Intervista ai Tetuan: post-modernismo marchigiano.

Dopo l’autoproduzione del cd “Tela”, co-prodotto nel 2010 da Brigadisco records, I Dischi del Minollo, Timpan records e Onlyfuckingnoise records, i Tetuan arrivano al loro secondo lavoro ufficiale “QAYIN” prodotto da Brigadisco e Onlyfuckingnoise, registrato al castello di Itri nel dicembre 2012. Dietro a questo gruppo che ben promette sul panorama nazionale, c’è il lavoro e la passione di tre nostri amici nati dalle nostre parti. Riccardo De Luca, voce e chitarra, Cristiano Coini, basso ed Edoardo Grisogani, batteria che insieme compongono questo trio poliedrico che ci ha tenuti sulle spine da mesi per l’uscita del loro nuovo lavoro. In questa intervista ci rivolgiamo a tutti tre. Ci incontriamo sul web per vari impegni che non permettono l’incontro face to face.

M: Tetuan. Dal nome arabeggiante (Tetuan è una città del Marocco, ndr), ma con radici nostrane. Vorremo sapere, innanzitutto, cosa vi ha spinti a prediligere questo nome e questo genere. Qual è la vostra particolarità e, se ce ne sono, quali sono le vostre ispirazioni.

E: L’idea del nome Tetuan viene da un viaggio a Barcellona e dalla folgorazione per la fermata della metro “Tetuan” appunto. Ci ha colpito subito la musicalità del nome nonché il richiamo ad atmosfere arabe ed etniche. Il “genere” a Tetuan non esiste, Tetuan è un luogo ideale, permeabile e aperto a qualsiasi sincretismo possibile e il sound che ne deriva è il frutto di questo approccio.

M: Scrivono di voi: “Power trio psych-world avant-noise marchigiano. Dalle macerie del post-modernismo prende forma un sound granitico e psichedelico, in una session post-hardcore parossistica e senza origine. Una coazione a ripetere difforme e ossessiva dove batteria, chitarra e basso, innesti lo-fi elettronici e percussioni, de-strutturano brani portati al limite delle loro possibilità”. Potete facilitare i nostri lettori non addetti ai lavori, nella comprensione di questa affascinante vostra descrizione?

E: E’ sempre difficile spiegare a parole qualcosa che nasce come un flusso diretto e incontrollato. Riascoltando le nostre produzioni, abbiamo cercato di simbolizzare qualcosa di indefinito e pressoché incomunicabile e così è  nata questa descrizione. Aspettiamo che qualcun’ altro descriva ciò che tetuan significa e comunica, è una responsabilità che non vogliamo avere. Psych-world e avant-noise sono riferimenti a universi di senso che nel giornalismo musicale possono orientare a comprendere di che si parla. “Psych” si riferisce alla psichedelia, alla ripetizione e alle strutture dei brani, “world” alla world music, alle sonorità molteplici e di respiro internazionale, avant-noise alla natura rumorosa e grezza del sound tetuan.

M: Sappiamo quanto lavoro c’è stato dietro questo nuovo disco. Cos’è QAYIN? Lo possiamo definire un mix di ore di studio, etichette indipendenti, world music, sacrificio?

E: Assolutamente si, è stato innanzi il frutto del percorso artistico e musicale che abbiamo condotto in questi anni di live e sala prove. E’ anche frutto del lavoro che si è creato intorno a noi, per rendere possibile la realizzazione di questo LP: penso ai ragazzi della Brigadisco e al nostro grafico Alberto Vacca Lepri. Qayin (Caino in ebraico), è il concept che abbiamo voluto dare all’album, per veicolare un’idea di violenza primordiale, biblica, in mondo archetipico ma allo stesso tempo contemporaneo.

M: Riuscireste a darci una visione “dal basso” del vostro nuovo album?

E: Mi viene in mente tutta la fase di realizzazione, noi che cerchiamo di liberarci dai vecchi approcci, le fasi di ricerca dei suoni e di una armonia nuova, inedita e sconosciuta in primis a noi stessi. nuove forme e nuova carne.

M: domanda a Cristiano, (laureando a UniRoma 3 in Cinema, Televisione e Produzione Multimediale) ideatore, autore e produttore di “NEW WAWE NO WAWE – oltre il genere”  un documentario del 2010 che racconta il panorama musicale marchigiano “alternativo”. Parlaci di questo tuo lavoro e dicci come si connette a QAYIN.

