Elettrodotto Terna, a che punto siamo?

ELETTRODOTTO TERNA, CONVEGNO AD AMANDOLA SABATO 6 APRILE SALA CONSILIARE

Nuovo Elettrodotto ad altissima tensione 380Kv, Fano-Teramo, comuni coinvolti nella zona dei Sibillini: Amandola, Smerillo, Montefalcone Appennino, Montefortino, Monte San Martino, Comunanza.

Bene, e quindi? Si sa qualcosa, ma ancora troppo poco su quest’opera. Per questo il Comitato Alta Valtenna per la Provincia di Fermo ha indetto un’assemblea pubblica, sabato 6 Aprile presso la sala consiliare del Comune di Amandola,per informare i cittadini e, perché no, anche gli stessi amministratori, su quest’annosa faccenda. Gli ospiti chiamati a spiegare l’intricata questione sono stati Adriano Mei e Rossella Ruggeri, rispettivamente Presidente dei Comitati in rete delle Marche e la responsabile del Comitato Territorio sostenibile di Ancona. Oltre a loro erano presenti molti esponenti politici e amministratori dei locali comuni.

 

La Ruggeri ha per prima posto due punti sul progetto che è stato tenuto all’oscuro dell’opinione pubblica per diversi anni. La Terna, società gemella dell’Enel, è una partecipata a capitale pubblico ma con anche finanziatori privati, seppure in quota minore. La sua intenzione è quella di costruire un impianto elettromagnetico, che parta da Fano e arrivi a Teramo, includendo ovviamente tutti i territori che, si è deciso, dovranno “ospitare” la suddetta via.  Il problema principale, ha detto la Ruggeri, è che la Giunta regionale aveva già dialogato con la società Terna, dando un primo ok nel 2o00 e ripetendolo nel nel 2005, ma di tale approvazione non si è avuta notizia in nessun comune anconetano nè di altra provincia. Il caso ha voluto che i cittadini ne venissero a conoscenza, capendo che le loro abitazioni sarebbero state a rischio, nonchè il loro territorio, così si è mobilitato un comitato, dapprima pesarese, poi anconetano e via via di tutte le province marchigiane. Dopo le prime battaglie, la Giunta regionale nel 2011 sospende il progetto e mantiene aperto il dialogo con Terna.

 

Siamo sicuri, però, che tale progetto sia davvero sospeso? No, in quanto la risoluzione non obbliga la Giunta ad agire in tal modo: sotto le forti pressioni dei comitati l’opera non è stata accantonata, anzi i progetti vanno avanti. Per questo, sostiene la Ruggeri, i comitati marchigiani vogliono la garanzia da parte della Regione che il progetto, così com’e’ stato pensato, venga annullato, estinguendo di fatto la Delibera Regionale n. 869.
Per capire meglio cosa preveda l’opera, si è passati alla visione di alcune slide, che hanno fatto capire più da vicino qualche questione tecnica: il progetto prevede la costruzione per via aerea di tralicci alti anche 80 metri, con due stazioni di riferimento a Cingoli e Belforte, tagliando la regione per un tracciato di 140 km; l’opera prevede, poi, una fascia di rispetto di circa 50 metri a lato all’asse del tragitto.

Dopo aver trovato l’intesa con la Regione, Terna ha incontrato i Comuni, per redigere la Fascia di fattibilità, un documento con la firma congiunta degli enti interessati. A questo punto, spiega la Rosselli, il comitato si è posto le seguenti domande, le stesse che un normale cittadino si farebbe, se solo fosse informato.

 

1) L’elettrodotto serve alle Marche?
L’azienda Terna dice che è un’opera estremamente utile perché il consumo di energia elettrica nella nostra regione aumenterà, e già è stato cosi, secondo i loro calcoli. I dati in loro possesso attestano un +30% nel biennio 2008-2009 e un +2,5% negli ultimi anni. Questi sono dati però facilmente smentibili, in quanto il reale consumo è diminuito nel corso degli ultimi due anni, in particolare passando dal -2,8% del 2012, al -8,3% di questi primi mesi del 2013. La seconda giustificazione che la multinazionale usa, è che le Marche hanno un deficit elettrico, dovendo importare l’energia da altre regioni.  Seppur però questo sia vero, il deficit non è di certo equiparabile a quello di altre regioni, che denotano un deficit assai maggiore della “regione al plurale”. Allora viene spontanea la seconda domanda.

2)Perché proprio qua?

Nella nostra regione è aumentato di molto l’uso di energie alternative, come il fotovoltaico, utilizzato anche nei tetti di scuole, comuni o altre istituzioni pubbliche. Nel progetto si parla chiaramente di una linea d’azione che parte dall’Africa settentrionale e, passando tra Italia e Balcani, porti energia al centro Europa.Per questo sono già in costruzione impianti sottomarini, dai costi spropositati. Il perché del “proprio qua” è tutto da capire, ma Terna ha anche fatto un passo indietro, volendo sottolineare che la realizzazione dell’Elettrodotto sia prevista fra il 2017 e il 2022: ovviamente un’interruzione temporanea,volta a far abbassare i toni e calmare la contesa. Il cosiddetto effetto Camomilla, no?

