Viaggio al confine tra Europa e Asia: Erzincan

Erzincan o Arzinga è una città della Turchia, capoluogo della provincia omonima, situata nell’Anatolia orientale. La popolazione attuale è di circa 100.000 persone. Per capirci quasi il doppio di Macerata. Però la gente comune non la conosce e pensa: “Erzi cosa”?

Intervistiamo la gentilissima Chiara Barboni che ci ha concesso il suo prezioso tempo a disposizione durante la sua esperienza Erasmus.


M: Buongiorno o meglio “Ýyi günler” Chiara. Com’è maturata la scelta di andare in Turchia?

C: Buongiorno! Ho scelto tra le varie destinazioni la Turchia per un semplice motivo:
Volevo per il mio Erasmus, un’esperienza forte e diversa dalle mie abitudini (cosa che non sarei riuscita a trovare in Spagna o nelle altre “classiche” destinazioni Erasmus). Inizialmente ho pensato alla Turchia come meta, per il fascino semi-orientale che ha (al contrario degli altri stati Europei assolutamente troppo occidentali).
Inoltre, prima di mettere la Turchia come prima tra le mie scelte, ho pensato a quale fosse il luogo dove non avrei incontrato altri Italiani, per avere la possibilità di staccarmi del tutto dalle mie abitudini, soprattutto per esser certa di “dovermela cavare da sola”.

 

M: Essendo la cittadina più vicina all’Asia che all’Europa, hai sentito stacco i primi giorni? Parlavi un po’ di lingua turca prima di imbacarti per la Erzincan?

C: Appena sono arrivata in Turchia (la prima notte sono stata ad Istanbul dato che non vi erano voli diretti per Erzincan) ho avuto subito la sensazione di trovarmi in un altro mondo, il fascino delle imponenti moschee, i colori dei mercati ortofrutticoli presenti per le strade, le urla dei venditori ambulanti, la bellezza delle donne coperte dal velo… tutto questo fascino orientale, già dal primo giorno mi aveva letteralmente rapita.
Quando sono arrivata ad Erzincan ho subito capito che avrei vissuto 6 mesi davvero strani e diversi da tutto ciò che era la normalità per me fino ad allora.
Non conoscevo il turco, e questo è stato il primo problema che mi sono trovata davanti, dopo poche ore dal mio arrivo, avevo già capito che sarebbe stato difficile comunicare con le persone: nessuno parlava inglese.
Ma data la mia convinzione sul tipo di esperienza che volevo, questo “problema” non mi ha abbattuto, anzi, ero curiosa di conoscere e imparare quante più cose possibili.

 

M: A livello universitario cosa ci dici? Le lezioni sono di qualità? Inoltre, ti hanno aiutato a trovare una sistemazione abitativa?

C: Appena arrivata, una ragazza dell’ufficio dei rapporti internazionali, mi ha aiutata a trovare un alloggio (avrei voluto avere una stanza in un appartamento di studenti, ma mi è stato detto che non era possibile, che era meglio alloggiare in un dormitorio femminile, così, dato che non sapevo bene come muovermi ho accettato, ma me ne sono pentita 2 settimane dopo, quando capii che c’erano appartamenti e stanze in affitto per studenti, ma loro non volevano questa sistemazione per me, forse per le condizioni delle case o forse per “la mia sicurezza”).
Quando ho visto per la prima volta la mia università ho come avuto la sensazione di stare nella mia vecchia scuola elementare: l’edificio è molto piccolo, non ci sono moltissime aule; ma la disponibilità di tutti i professori e del direttore è stata magnifica.
Alcuni professori mi facevano lezione nel loro ufficio in inglese, le altre lezioni invece le seguivo in classe con gli altri studenti (Inglese, francese e biglietteria).
Ho subito notato come è diverso il rapporto studente – docente; mi ricorda quello che avevo con i miei professori alle scuole superiori.
Gli esami sono tutti in forma scritta, e molto più semplici rispetto qui in Italia.

 

M: Parliamo, invece, della vita universitaria e notturna di questa città sconosciuta ai più. Magari cela locali, iniziative, cosa da fare a profusione? Se no, come ci si diverte in un luogo che solo “pochi” scelgono?

