Fare luce sulle manifestazioni di sabato [parte 1]: la nostra democrazia.

Si è scritto molto, su carta e online, in merito alla manifestazione di Forza Nuova e al presidio antifascista di sabato 13 ottobre. Penso sia opportuno mettere a tema i contenuti dei cortei, che mai come in questo caso son fondamentali e senza i quali è impossibile comprendere i fatti: da una parte, si affermava l’associazione immigrati-criminali (“manifestiamo contro l’inciviltà frutto dell’immigrazione” dichiara FN), inneggiando alla pena di morte e richiamando inesistenti associazioni tra la razza e il reato, il tutto strumentalizzando un triste fatto di cronaca locale; dall’altra parte, si affermava la centralità dell’antirazzismo e, in conseguenza, dell’antifascismo come valori fondanti il nostro vivere civile. Due manifestazioni, dunque, molto diverse e non ugualmente legittime.

Riporto la legge 205 (detta Legge Mancino) del 25 giugno 1993:

È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell’assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni.

Legge, questa, che si richiama evidentemente al fondamento antifascista della Costituzione Italiana.

Non ci son dubbi che la manifestazione di Forza Nuova rispecchiasse perfettamente il divieto della Legge: le dichiarazioni dei giorni precedenti la manifestazione, i comunicati stampa rilasciati, ma anche i cori di sabato pomeriggio in Corso Cairoli ne sono purtroppo una bieca testimonianza.

Questa posizione discriminatoria ha legittimità nel nostro Paese? La risposta è semplicemente no. La Costituzione, così come le leggi che dovrebbero renderla materiale, afferma che non esiste cittadinanza per chi predica l’odio su basi etniche (così come religiose o nazionali).

E’ un’esclusione, punto e basta. L’esclusione che impone il silenzio a chi è portavoce di idee neofasciste e xenofobe. E’ giusto? Non è giusto? Se vogliamo discutiamone pure, ma dobbiamo riconoscere che questo è, in un Paese che il fascismo lo ha ripudiato molti decenni fa. L’eventuale discussione sarebbe squisitamente politica.

Riconosciuta questa premessa, dobbiamo inevitabilmente porci delle domande:

1) perché è stata autorizzata una manifestazione platealmente illegale?

2) la stampa ha posto alla base del suo fare informazione il carattere razzista e incostituzionale della manifestazione di Forza Nuova?

Son queste domande determinanti, perché il presidio antifascista promosso dall’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani Italiani) e da quella costellazione di associazioni maceratesi che si riconoscono nell’antifascismo e antirazzismo nasce in reazione soprattutto alla prima questione. E’ stata questa una manifestazione di risposta, avente l’obiettivo di riaffermare quei principi e valori costituzionali e democratici che la società e Macerata tutta non possono che fare propri. Laddove la sensazione è stata che tanto le Forze dell’Ordine quanto i principali organi di stampa non abbiano riconosciuto quel fondamento democratico e antifascista.

Autorizzandola, si è legittimata una manifestazione platealmente illegale (lo abbiamo visto): andava vietata, tutto qua. Rileggersi la Legge Mancino per credere. Oppure, in alternativa, andare a chiedere a coloro che in Corso Cairoli erano presenti ed hanno ascoltato cori aberranti contro stranieri di cittadinanza italiana. Di questa erronea autorizzazione bisogna chiedere conto a Questura, Prefettura e Comune.

La stampa, inoltre, sull’onda dei fatti di cronaca nera di Montelupone, ha dato voce ai commenti razzisti, di nuovo legittimando e “normalizzando” posizioni che di normale e legittimo non hanno semplicemente niente. Riesumate e tollerate le dichiarazioni di Forza Nuova, nelle ultime due settimane si è rappresentata così una realtà completamente falsificata: due manifestazioni, due idee diverse, due schieramenti contrapposti. Una simmetria che non può esistere, a meno che non si esca dichiaratamente dai cardini democratici e costituzionali.

Esiste il pluralismo proprio perché alla base c’è un humus comune di riconoscimento reciproco, uno sfondo valoriale che ci permette di affermarci come soggetti che prendono la parola. Non c’è niente di rivoluzionario in tutto questo: sono principi semplicemente “liberali” affermatisi con la Costituzione. La politica è il cambiamento e la modificazione di questo recinto di norme: chi ha legittimato le parole neofasciste ha cosi scelto politicamente di non rispettare le regole esistenti. Una scelta, forse non così consapevole, ma pur sempre una scelta: il neofascismo può riprendere la parola nella nostra società.

Solo con queste premesse si può comprendere lucidamente quanto accaduto sabato, quando da una parte c’era il neofascismo (e che inquietudine squadrista quelle camicie bianche su pantaloni neri) e dall’altra c’erano semplicemente i principi fondamentali del nostro vivere e riconoscerci insieme.

L’autorizzazione del corteo di Forza Nuova, la militarizzazione di un quartiere attraversato da 40 persone in tutto, e una diffusa superficialità giornalistica, hanno costruito un’immagine sbagliata della realtà, rendendosi corresponsabili dell’imbarbarimento della discussione e dando spazio a chi, per i propri contenuti illegittimi, in una discussione democratica non potrebbe nemmeno entrare.

E forse le scuse, da parte di qualcuno, i maceratesi antifascisti dovrebbero pretenderle.

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3 pensieri su “Fare luce sulle manifestazioni di sabato [parte 1]: la nostra democrazia.

  1. ma tutto e giusto ma non tutto porta frutti e per fare frutti buoni ci vogliono molte cose insieme e collaborazione allora perché non cercare cose nuove e diverse per tutti?

  2. Brai cocchi, ma adesso leeteve dalle palle che c’agghio prescia de passà per Corso Cairoli che mi moglie me ‘spetta alla Pace. Sabato scorso m’ete fatto jì pe li greppi, ve pozzino.

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