Rivoluzione e Gangnam Style

E’ uscito pochi giorni fa su Repubblica un editoriale di Massimo Giannini, dal titolo Due violenze sbagliate.
L’articolo si sofferma sulle manifestazioni del 14 Novembre, limitandosi fondamentalmente a spiegare le ragioni di una piazza che di ragioni ne aveva persino in eccesso e criticando gli interventi violenti della polizia come dei manifestanti.
Ma non è di questo che vorrei parlare.
Piuttosto, preferisco prendere nota e ragionare attorno ad una semplice premessa che il giornalista di Repubblica fa nelle prime righe dell’articolo:
Dopo mesi di scontri e di manifestazioni in Grecia, in Portogallo, in Spagna, era ovvio che l’onda della protesta tornasse a sommergere anche l’Italia. A meno che non si pensi (o non si voglia) che l’immagine-simbolo dei ragazzi italiani di oggi sia solo quella dei 50mila spensierati teenager accorsi sabato scorso al flash-mob di Piazza del Popolo, per ballare sulle note di un rapper coreano.

Giannini parla della festa del 10 novembre scorso tenutasi a Roma, alla presenza del rapper PSY: una megamanifestazione che ha coinvolto in Piazza del Popolo decine di migliaia di persone, che hanno ballato al ritmo del Gangnam Style. Un evento (video) che ha avuto straordinaria risonanza in tutto il Paese: è sufficiente vederne le condivisioni su facebook per rendersene conto.

Non ascolto PSY. Sono uno che protesta in piazza. Raramente inciampo su ritmi e temi dell’Underground e del Rap. Sono indignato e incazzato con i poteri economico-finanziari e chi ci uccide nella crisi.
Sostengo una tesi ardita, me ne rendo conto: le grida nelle piazze di una generazione distrutta dalla crisi si mescolano con i passi e il ritmo di chi ha ballato il Gangnam Style. La distinzione che Giannini fa della Generazione, che in sociologia chiamano Neet – Teen – Precaria – Liquida, tra una parte “spensierata” e una “incazzata” non esiste. E non esiste perché nel lavoro, nella formazione, nel tempo libero la gran parte di noi eccede gli schemi dentro cui provano a imprigionarci:
-nella scuola ci vendono che dobbiamo solo ascoltare gli insegnanti e rispettare le regole: e noi ci innamoriamo, costruiamo amicizie, chiediamo assemblee e settimane culturali, facciamo l’amore in gita;
-ci dicono che l’Università è un esamificio, che dobbiamo adeguarci alle richieste del mercato: e noi ci schifiamo davanti all’infimo livello di tanti esami, ci compriamo Le Metamorfosi di Ovidio appena viene messo in offerta, andiamo in Erasmus, riempiamo di domande e cultura i centri delle nostre città;
-ci dicono che per lavorare dobbiamo essere pronti a tutto: e noi ci pieghiamo, ma siamo pronti a fuggire, sognamo viaggi, ascoltiamo la musica e appena arrivati a casa andiamo a giocare a calcetto;
-a chi il lavoro ce l’ha, dicono semplicemente che deve stare zitto e farsi bastare quanto la fortuna gli ha permesso di avere: e noi quel che abbiamo lo condividiamo con quegli stessi figli che non possono andarsene via di casa, andiamo a tagliare l’erba del quartiere e frequentiamo un corso di aggiornamento in informatica.

E così la fame e i desideri di una generazione li scopriamo come segni della rEsistenza di un intero popolo che non soccombe.
La forma spuria e i limiti di organizzazione politica non ci devono ingannare: Gangnam Style e 14N sono due momenti dello stesso desiderio di vivere la vita, in maniera consapevole, libera ed eguale. Giusta.
Dentro e oltre la crisi, noi amiamo, sognamo, soffriamo, lottiamo, baciamo: affermiamo il nostro diritto alla vita vera. Vogliamo essere felici.
Non ci avrete mai. Non ci sconfiggerete mai del tutto. E prima o poi, più prima che poi, soccomberete.

E noi, danzando in un mondo giusto, vi saluteremo sorridendo.

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