Angolo del libro: City di Alessandro Baricco

L’angolo del libro: “City” di Baricco

Un libro fantasioso, una storia brillante, forse un po’ attorcigliata, confusa ma che ti racconta molto e anche di più, di sé. Credo che vi siano due modi di leggere City. Il primo: noncurante. Sono racchiusi tutti, uno o diversi dei seguenti atteggiamenti: lettura svogliata, saltuaria, dilatata nel tempo, disinteressata etc. Risultato: vi sembrerà di leggere stracci di testo. Sottolineo stracci. Crederete che lo scrittore abbia frullato dieci libri e ve li abbia presentati orgoglioso sotto il nome City. Nulla sembra aver senso, farete ‘na faticaccia e lo odierete. Poi vi è l’altro modo:gustandoselo. Lettura costante e attenta quanto basta. CITY E’ una cosa strana. Magari lo riconosci di colpo Baricco. Magari può anche essere ripetitivo in certe cose. Nei suoi termini preferiti, nella capacità di leggere filosofie universali nell’insignificante presenza di una mollica; nella capacità di non farti capire un H di quello che stai leggendo e poi risolvere tutto con nonchalance; nel passare da punteggiatura breve e fulminea, a flusso ininterrotto e discorsivo o senza punteggiatura ecc. ecc… Eppure ogni suo libro è un mondo a sé, hanno un proprio carattere libero che si aggira per le pagine. Hanno proprie regole e propria vita, in questo caso: sono una città in movimento. Buona lettura!

 

Scopriamo l’autore:”Questo libro è costruito come una città, come l’idea di una città. Mi piaceva che il titolo lo dicesse. Adesso lo dice. Le storie sono quartieri, i personaggi sono strade. Il resto è tempo che passa, voglia di vagabondare e bisogno di guardare. Ci ho viaggiato per tre anni, in “City”. Il lettore, se vorrà, potrà rifare la mia strada. È il bello, e il difficile, di tutti i libri: si può viaggiare nel viaggio di un altro? Quanto ai personaggi – alle strade – c’è un po’ di tutto. Ci sono uno che è un gigante, uno che è muto, un barbiere che il giovedì taglia i capelli gratis, un generale dell’esercito, molti professori, gente che gioca a pallone, un bambino nero che tira a canestro e ci becca sempre. Gente così.” (Alessandro Baricco)

 

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