3) Impatto sulla Salute?

I campi elettromagnetici provocano danni cancerogeni sulla popolazione limitrofa. Non è stato applicato il principio di precauzione che, in questi casi, la legge italiana prevede. Il danno d’impatto alla salute, porterà con sé il deprezzamento dei beni e delle attività, con un calo significativo anche del mercato immobiliare, come già verificato nelle zone in cui il progetto ha avuto sviluppo. Inoltre, si è parlato di contenziosi che si potrebbero aprire coi proprietari dei terreni interessati, ma non di possibili indennizzi.

4) Impatto ambientale?
La questione più urgente e lampante è quella dell’immagine di un territorio, che si ripercuote dirimpetto sul turismo, fattore spesso trainante per alcune zone interessate. Nelle zone di San Ruffino di Amandola ad esempio, passano già tre elettrodotti, uno da 380KV e due da 220KV, allora si chiedono i cittadini, perché un altro?

A questo punto ha preso la parola Mei, presidente dei comitati marchigiani, il quale ha tenuto a precisare che non si è contro a prescindere verso le opere pubbliche, bensì lo si è quando queste non rispettano o violano del tutto, alcuni diritti, come in questo caso. Mei, in particolare, ha puntato il dito sul fatto che ci dicono che l’Italia importi molta energia e a caro prezzo, ma è possibile dimostrare che, al contrario, avendo una produzione flessibile e variata, il nostro paese non spende più di altri per rifornirsi di energia.  Altro punto toccato riguarda il fatto che nelle Marche gli impianti già esistenti (l’impianto Api di Falconara, ad esempio) hanno portato al crollo del mercato immobiliare, con i prezzi di vendita e affitti di immobili più bassi della regione, e al lento spopolamento della città a favore dei centri vicini. In terzo luogo, ha invitato tutti a non soffermarsi sul fatto che chi parla è un tecnico e quindi ciò che dice è esatto per natura: soprattutto sui costi da sostenere per realizzare l’opera per via aerea, laddove alla domanda sul perchè non si decide di realizzarla nel sottosuolo, limitando danni e costi, la stessa Terno,non ha fornito nè prove nè cifre.

Oltretutto non vengono rispettati i dettami della CEE, continua Mei, la quale proibisce opere aeree e privilegia gli imprenditori “sani”. E’ stata infatti proprio la CEE  ad introdurre il già citatato “principio di precauzione”, con il quale una società che voglia costruire impianti ad alto impatto deve prima dimostrare che lo stesso non sia nocivo. In Italia tutto ciò è disciplinato dall’articolo 32 della costituzione, nella parte prima del titolo II, che riguarda il diritto alla salute ed è basato sulla Valutazione di Impatto Sanitario, che vuol assicurare la protezione dei cittadini.  Altri nodi da approfondire, prosegue Mei, trovano spazio negli articoli 9 e 28 della Costituzione Italiana, i quali riguardano il dirotto al paesaggio e il ruolo dei funzionari pubblici e le loro responsabilità.
In conclusione egli afferma che il costo citatoda Terna di 265 milioni di euro per il suo totale completamento, non tiene conto né dei rischi né degli indennizzi possibili e va’ sicuramente rivisto e ridiscusso, non sottraendo però da questo onere i sindaci, veri amministratori dei territorio e mandatari anche dalla stessa Legge Italiana.

 A questo punto si è passati alle possibili azioni che le varie comunità possono, di comune intesa mettere in atto. Sono emerse alcune possibilità interessanti:
  • L’11 Aprile i comitati saranno davanti al palazzo regionale per un sit-in di protesta, affinchè venga rivista o ritirata la delibera regionale n. 689 del 25 Giugno 2007.
  • Data la possibilità per i cittadini di intervenire nel dibattito, tramite l’apporto e la mediazione dei comitati, tutti sono invitati ad informarsi e ad informare per sensibilizzare tutta la popolazione. La stessa promessa è arrivata anche dagli amministratori locali e dai politici presenti all’incontro.
 In definitiva la battaglia è solo all’inizio, nulla è ancora deciso.

 

 

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6 pensieri su “Elettrodotto Terna, a che punto siamo?

  1. Gentile Marco,

    ti ringrazio per l’articolo che hai scritto; sei riuscito a sintetizzare temi complessi anche per chi – come me – di energia non ci capisce una ‘h’!

    Spero di poterti incontrare di persona per parlare di turismo dato che hai fatto studi specifici.

    Intanto ti invito il 25 a scendere al lago di San Ruffino per scrivere un bell’articolo sulle vele, sarà mio piacere presentarti agli organizzatori.

    Ti aspettiamo,

    Pino
    Coop Dimensione Natura al Lago di San Ruffino
    333 2163287

    1. Grazie mille Giuseppe, noi di Via Libera, siamo soddisfatti quando le notizie sono fruibili e comprensibili al meglio. Accetto volentieri il tuo invito.
      Continua a seguirci e condividici con i tuoi conoscenti. A presto
      Marco Squarcia

  2. grazie Marco per allargare certe notizie ,se magari si potesse avere informazioni più dettegliate e pareri o fonti ……in modo da potersi muovere coinvolgendo + persone possibili……ci sentiamo

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