C: La sera uscivo con le mie compagne di stanza o con i miei compagni di classe, ci sono molti locali dove si può ascoltare musica turca dal vivo, o altri dove si può ballare l’ “alai” tipico ballo locale, altri ancora dove si può andare a giocare a “tavla” o a “okey” 2 famosi giochi da tavolo molto in voga!
Naturalmente le serate sono molto diverse dalle nostre, data la religione, per esempio non usano bere alcolici, ma allietano le serate bevendo thè (çay in turco, la parola forse più utilizzata dato l’alto consumo che fanno di thè!) e fumando del tabacco aromatizzato in narghilè.
Altra grande differenza è che le ragazze non rimangono fuori fino a tardi, c’è una sorta di “coprifuoco”, per cui verso le 11, massimo mezzanotte si rientrava in dormitorio.
Certo, il modo di trascorrere le serate è ben diverso dal nostro, ma per me è stato molto interessante e piacevole imparare le loro usanze, le danze e i giochi.

 

M: Il costo della vita?

C: Il costo della vita è molto più basso rispetto ai paesi Europei, di circa la metà.
1 € equivale a 2,37 (circa) lire turche. Per esempio, andavo molto spesso a cena fuori nei ristoranti e spendevo dalle 5 ad un massimo di 12 T.L (ossia un massimo di 5 €). Se in Italia paghi un maglione 40 euro, lì lo paghi 40 lire (17€ circa).
Un altro esempio (forse il migliore per spiegare  quando il costo della vita sia più basso) è quello del pane: una pagnotta da mezzo chilo (che in Italia paghi anche 1.50 €) li costa 0.50 centesimi di lira (circa 0.20€).

 

M: Come ci si sposta a e da Erzincan? Se decidessi di voler viaggiare per la provincia o la regione e o l’intera Turchia, qual è il mezzo preferibile? E’ sostenibile economicamente?

C: Ad Erzincan, ci si sposta molto facilmente con gli autobus, il servizio è ottimo, circa ogni 15 minuti passa l’autobus che ti porta in tutta la città. È anche comodo ed economico però prendere i taxi, anzi, se si è in 3 o 4 persone conviene prendere un taxi perché dividendo il prezzo della tratta è più economico del biglietto dell’autobus.
Ho poi viaggiato abbastanza, partendo da Erzincan per Bursa, quarta città turca per grandezza, poi sono andata ad Ankara, la capitale, e sono di nuovo tornata ad Istanbul, dove sono rimasta per un mese; poi sono stata una settimana ospite a casa di una mia compagna di stanza in un villaggio “zazaki”, minoranza etnica presente in Turchia insieme a quella Kurda (forse il viaggio più interessante e particolare).

Ho intrapreso questo viaggio tutto in autobus, davvero economico e soprattutto bello e interessante perché viaggiando per strada e attraversando quasi tutto il paese, ho avuto occasione di poter vedere molte cose che in aereo non avrei visto e di conoscere tante altre persone.

 

M: Vorresti condividere con noi un aneddoto in particolare. Che ne so, un’esperienza positiva, ma anche non goliardica, simpatica.

C: La settimana a Bingol nel villaggio zazaki è stata assolutamente l’esperienza più strana, forte e positiva che ho vissuto: ho visto i bambini giocare nel fango a piedi nudi in mezzo agli animali liberi pascolare, le donne coperte dal velo, cucinare tantissime cose buonissime per condividerle poi con le famiglie vicine che magari non avevano il pranzo; non dimenticherò mai il sorriso sincero e gli abbracci di questa gente.
Un altra bella esperienza è stata quella di passare un pomeriggio in una “turkish hamam”, il famoso bagno turco, qualcosa di davvero magico!
O ancora ad Istanbul mi hanno fatta entrare nella “nuova moschea” durante il momento di preghiera (solitamente non è permesso l’ingresso ai turisti), è stato davvero emozionante.

 

M: Un’ultimissima cosa: ci potresti consigliare quali sono le alternative low cost per raggiungere la tua città dall’Italia?

C: Credo che il modo più economico per andare in Turchia sia l’aereo: con la compagnia low cost “pegasus” si possono trovare dei voli davvero convenienti!

 

Grazie

 

nome: Chiara Barboni

facoltà: Scienze del Turismo

città: Erzincan

nazione: Turchia

anno: 2012/2013

 

 

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