L’Italia è uno Stato laico (?)

Il punto interrogativo tra parentesi mette in dubbio quella che dovrebbe essere un’affermazione indiscutibile, lecita, ma mai pienamente condivisa e riconosciuta nel (e dal) nostro Paese. A dimostrazione del fatto che la laicità in Italia non sia stata mai realmente interiorizzata, vi sono tanti piccoli o grandi avvenimenti che spesso riguardano la vita dei cittadini italiani.

Di seguito viene riportato un fatto accaduto la scorsa domenica nei pressi di Loreto, durante una processione religiosa. Ciò che mi ha spinto a riflettere e a condividere tale testimonianza, sono state le parole e l’atteggiamento di uno dei partecipanti alla processione; nel momento in cui il corteo religioso stava transitando lungo una strada temporaneamente chiusa al traffico, la persona in questione, rivolgendosi ad alcuni ragazzi che stavano conversando di fronte ad un bar adiacente alla sede stradale, ha pronunciato, chiaramente infastidito, le seguenti parole: “Nessuno nega che possiate stare lì a parlare, ma abbiate un po’ di rispetto”. Una richiesta cortese, apparentemente, ma che nasconde un significato ben più profondo di quello che si può estrapolare da una prima  e superficiale lettura della frase. “Nessuno nega che possiate stare lì a parlare” (e ci mancherebbe); perché si dovrebbe ribadire una cosa ovvia? Ovvero la possibilità di stare in un luogo pubblico. E in cosa consisterebbe la mancanza di rispetto cui si fa cenno? Forse l’atteggiamento di indifferenza o estraneità nei confronti di un evento religioso in corso può essere considerato oltraggioso per chi celebra pubblicamente la propria fede? Il chiudere al traffico per ore strade, piazze e parcheggi per permettere il passaggio di alcune persone che professano la propria religiosità non è già una più che sufficiente manifestazione di rispetto da parte di uno Stato laico? Paradossalmente, rovesciando la questione, le persone davanti al caffè avrebbero potuto dire lo stesso, “infastidite” dai fedeli in marcia. Ma pochi penserebbero di rivolgersi a delle persone che stanno prendendo parte ad una processione religiosa dicendo: “Nessuno nega che possiate stare lì a parlare, ma abbiate un po’ di rispetto”.

In Italia, in molte sue città e borghi la sacralità della religione Cattolica risulta essere inviolabile, indiscutibile, a tal punto da assumere spesso un’importanza e una rilevanza ben maggiore di quella dello Stato laico, e a volte chi ne prende parte si sente autorizzato ad ergersi a giudice, e a criticare, in modo diretto o meno, comportamenti e scelte non coerenti con quelli professati dalla fede Cattolica. Ovviamente l’approccio non è sempre il medesimo ed i singoli episodi, come quello descritto, rimangono tali; siamo ben lontani dalla generalizzazione, ma vicini all’osservazione dell’agire sociale e alle riflessioni che queste azioni comportano. È indubbio che in un Paese come l’Italia, con la sua storia, il suo retaggio culturale, con il ruolo che la Chiesa Cattolica ha sempre avuto e continua ad avere nella vita socio-politica italiana, e in cui lo Stato Vaticano gode di un’influenza e di un potere senza pari nel mondo Occidentale, la laicità non possa che essere considerata come una presa di posizione anti-religiosa, e pertanto mai pienamente espressa. Sia a livello locale che nazionale il potere politico tende ad assecondare, da sempre, le disposizioni più o meno esplicite dettate del Vaticano e dalla CEI, e il cittadino spesso si limita ad essere spettatore di tale fatto. Ebbene, lo ‘Stato Cattolico’ prende il sopravvento su quello laico? Nessuna novità, basta perlomeno esserne consapevoli.

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