Giudizio immediato

GIUDIZIO IMMEDIATO

Detta così, il giudizio immediato sembra una sanzione eccezionale destinata soltanto ai “super cattivi”, degni di una punizione esemplare. Per spiegare cosa sia in realtà, occorre una breve premessa sul nostro codice di procedura penale. Il sistema processuale penale italiano è basato sulla divisione del procedimento in tre fasi:

1)   la prima, è quella delle indagini, in cui polizia giudiziaria e pubblico ministero si danno da fare per verificare se un dato fatto di reato sia stato commesso e da chi;

2)   la seconda, dipende dall’esito della prima: se ci sono prove sufficienti a carico dell’indagato (e dunque il p.m. non chiede l’archiviazione) si arriva all’udienza preliminare. Si tratta di una fase intermedia, una sorta di “udienza filtro” in cui il giudice per l’udienza preliminare (g.u.p.) sente sia l’accusa che la difesa, e decide se gli elementi emersi sono sufficienti o no per andare avanti nel processo. In pratica, valuta se l’accusa è verosimile alla luce delle prove raccolte senza, però, formulare alcun giudizio di colpevolezza; se il quadro accusatorio è scarso o risulta evidente che non c’è alcun reato a carico dell’imputato, dispone il “non luogo a procedere” e tutto finisce lì. Diversamente, emana il decreto di rinvio a giudizio e si passa dunque al

3)    dibattimento. È la terza fase del giudizio, quella più famosa e sceneggiata, in cui accusa e difesa scoprono le armi e si fronteggiano a viso aperto, in contraddittorio, davanti ad un giudice terzo ed imparziale che nulla sa delle indagini svolte fino ad allora. È questo il vero e proprio “processo”, termine da tenere distinto da “procedimento” che raccoglie invece, l’intera serie di atti a partire dall’apertura delle indagini alla sentenza, di cui il processo fa parte. Il difensore dell’imputato in questo momento ha modo di interloquire sugli elementi portati dal pubblico ministero e può, a sua volta, fornire tutti i mezzi di prova a difesa. Insomma, si attua il contraddittorio nella formazione della prova, una delle maggiori garanzie dei moderni sistemi penali, così come previsto dall’art. 111 della Costituzione.

Detto ciò, per quanto possa apparire affascinante e garantista, il procedimento così delineato, definito “ordinario”, nella realtà è lungo e dispendioso, soprattutto nella fase dibattimentale. Così, il legislatore ha predisposto alcune scorciatoie tese ad eliminare una o più fasi, a determinate condizioni, per semplificare il tutto cercando di mantenere le stesse garanzie per la difesa. Questi procedimenti, seppur definiti “speciali”, sono diventati ormai la quotidianità nelle nostre aule di tribunale, perché i presupposti per accedervi sono talmente numerosi da relegare il procedimento ordinario al ruolo di eccezione. Tra questi, figura proprio il giudizio immediato.

La peculiarità del giudizio immediato è il passaggio diretto dalla fase delle indagini preliminari al dibattimento, saltando quindi la fase “filtro” dell’udienza preliminare. Perché tutto ciò? In sostanza, perché in certi casi si ritiene inutile passare per il vaglio del g.u.p., dato che l’accusa, così come risulta dagli atti d’indagine, sembra già verosimile. Oppure, può essere il frutto di una scelta consapevole dello stesso imputato.

I casi in cui il p.m. può chiedere di instaurare il giudizio immediato sono tassativamente previsti dal codice (art. 453 c.p.p.):

1)   Evidenza della prova + l’interrogatorio reso dall’indagato o l’invito a comparire cui lo stesso non abbia ottemperato: se il quadro probatorio è già abbastanza chiaro e l’imputato sia stato interrogato su quei fatti, il p.m. può ritenere il procedimento maturo per il dibattimento. Se l’imputato non si presenta, il giudizio immediato può essere chiesto ugualmente, purché sia stato regolarmente invitato e non abbia opposto un legittimo impedimento o non sia irreperibile: è evidente infatti, che in questi casi l’imputato non può presentarsi per motivi oggettivi.

