Una riflessione sulle dimissioni del Papa

Riportiamo di seguito un contributo inviatoci da un lettore sulle dimissioni del Papa, che proprio domani lascerà lo scranno. Apriamo con questo contributo-lettera di Daniele Referza il tema delle dimissioni, cui seguiranno nei prossimi giorni altri interventi.

Nella settimana appena trascorsa si è respirato un clima piuttosto particolare: nel bel mezzo della (solita) campagna elettorale in stile “saldi di fine stagione”, completa di colpi bassi, promesse roboanti e malcostumi, di colpo la notizia della rinuncia del Papa, data in latino, con foce flebile e stanca, ha arrestato in un baleno il precedente flusso indigesto ed ha costretto tutti a cambiare discorso e registro. Mi verrebbe da dire: meno male, questo è già un elemento di positività. Per lo più i lanci giornalistici hanno battuto la stessa notizia come un mantra, con l’effetto domino-mimetico che caratterizza questo nostro tempo storico: “la Chiesa entra nella modernità”. Scritto così, come sottotitolo, evidentemente la frase nasconde una interpretazione logica del tipo: finalmente la Chiesa si è convinta e ha intrapreso la via degli stati liberali. Questa frase comporta altresì che Joseph Ratzinger, a questo punto, sarebbe un innovatore (ma non è era un integralista/conservatore/reazionario?) e le sue “dimissioni” sarebbero un evento rivoluzionario nel diritto canonico. Entrambe le frasi, tuttavia, sono inesatte: in primo luogo Benedetto XVI è rimasto ciò che sempre è stato, ossia un riformatore nella continuità; in secondo luogo il comma II del canone 332, che è stato il punto di riferimento giuridico dell’atto della rinuncia, fu introdotto da Giovanni Paolo II già nel 1983. Detto questo, tali deduzioni rientrano nel cancro del “nuovismo” che sta fagocitando ogni notiziario contemporaneo e nel tormentato concetto di rivoluzione, preso troppo spesso come indicatore di qualità senza la necessaria attenzione alle controindicazioni (serve qui ricordare la controversa “Primavera Araba”?).

Passando dalle questioni di cornice, che pur appassionano grandemente le maggiori testate del nostro paese, alle questioni sostanziali, ci dovremmo domandare quale sia, in questo caso, la notizia e perché sia importante. La notizia è che Benedetto XVI chiede perdono per i suoi difetti e, per amore della Chiesa, indice un nuovo conclave per eleggere il suo successore. La vera notizia, per occhi e orecchi disinteressati, ossia per coloro che amano la Chiesa come la propria madre, è che la stessa Chiesa è sofferente, è attaccata da ogni parte e si affida a Dio. Il Papa ha detto ciò che è necessario sapere nel corso della celebrazione del mercoledì delle Ceneri: «In effetti, anche ai nostri giorni, molti sono pronti a “stracciarsi le vesti” di fronte a scandali e ingiustizie – naturalmente commessi da altri -, ma pochi sembrano disponibili ad agire sul proprio “cuore”, sulla propria coscienza e sulle proprie intenzioni, lasciando che il Signore trasformi, rinnovi e converta (…) Penso in particolare alle colpe contro l’unità della Chiesa, alle divisioni nel corpo ecclesiale. Vivere la Quaresima in una più intensa ed evidente comunione ecclesiale, superando individualismi e rivalità, è un segno umile e prezioso per coloro che sono lontani dalla fede o indifferenti». Il corpo ecclesiale è la realtà a cui tale gesto fa riferimento. Ciò che il Vaticano II ha chiamato Popolo di Dio, che è l’umanità intera, è la vigna del Signore (Mt 21,33-43) e questa vigna ha bisogno di operai. Neo-eletto, Benedetto XVI disse: «Sono un umile operaio nella vigna del Signore». Nella sua rinuncia risuona la stessa frase: finché le forze fisiche glielo hanno concesso, ha lavorato il terreno di questo campo donando la sua vita, la sua intelligenza, la sua storia per esso. «Io vi mando», scrive il Vangelo, «come pecore in mezzo ai lupi». E ai corvi, potremmo aggiungere. La notizia che abbiamo ricevuto, quindi, ci pone una domanda: non “come mai il Papa ha lasciato?” o “come sarà il prossimo Papa?”, ma piuttosto: quando Cristo tornerà (e tornerà, secondo le Scritture) troverà la fede sulla terra?

Daniele Referza

Comments

comments

Un pensiero su “Una riflessione sulle dimissioni del Papa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *