe far saltare in aria Nicola Gratteri e gli uomini della sua scorta. Il magistrato, tra i più attivi nella lotta alla criminalità organizzata calabrese, e profondo conoscitore di tale sistema, vive sotto protezione da ventitré anni. La Direzione Distrettuale antimafia (DDA) di Catanzaro ha aperto un’inchiesta per indagare in merito e il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica (Cosp) ha convocato un vertice per mettere in sicurezza il magistrato. Nel 2005 venne intercettata una telefonata tra ‘ndranghetisti nella quale veniva sottolineata la ‘necessità’ di uccidere oltre a Gratteri anche la scorta per vendicarsi dei danni subiti.

Nicola Gratteri con le sue inchieste e con i suoi libri è riuscito infatti ad infliggere duri colpi alla potentissima mafia calabrese, occupandosi tra le altre cose, della strage di Duisburg, della faida di San Luca e del traffico di cocaina proveniente dal Sud America e che trova nelle ‘ndrine calabresi il primo punto di riferimento in Europa per lo smercio.

La città di Macerata, due anni fa, precisamente il 27 Novembre 2010, ha avuto l’onore di  avere come ospite d’eccezione per il convegno “Le rotte del narcotraffico” il magistrato Nicola Gratteri. L’incontro portò alla luce sconvolgenti nuove realtà legate alle criminalità organizzata e il modo in cui la questione riguardi sempre più, non solo chi vive nelle terre di mafia, ma anche chi sembra essere lontano da certe realtà. La relativa lontananza fisica da determinate città o regioni non presuppone affatto la totale estraneità di tali fatti. Da una decisione, presa a Casal di Principe o a Platì, può dipendere il futuro di un cittadino, di una città, o di una regione distanti centinaia o migliaia di chilometri. Il violare la legge in Campania, in Calabria o in Sicilia, agendo contro i principi della propria democrazia, comporta un peggioramento della situazione per tutti quei cittadini che vengono danneggiati da quel gesto apparentemente lontano e di per sé ininfluente. Inutile dire che quando si parla di bombe e attentati agli uomini dello Stato è la democrazia stessa che inizia fortemente a vacillare, ed è per questo che la lotta alle mafie è una cosa che ci riguarda tutti, nel più profondo.

La redazione di Via Libera esprime pertanto tutto il suo sostegno a Nicola Gratteri e a chi come lui rappresenta e incarna l’esempio più alto di Stato.

Francesco Gioacchini

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