Senza dignità: il degrado delle carceri italiane

Le condizioni di degrado in cui versano molte delle carceri italiane – solitamente ignorate nell’oblio generale – sono di recente finite sotto i riflettori, in seguito alla condanna della Corte europea dei diritti umani, che nel gennaio scorso ha imposto allo stato italiano un risarcimento di centomila euro a sette detenuti di Busto Arsizio e Piacenza, riconosciuti vittime di un trattamento disumano (costretti in celle anguste e in condizioni invivibili). La corte di Strasburgo, inoltre, ha chiesto all’Italia di mettere in campo entro un anno le misure necessarie a risolvere il problema del sovraffollamento e rendere le carceri “a norma”, affinché non si verifichino in esse nuove violazioni dei diritti umani.

Proprio di questo si è discusso durante l’incontro “CARCERI / senza dignità” (promosso dall’associazione Art’O e dall’Università di Urbino), che si è tenuto giovedì 14 febbraio presso la biblioteca Mozzi Borgetti di Macerata: Maria Grazia Coppetta, docente di procedura penale all’Università di Urbino, e Patrizio Gonnella, presidente nazionale di Antigone, coordinati da Francesca Marchetti (progetto “Teatro e Carcere”), hanno ben delineato le situazioni di vita e le problematiche degli istituti penitenziari italiani, mostrando chiaramente quali sono le riforme e i cambiamenti strutturali che si fanno sempre più urgenti e necessari.

L’articolo 27 della Costituzione italiana stabilisce che “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Uno sguardo attento alla realtà delle carceri italiane[1] rende palese come questo principio sia in esse frequentemente tradito: il tasso di sovraffollamento, tra i più alti d’Europa, raggiunge il 142,5%. Ci sono 66.685, per circa 45.000 posti letto. Mancano in certi casi i servizi primari (acqua calda, riscaldamenti) e i detenuti, con la “scusa” che numero di guardie in rapporto ad essi è scarso, vengono spesso privati addirittura dell’”ora d’aria”. Si pensi poi agli episodi di violenze e maltrattamenti (l’ormai famoso caso Cucchi, ma anche molti altri che rimangono dietro i riflettori), che Antigone ha in varie occasioni denunciato. Non sarà difficile immaginare che, in queste condizioni in cui la dignità dei detenuti è totalmente calpestata, non ci sia spazio per progetti e percorsi educativi volti ad una riabilitazione e ad un futuro reinserimento del condannato nella società, come prevedrebbe invece la Costituzione. Ad eccezione di casi d’eccellenza, come Bollate a Milano, il principio secondo cui la pena deve “tendere alla rieducazione del condannato” è totalmente ignorato.

Di fronte a tale degrado, nonché all’ingiunzione della corte di Strasburgo che chiede una messa a norma delle carceri italiane entro un anno, quali sono le soluzioni possibili? Maria Grazia Coppetta ha spiegato chiaramente che questo non è un problema solo di numeri: non basta “svuotare le carceri” con decreti ad hoc, né tantomeno pensare di costruire nuove strutture per aumentare i posti disponibili.

La prima misura costituirebbe una soluzione solo temporanea e inoltre tende a deresponsabilizzare chi di dovere, dando il problema per risolto senza averlo affrontato alla radice. Per la seconda mancano tempi e risorse e soprattutto anch’essa evita la seria – e quanto mai necessaria – messa in discussione di quelle pratiche (e leggi) che causano la violazione dei diritti dei carcerati.

“Il sovraffollamento – ha dichiarato Patrizio Gonnella – non è solo una questione umanitaria, ma prima di tutto una questione sociale”. Quale modello di società vogliamo? E quindi quale modello penale? Le condizioni cui sono costretti i detenuti nei penitenziari italiani tolgono ad essi i principali diritti umani: il diritto alla vita (si pensi ai 66 suicidi nel 2012 e ai già 9 dall’inizio del nuovo anno), il diritto alla salute, all’istruzione, al lavoro … come si può immaginare un cambiamento nella vita di un detenuto, una volta scontata la pena, se durante la reclusione è stato privato di umanità e dignità? Se vogliamo che le pene non siano un modo per infliggere una punizione fine a se stessa, ma un vero e proprio percorso di riflessione e reinserimento di un essere umano nel tessuto sociale,  bisogna ripensare a fondo il nostro stesso sistema penale e punitivo.

Gonnella propone in primis di rivedere quelle leggi che producono “carcerazione di massa”, come la Bossi-Fini sull’immigrazione clandestina o la Fini-Giovanardi sulle droghe.

Esorta poi ad una sensibilità nei confronti delle biografie dei carcerati, delle storie che li hanno portati ai crimini per cui sono stati accusati e a pensare per essi – quando possibile –  delle misure alternative alle detenzione, che siano realmente educative.

È necessario inoltre concepire un modello detentivo rispettoso della dignità umana e capace di tener conto delle necessità di socialità, espressione di sé, lavoro e condivisione. Non è un caso che le percentuali di recidivi (che commettono nuovi reati e tornano in carcere) sono del 65% per coloro che durante la pena non hanno svolto alcuna attività di lavoro o formazione, contro il solo 19% tra quelli che invece hanno avuto la possibilità di accedere a misure alternative alla detenzione.

Chi ha compiuto atti illegali non merita per questo di essere rinchiuso e privato di diritti e dignità, ma deve essere semmai aiutato a prendere consapevolezza dei propri errori e a ricostruire la sua vita, attraverso un percorso di crescita e responsabilizzazione. “Non si può costruire un percorso detentivo che non sia basato sulla responsabilità”, ha dichiarato Gonnella: solo così esso potrà essere veramente efficace.

È proprio in linea con quest’ottica di ripensamento del sistema penale e punitivo che il 21 Febbraio prossimo partirà la raccolta firme, promossa da Antigone insieme ad altre associazioni, per presentare in cassazione tre proposte di legge di iniziativa popolare: per l’introduzione del reato di tortura nel codice penale (come previsto a livello internazionale), per il ripristino della legalità e del rispetto della Costituzione nelle carceri e per modifiche alla legge sulle droghe (depenalizzazione del consumo e riduzione dell’impatto punitivo).

Trovate qui il testo completo delle proposte.


[1] Molto interessante a questo proposito il webdoc: “INSIDE CARCERI”

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