La costituente dei beni comuni

Sabato 13 aprile 2013 si costituisce un’inedita alleanza tra pratiche di lotta e mondo degli studiosi: a partire dagli spazi, dalle lotte, dalle soggettività che costruiscono conflitto, intelligenza politica e partecipazione, riapriamo i lavori della Commissione Rodotà sulla base dei risultati della Commissione ministeriale per la Riforma del Libro III “Della Proprietà” del Codice Civile.

Immaginiamo di sviluppare il lavoro collettivo su due piani:

  • a partire dalle innovazioni sperimentate nelle lotte – usi civici, sentenze, Statuti, .. – indagare quali strumenti giuridici siano da potenziare o da creare: una produzione giuridico-normativa sui beni comuni che la Commissione – composta da giuristi e studiosi di alto profilo – possa ascoltare e tradurre in articolati e proposte legislative;
  • la produzione collettiva di una scrittura politica – multitestuale, partecipata, emendabile e aperta – per potenziare lo spazio pubblico di discorso e di azione nell’orizzonte condiviso dei beni comuni. Un processo generativo capace di generalizzare lotte diverse e costruire immaginario.

Come nasce la Commissione Rodotà? Fra il 1991 ed oggi, al fine dichiarato di ridurre il debito pubblico, l’Italia ha dismesso beni per un valore aggregato di 1.400 miliardi di euro. Questa imponente svendita di beni pubblici è avvenuta al di fuori di qualsiasi principio giuridico ordinatore, in una condizione normativa obsoleta e del tutto inadeguata. Nel 2007 fu istituita una commissione parlamentare, presieduta dal Prof. Stefano Rodotà, per studiare e proporre una riforma del Libro III della Proprietà del Codice Civile. Il disegno di legge, presentato in Senato, non è mai stato discusso. Da allora la vittoria dei referendum sull’acqua, le lotte sul territorio (dal No Tav a No Muos) e le occupazioni di teatri in tutto il paese hanno ridefinito e ricreato il significato di beni comuni. Si è profilata un’inedita alleanza fra cultura giuridica e le lotte legate ai beni comuni, in particolare a partire dalla rilettura di norme costituzionali da anni dimenticate, quali la funzione sociale e l’accesso alla proprietà di cui all’art. 42 e il riconoscimento di comunità altre all’art. 43.

L’orizzonte delineato dalle lotte. Le forme di autodeterminazione e di autogoverno che si stanno manifestando nei vari territori dalla rete dei teatri occupati a tutti i comitati, i collettivi, i movimenti e i soggetti che resistono per la difesa dei territori, dell’ambiente, del paesaggio, della salute, dei beni culturali e storici, di istituzioni del welfare indispensabili al libero e pieno sviluppo delle persone possono stressare con forza il diritto, spostare l’asse dall’illegale al legittimo per affermare modelli economici e sociali nuovi e istituzioni autonome del comune.

Attraverso le nostre pratiche vive, immagineremo modi di avere cura dei beni comuni che si trasformino in nuove forme di Statuti in cui le “comunità di lavoratori o utenti” siano finalmente protagoniste dei processi decisionali. La nostra lotta politica vuole farsi pratica costituente per invertire la rotta rispetto alle contro-riforme neoliberali e promuovere un’altra idea di cittadinanza, non solo formale.

Sono quattro i temi di lavoro da affrontare:

  • beni comuni: definizione normativa e approvazione di una nuova disciplina del diritto di proprietà, già in parte elaborata dalla Commissione Rodotà;
  • reddito: a partire dalle proposte elaborate e sperimentate dalle realtà di movimento, e dalla proposta di legge di iniziativa popolare su cui sono state raccolte le firme;
  • nuova disciplina delle proposte di legge di iniziativa popolare per rendere obbligatoria la discussione alle Camere e la possibilità per i promotori di seguire attivamente i lavori;
  • web: Proposta per inserire nell’art.21 della Costituzione l’accesso a Internet come diritto fondamentale della persona.

I beni comuni saranno al centro del nostro lavoro. La loro istituzione, come categoria di beni, e la produzione di norme che ne regolino la tutela, le condizioni economiche, le forme di finanziamento, la gestione, la fruizione, saranno l’obiettivo del nostro agire politico generativo di un nuovo diritto vivo e legittimo.

Il processo dei lavori sarà completamente aperto, in forma assembleare e pubblica e si configurerà con una modalità itinerante, ospitato di volta in volta da realtà attive nei diversi territori.

Al fine di costruire insieme questo processo abbiamo immaginato un’assemblea pubblica zero convocata il 13 aprile alle ore 15:30 al Teatro Valle Occupato a Roma in cui possano incontrarsi le realtà interessate a questo processo e definire, condividendo tutti i passaggi, le prossime tappe e la metodologia comune dei lavori.

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