C: Il documentario cerca di capire come si muovono le produzioni e le distribuzioni dal basso, dal terriotorio. Il documentario è stato girato negli anni dove ci apprestavamo (tetuan) a fare lo scalino più in alto nella nostra biografia, ovvero andare incontro alla prima produzione di un disco. Un buon filmaker e documentarista deve sempre partire dal proprio territorio per analizzare un determinato mondo, questa è la prima lezione di regia!  Prima di proiettarsi nell’immaginario collettivo e nella finzione bisogna sempre essere vicini al realismo, nel documentario ho fatto raccontare la propria esperienza artistica (e personale) da persone che stimo sia a livello umano sia come artisti e che sono dei punti di riferimento nel nostro territorio. Penso di aver colto il momento giusto per dare visibilità alla Marche a livello underground (il doc è stato visto da molti addetti al settore), il terreno era fertile e nell’aria qualcosa si muoveva, infatti da 3 anni a questa parte le Marche è la regione che vede un passaggio piuttosto cospicuo di band, e in particolare il territorio maceratese, che ormai è un punto di riferimento in Italia per una certa corrente musicale.

Sostanzialmente il lavoro del doc è stato solo l’inizio di un percorso, di lì a poco abbiamo fondato (io, Edoardo Grisogani e Alessandro Bracalente) la “Onlyfuckingnoise records” (www.onlyfuckingnoise.it) che è impegnata nella promozione di concerti e nella produzione (o meglio co-produzione) di dischi. Nel giro di due anni e mezzo abbiamo organizzato e proposto ai vari locali della zona (senza il loro supporto sarebbe tutto molto più difficile) più di 50 live. Il nostro fiore all’occhiello è, ad oggi, l’onlyfuckinglabels, un festival con lo scopo di riunire sotto lo stesso tetto (quello del c.s.a Sisma) più etichette possibili da tutta Italia.
Avendo l’occasione di riunire una volta all’anno tutte queste realtà, è un buon motivo per continuare il lavoro di “New wave no wave” e documentare con le immagini e parole lo stato attuale del circuito indipendente (anzi autonomo!) italiano. La realizzazione di questo nuovo progetto è nelle sapienti mani di Marco Paolucci (fondatore della webzine “Kathodik”) e Marco di Battista (filmaker e vj), presto lo vedremo on-line e sicuramente sarà molto interessante capire cosa ne verrà fuori.
Ritornando ai Tetuan e l’interfaccia con il documentario (e poi con l’etichetta ) il discorso viene da sé, ci siamo aperti dei canali dove poter collocare il progetto Tetuan e giustificare la sua musica ed estetica, detto ciò riesci a crearti un tuo pubblico, vendere i tuoi dischi o condividere e far nascere collaborazioni con realtà provenienti da tutta Italia. Non sappiamo dove potremmo arrivare e non ci interessa perché sennò non troveremo neanche un senso, ma tutto ciò è un continuo stimolo per fare la cosa principale che ci riguarda: suonare!

M: In che modo questa scommessa che avete fatto con Qayin, ha arricchito il vostro bagaglio di esperienza in campo musicale? Quanto invece, delle esperienze musicali precedenti, possiamo trovare in questo lavoro?

E: Direi moltissimo, nelle fasi di composizione abbiamo capito che tipo di sound volevamo, la direzione da prendere ora e nel futuro prossimo. Stiamo cercando di evolvere dalla conformazione canonica del power trio rock, per arrivare ad un approccio più libero, dalle composizioni elettroniche a veri e propri rituali psichedelici. Bhè, le esperienze passate, il background culturale e più specificatamente musicale, determinano inevitabilmente la fase di produzione in ogni suo aspetto peculiare. Un’esperienza musicale, come potrebbe essere ascoltare un disco che ti piace, modifica ineluttabilmente la fase di produzione immediatamente successiva. Per questo il disco a mio avviso è molto vario, perché ogni brano corrisponde cronologicamente a una fase specifica che Tetuan ha attraversato in questi anni.

M: Vivere (sostenersi economicamente) di sola musica è un desiderio che molti rincorrono, ma sono pochi quelli che riescono ad arrivare a realizzarlo e non sempre per lunghi periodi. Questa zona dell’Italia non offre delle grandissime possibilità di visibilità, ciò non aiuta sicuramente chi vuole che la musica diventi la sua professione. Qual è il tuo punto di vista in merito a questo? Voi avete avuto il coraggio di tentare una strada alternativa, sapete dove state andando? E dove volete arrivare?  Quali sono i vostri sogni, le velleità, le aspettative?

E: Per ora più che a sostenerci pensiamo a sostenere economicamente il progetto, attraverso i live e le vendite dell’album. Poi ci sono mille fattori per i quali l’idea di vivere di musica è molto lontana da noi, per fattori culturali,  logistici e qualitativi. L’unica fonte di alimentazione non può che essere la nostra mera pulsione espressiva.

Personalmente non abbiamo ne aspettative ne sogni particolari, siamo felici quando usciamo dalla sala prove e incontriamo qualcuno.

T E T U A N // New Album Release, out 23 feb 2013
per ascoltare parte del nuovo album: https://soundcloud.com/tetuan-1
per maggiori info: http://tetuancamp.bandcamp.com/

 

Tetuan sono partiti in tour il giorno della “festa della donna” 8 Marzo al Circolo Arci Dal Verme a Roma. Per saperne di più sul loro tour potete visitare https://www.facebook.com/TetuanQayin?fref=ts

 

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