2)   L’imputato si trova già in stato di custodia cautelare: in questo caso, dato che l’imputato è già in carcere, si ritiene opportuno accelerare i tempi per limitare l’attesa del soggetto al periodo strettamente necessario per arrivare alla sentenza;

3)   Richiesta dell’imputato: può essere lo stesso imputato che, prima dell’udienza preliminare, può scegliere di rinunciare alla stessa e passare direttamente al processo. Nella realtà, è un’ipotesi che raramente si verifica, ma può essere in alcuni casi conveniente ai fini della strategia processuale.

Il pubblico ministero (o l’imputato), dunque, formula una richiesta. Ma chi decide alla fine? Le decisioni all’interno del procedimento sono sempre riservate ai giudici, a garanzia della terzietà e dell’imparzialità delle stesse. In questo caso, interviene il giudice delle indagini preliminari, (g.i.p.) che se ritiene sussistenti le condizioni dell’art. 453 c.p.p. emana un decreto con cui dispone il giudizio immediato e fissa la data dell’udienza. Viceversa, rigetta la richiesta e restituisce gli atti al p.m., senza formulare alcun giudizio di innocenza o colpevolezza.

In definitiva, quando ascoltiamo in tv o leggiamo da qualche parte che una Procura ha chiesto il giudizio immediato, non bisogna saltare alle conclusioni superficiali e affrettate che spesso il tono della notizia sembra suggerire. Si tratta infatti di un procedimento piuttosto comune, sottoposto in ogni caso al vaglio del giudice, e che non implica affatto una condanna certa, né tantomeno un accanimento contro l’imputato. L’eventuale rigetto della richiesta significa soltanto che non c’è, in quel caso, uno dei presupposti di legge sopra elencati. Contrariamente a quanto può essere percepito attraverso alcuni quotidiani e telegiornali, i giudizi sui fatti non possono essere svolti in tale fase, ma spettano al giudice che scriverà la sentenza. Fino ad allora, avremo soltanto un’ipotesi di reato, destinata ad essere smentita o confermata a conclusione del tutto.

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2 pensieri su “Giudizio immediato

  1. Ottimo Daniela,
    volevo chiederti due cose che sembreranno ovvie ma sempre meglio chiarirle:
    1) Nel caso 1, nello specifico “caso probatorio chiaro”, corrisponde o può corrispondere alla “flagranza di reato”?
    2) Il GIp e il Gup sono dunque magistrati che devono garantire l’imparzialità quindi essi sono completamente indipendenti dalle procure?
    Grazie e ottimo lavoro.

    1. Grazie per le domande, ti rispondo con piacere. In realtà non sono affatto ovvie ed è meglio chiarire bene questi dubbi:
      1) la flagranza di reato è un caso un po’ particolare: quando si viene “beccati” in flagranza e si viene arrestati (l’arresto dipende dal tipo di reato: è ovvio che un reato di ingiuria non sarà seguito da arresto!) il pm può procedere al GIUDIZIO DIRETTISSIMO, cioè portare direttamente l’arrestato, entro 48 ore, davanti al giudice del dibattimento per il processo. Tutto quindi si svolge molto rapidamente, senza neppure le indagini. Se invece non c’è l’arresto, ma c’è comunque la flagranza, naturalmente questo andrà ad incidere molto sul quadro probatorio e potrà comportare un giudizio immediato;
      2) sì esatto! anche il pm è un magistrato, ma svolge esclusivamente la funzione accusatoria (c.d. magistratura inquirente). Il gip ed il gup invece sono magistrati che svolgono le funzioni di giudici, rispettivamente, nelle fasi delle indagini preliminari e dell’udienza preliminare, ed hanno quindi tutti gli obblighi e le prerogative della magistratura giudicante, in primis l’imparzialità e l’autonomia.
      Spero di essere stata chiara! Alla prossima!

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