Cosa significa Spending review per l’Università

Pubblichiamo il comunicato del Movimento Studenti Macerata riguardo ad alcune possibili conseguenze della Spending Review per l’Università.

 

Nella cosiddetta spending review è stata inserita una norma riguardante modifiche al DPR 306/97, ovvero la disciplina sulla contribuzione studentesca che pone un tetto massimo del 20% al rapporto tra fondo ordinario e tasse universitarie. Questa modifica è stata oscurata per diversi giorni da alcune norme ad impatto più immediato, come l’aumento di 90 milioni di euro del fondo ordinario per il diritto allo studio, comunque insufficiente rispetto a quanto ritenuto indispensabile per la copertura totale degli aventi diritto. Quest’incentivo, tra l’altro, sopperisce solo alla mancanza di una riforma organica del diritto allo studio, in campo da anni e che prevede l’ingresso del sistema dei cosiddetti prestiti d’onore.

Inoltre si parlato anche di un taglio al fondo ordinario per l’università di 200 milioni di euro, prima inserito in una prima bozza della spending review e poi smentito e ritirato.

In questi giorni, invece, le modifiche al DPR 306/97 emergono, lasciando pensare ad un punto di non ritorno per il diritto allo studio in Italia.

La nuova norma prevede infatti che quel 20% sia calcolato solo sugli studenti in corso e non sulla totalità. Ciò implica due novità sostanziali: per gli studenti in corso, le tasse potranno essere aumentate fino al raggiungimento della fatidica soglia del 20%. Considerando che gli studenti in corso sono più o meno la metà degli iscritti totali, le tasse per questi studenti potrebbero anche raddoppiare. Il danno si amplifica per i fuori corso, che potranno subire qualsiasi tipo di aumento.

In questo, l’Ateneo di Macerata ha anche anticipato la proposta del Consiglio dei Ministri, stabilendo una mora per gli studenti oltre il secondo anno fuori corso.

Ovviamente, questo è solo uno schema teorico e vogliamo convincere noi stessi che nessuna amministrazione d’Ateneo lo terrà seriamente in considerazione. Si tratta, in realtà, di un’operazione speculare a far rientrare nella norma quel 59% di Atenei italiani che attualmente non rispettano il vincolo del 20%.

Pochi giorni fa, il ministero, smentendo il taglio al fondo ordinario, paragonava gli studenti italiani al cane di Pavlov, quindi a vittime di riflesso condizionato, aggiungendo che “se pure esistesse la proposta di diminuzione della dotazione per le università, essa sarebbe comunque parte di un processo ancora in itinere, che deve esser preso seriamente, e dunque valutato alla fine”.

Probabilmente, secondo il ministro Profumo, anche in questo caso dovremmo aspettare il processo in itinere. Probabilmente, secondo il ministro Profumo, anche in questo caso dovremmo restare tranquilli di fronte ad uno dei più gravi attacchi ai danni del diritto allo studio, attacco che è conseguenza diretti dei tagli indiscriminati delle leggi 133/2008 e 240/2010. Un attacco “tecnico”, studiato e premeditato, celato in una norma, apparentemente innocua, inserita in un più complesso attacco allo stato sociale, perpetrato per l’ennesima volta da questo governo.

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