Giornalisti freelance: l’equo compenso è legge

Riportiamo la notizia appresa dal blog del giornalista del Manifesto, Roberto Ciccarelli, sull’entrata in vigore di un provvedimento di legge che regolamenta (FINALMENTE!!!) gli stipendi dei giornalisti free-lance. Dato che, personalmente e a nome di tutta la redazione, considero l’operato dei free lance una fetta importante nel mondo del giornalismo, pubblico integralmente l’articolo uscito on line il 4 dicembre sul sito http://blog.ilmanifesto.it/quintostato/.

La legge sull’equo compenso è stata approvata in via definitiva dalla commissione Cultura della Camera, in seconda lettura. “Cade un muro, quello innalzato dalla gran parte degli editori italiani, che si opponevano a considerare questa una realtà del lavoro meritevole di giusti trattamenti economici e obblighi sociali” commenta Franco Siddi, segretario FNSI. “Si tratta solo di un primo passo – ha detto Paolo Butturini, segretario dell’Associazione Stampa Romana – nostro compito sarà di vigilare sulle deliberazioni della commissione preposta e sulla applicazione della legge stessa. Bisogna inoltre intensificare ed estendere l’iniziativa sindacale perchè nel prossimo contratto ci siano regole a tutela dei colleghi collaboratori”

Entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge dovrà essere composta una Commissione per la valutazione dell’equo compenso il cui importo non è stato ancora determinato. La commissione, in carica per tre anni, verrà istituita presso il dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri, lavorerà gratis,  e sarà composta da un rappresentante del ministero del lavoro, un altro del ministero dello sviluppo economico, uno dell’ordine dei giornalisti, uno del sindacato dei giornalisti e dei datori di lavoro, e da un rappresentante dell’inpgi. Non è prevista la partecipazione dei giornalisti freelance che hanno fortemente voluto questa legge. La commissione avrà due mesi di tempo per stilare un elenco delle “aziende virtuose” che non violano l’equo compenso. La mancata iscrizione di un editore in questo elenco per più di 6 mesi comporta la decadenza dei contributi pubblici fino alla successiva iscrizione. I freelance che hanno fondato il coordinamento “errori di stampa” si impegneranno affinché questa commissione vigili su abusi e irregolarità perché questa legge comporterà la ricontrattazione dei rapporti di lavoro autonomi per tutti gli esclusi dal contratto nazionale giornalistico. Potrebbe essere l’inizio di una rivoluzione, soprattutto se la commissione, nei suoi tre anni di vita, vigilerà sul comportamento degli editori, soprattutto dei maggiori.

“Siamo soddisfatti – afferma Viola Giannoli di Errori di Stampa – perchè viene stabilito finalmente, in un mercato che invece va verso la deregolamentazione e della concorrenza al ribasso, un rapporto equo e dignitoso tra il lavoro giornalistico non subordinato e il compenso che spetta al freelance. Il lavoro autonomo dev’essere pagato di più di quello subordinato. Questo ci aspettiamo dalle tariffe che verranno stabilite dalla commissione”.

Ma le strade per aggirare la legge sono tante. I contratti potrebbero infatti durare meno di sei mesi in modo da aggirare la norma appena istituita. Prima era un anno, e gli emendamenti hanno abbassato questa soglia a sei mesi. E’ quello che sta accadendo da quando sono entrate in vigore norme simili introdotte dalla riforma Fornero del lavoro. E non è stato un caso che il provvedimento sia stato più volte fermato nelle commissioni dalla stessa Fornero, e dal suo sottosegretario Martone, per verificare se fosse compatibile con la riforma. Un dettaglio curioso, anche perché – com’è noto – la riforma del lavoro non riguarda gli ordini professionali. Il governo Monti ha cercato di riformare anche questi, ma per quanto riguarda i giornalisti il provvedimento è ancora in alto mare.

L’equo compenso sostituisce, per legge, i vecchi tariffari stabiliti dall’ordine dei giornalisti e ormai del tutto inapplicabili. Sono esistiti fino alle liberalizzazioni volute da Bersani, anche se sono stati raramente applicati. Nel tariffario 2007, un quotidiano che tirava oltre 250 mila copie avrebbe dovuto pagare un articolo 171 euro, una notizia 33 euro, un servizio 342 euro. Se si includono le tv, la media oggi per un articolo è 30 euro lorde per stipendi che non superano i 700 euro al mese. Se invece si escludono le tv si scende a 20 euro lordi.

La commissione potrebbe fissare l’equo compenso a 50 euro ad articolo e, nelle condizioni attuali in cui lavorano i freelance nella giungla dei media, questa sarebbe già una rivoluzione.

Nell”ultimo rapporto lsd si legge che i giornalisti autonomi in italia sono 26.500 circa di cui 15 mila con un reddito inferiore ai 5 mila euro all’anno. 1 giornalista su 5 ha un contratto di lavoro dipendente, ma guadagna 5 volte più di un freelance e 6,4 volte più di un co.co.co.

di Roberto Ciccarelli
pubblicato il 4 dicembre 2012

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