Democrazia, partecipazione e rappresentanza all’Università

In relazione alle recenti elezioni studentesche, ViaLibera si è mossa con una campagna di sensibilizzazione antibrogli elettorali, a cui sono seguite spiacevolissime pressioni da parte di alcuni membri di Officina Universitaria, in particolare nei confronti di chi, per tutta la redazione, sia era occupato di raccogliere le informazioni necessarie alla campagna stessa. Che tristezza.

In seguito, con un’intervista al Prof. Sergio Labate, abbiamo cercato di approfondire il tema delle elezioni, della democrazia universitaria e del loro rapporto estremamente delicato. Troppo spesso, infatti, si dice democrazia e si pensa, come fanno “i grandi”, ad una mera selezione della classe dirigente, al potere, insomma, anche quando c’è poco o nulla da dirigere e da poter decidere, come avviene nel caso degli studenti, per non parlare dei dottorandi.

Il problema è che, per dare senso alle elezioni e alla rappresentanza, in una pratica democratica, il potere andrebbe diffuso, condiviso e non concentrato; per far questo servono nuove regole e, soprattutto, la partecipazione degli studenti come persone che sentono il desiderio di fare qualcosa insieme ad altri, per migliorare il posto in cui studieranno e vivranno. E, invece, gli studenti sono elettori, nel migliore dei casi, ridotti ad essere consumatori di un video, di un volantino o di una e-mail, nel peggiore dei casi, trattati come cose da portare dentro un seggio per mettere una croce, spesso sulla croce…povera croce.

Le domande da fare, secondo me, sono queste: può esistere ancora il desiderio, quel desiderio, in un’Università ridotta per un verso ad un’istituzione feudale, per l’altro ad un supermercato dove fare la spesa di crediti, il più velocemente possibile, senza disturbare o disturbarsi troppo, con il minimo di fatica e responsabilità, perché tanto l’esame lo passo, il credito lo intasco, e alla cassa, il famigerato pezzo di carta, comunque me lo danno? Chi crede ancora che un desiderio del genere sia possibile in questa Università e quali pratiche, norme, regole, obblighi, abitudini, riti, usi, consuetudini vengono praticati per alimentarlo? È possibile fare altro, cambiare le regole, inventare nuove pratiche, una nuova gestione dello spazio e del tempo, un nuovo rapporto tra Studenti (e Dottorandi), Ricercatori e Professori? Chi ha lavorato in questa direzione? Con quali ostacoli?

L’Università pubblica sta crollando, e per difenderla non bastano gli elettori, che peraltro sono molto pochi*, servono studenti con il desiderio di difenderla che siano stati capaci, o almeno abbiano tentato, di creare un’alternativa praticabile di esperienze, di formazione, di convivialità, di relazioni, di resistenza e conflitto. Un’alternativa che abbia senso rappresentare in virtù di quello che è stata in grado di fare per il bene dell’Università. Non le “promesse”; il futuro, in una democrazia, lo si decide insieme. Ma il passato, la vostra storia, il modo in cui concretamente avete cambiato anche un angolo di questa Università, magari, restituendole un po’ di umanità. Vorremmo poter raccontare questo.

La prossima, allora, vorremmo che fosse una campagna di sensibilizzazione alla partecipazione universitaria. Per questo non vi chiederemo di denunciare brogli ma di testimoniare esempi positivi, espressione di chi crede che lavorando ad un progetto comune, fuori dalla logiche elettorali, si possa riaccendere la voglia di stare all’Università in un altro modo. Ci piacerebbe poterli raccontare questi buoni esempi. Chissà che possa servire a qualcosa; almeno serviranno a non ricevere telefonate e offese. Sono sicuro che molti di coloro che sono stati eletti erano a Roma a manifestare contro uno Stato violento e antidemocratico, per le manganellate che dà, per le leggi che fa e per il modo in cui ha silenziosamente deciso di non chiedere più il consenso dei cittadini, neppure di fronte a norme che vincoleranno per decenni gli investimenti pubblici nella Scuola, nell’Università e nella Ricerca. Potrebbe essere un bel modo per cominciare quello di inviarci foto, testimonianze ed esperienze della manifestazione del 14 novembre. Saremmo molto felici di pubblicarle.

* Per gli organi amministrativi più importanti (Cda Università, Senato Accademico, Cda Ersu, Consiglio Studenti, Cus), su 9 416 iscritti (dati forniti dal Miur relativi all’a.a. 2011-2012), c’è stata una media di circa 1 550 voti per organo da votare (senza considerare il voto estivo per il Senato Accademico, 930 voti per tre seggi); tradotto in percentuale significa che per ciascun organo amministrativo hanno votato circa il 16% degli aventi diritto e circa 250 votanti in meno delle precedenti elezioni del 2010, in cui però gli iscritti totali erano 10 963. Per intenderci al Cda dell’Università i rappresentanti eletti sono Di Furia Chiara (546 voti) di Obiettivo Studenti e Augello Teresa (498 voti) di Officina Universitaria, insieme fanno 1 044 voti; entrambe rappresentano il popolo studentesco con circa il 5%. In questo momento i tre rappresentanti eletti al Senato Accademico, due di Obiettivo (Annibali Francesco e Sanna Simona) e uno di Officina (Longo Lorenzo), sono sostenuti complessivamente da 728 voti; come dimostrano i dati, se per il Senato si fosse votato a novembre, avrebbero votato circa 600 studenti in più, ma il risultato non credo sarebbe cambiato di molto. Non sarà colpa di nessuno (forse) ma un problema di democrazia studentesca, di motivazioni, di partecipazione c’è.

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