Similitudini

Pubblichiamo un’altra riflessione giuntaci da Ivo Salari, questa volta a cavallo di critica, denuncia, neoliberismo e… asini.

 

Similitudini

Viviamo in un’epoca dove quel che succede evoca citazioni e fattarelli storici; similitudini che rendono concreto l’adagio il quale afferma che la storia è maestra. In fondo, nulla di nuovo sotto il sole, come affermava l’autore del Qoelet. Proviamo a vedere qualcuna di queste similitudini.

Prima similitudine: la scelta dell’asino di Buridano. Buridano era un filosofo vissuto nel XIII secolo, che raccontava questa simpatica storiella. Un asino, di fronte a due mucchi di biada, morirà di fame in quanto sarà incapace di operare una scelta tra l’uno o l’altro. Domanda: secondo voi un politico di fronte al lauto stipendio che gli è concesso e ai benefit leciti o illeciti di cui usufruisce, morirà di fame?

Seconda similitudine: l’offerta di Didio Giuliano. L’impero romano per lunghi periodi storici fu in mano alla guardia pretoriana. Nel 192 d.C., dopo l’eliminazione dell’imperatore Pertinace, ci fu un emblematico siparietto all’interno e all’esterno della caserma dei pretoriani. Due senatori parteciparono “all’asta per l’impero” a colpi di sesterzi. La spuntò Didio Giuliano che dall’esterno della caserma arrivò ad offrire ventimila sesterzi a pretoriano. Inutile dire che, non potendo mantenere la promessa, fu esautorato dopo pochi mesi in maniera non proprio gentile. Domanda: secono voi, quale promessa demagogica o quali “intese” possono convincere il popolo a legittimare il potere nella mani di qualche imbonitore?

Terza similitudine: il mito della caverna di Platone. Tutti conoscono il mito della caverna. Una persona incatenata e rivolta verso il fondo della caverna, per evolvere dalla sua condizione dovrebbe liberarsi dalle catene ed incamminarsi verso l’entrata per poter vedere la luce. Al di là dei significati metafisici che dà Platone, nella nostra epoca costoro sono i minatori del Sulcis, gli operai dell’Alcoa, i disoccupati ed i laureati costretti a lavorare in un call-center per pochi euro. Domanda: secondo voi, quante possibilità hanno costoro di liberarsi dalle catene ed incamminarsi verso l’entrata della caverna?

Quarta similitudine: il governo dei filosofi. Platone, nella Repubblica, propone l’idea di un governo oligarchico di saggi e sapienti; proposta che potrebbe essere letta come esempio per promuovere un etica sociale che combatta gli istinti più bassi degli uomini. In realtà, gli intellettuali, in quanto operanti una critica radicale al potere, sono sempre stati combattuti dallo stesso; basti ricordare la sorte di Socrate, Boezio o Tommaso Moro. Il paradosso è che nella nostra epoca gli intellettuali hanno veramente conquistato il potere, nel senso che abdicando alla loro verve critica, difendono solo rendite di posizione legittimate dal potere stesso, e se c’è ancora qualche voce fuori dal coro è totalmente silenziata dal circo mass-mediatico. Quindi non meravigliamoci se l’influenza di un Pasolini è nulla di fronte squallidi personaggi del gossip. Domanda (retorica): esiste ancora qualche intellettuale disposto a bere la cicuta, a morire in prigione o a farsi tagliare la testa dal boia?

Quinta similitudine: le teste asinine si Cranach; ovvero: perché il neoliberismo è lo specchietto delle allodole per gli allocchi. Cranach era un litografo luterano che, in piena Riforma, raffigurava la gerarchia cattolica con teste d’asin, volendo significare con questo l’ottusità del papato di fronte alle tesi di Lutero. Ora voi vi chiederete: cosa c’entra questo con una dottrina economica come il neoliberismo? C’entra.

Il neoliberismo diventa un’ideologia da quando Margaret Thatcher disse che non esiste la società; esiste solo l’individuo. Questo modo di pensare porta all’esasperazione della competitività, insinuando che il merito sia il fattore determinante per salire i gradini sociali. Falso, o meglio, una bugia travestita di verità. Supponiamo che una persona priva di garanzie economiche, voglia intraprendere un’attività industriale, convinta che il prodotto che immette sul mercato sia qualcosa di geniale che in breve tempo si imporrà. Secondo voi, quale banca gli accorderebbe un prestito per iniziare la carriera di imprenditore? Nessuna. Ergo, se Billa Gates fosse stato povero in canna non avrebbe mai fondato Microsoft.

Facciamo ora un esempio ancora più calzante e pertinente. Supponiamo che tu , sì, proprio tu che stai leggendo queste righe, magari insieme ad altre persone abbiate delle idee circa la valorizzazione e l’incentivazione del turismo in una qualsiasi località italiana. Supponiamo che il promotore del progetto sia una persona culturalmente autorevole che garantisca la qualità e la validità del progetto inoltrato presso l’istituzione locale, ma non abbia i giusti appoggi per renderlo effettivo. Secondo voi la proposta andrà a buon fine? No.

Questo dimostra che le iniziative, le capacità e i talenti individuali in questo sistema contano meno di nulla se non hanno l’endorsment del denaro o del politico di turno. Perché una società di mediocri non sarà mai interessata a promuovere le eccellenze, ma soltanto a mantenere lo status quo. Perché in un sistema legato indissolubilmente al mercato, ogni attività umana avrà ragione di essere soltanto se produce denaro, e ogni politico resterà sempre indifferente di fronte a un bene che produca consapevolezza e arricchimento intellettuale della gente.

Ergo, le teste asinine sono la norma in qualsiasi centro di potere. Chi ha orecchie – in questo caso umane – per intendere, intenda…

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Un pensiero su “Similitudini

  1. Non vorrei aprire una discussione sul tema. Ad ogni modo sai quanto stimi Ivo e sai bene i discorsi che abbiamo più volte affrontato sull’argomento. Non posso trattenermi, però, dal commentare quando si vedono sempre gli accadimenti da una sola prospettiva (quella di sinistra). E soprattutto mi rammarica sentire parlare delle politiche di capi di Stato, come la Thatcher, che forse a noi avrebbero fatto solo del bene. Vogliamo paragonare oggi l’Italia all’Inghilterra? Ma per carità. Se dobbiamo fare un’analisi della politica thatcheriana, e tra l’altro è quello che ho ricordato quando è morta, ricordiamoci solo che la campagna di privatizzazioni da lei fatta ridiede respiro alle PMI inglesi le quali aumentarono i loro fatturati per un ammontare del 10% del PIL nazionale. Inoltre tagliare gli sprechi, non significa tagliare la spesa (cosa che se qualcuno vi tocca c’è la rivolta immediata). Ora la pubblica amministrazione inglese è una delle più efficiente in Europa, vicina alle imprese, che spende per beni, servizi e lavori più di noi italiani in percentuale di PIL, che spende per domandare beni, servizi, lavori per la collettività e per sostenere la produttività e la competitività delle sue aziende. E soprattutto non sperpera denaro dei contribuenti come fa lo Stato da noi. Questo è il male del mercato e della politica thatcheriana? Vedete sempre nel libero mercato il problema e continuate a difendere lo Stato, ladro, lo stesso che oggi ci ha portato ad avere un debito pubblico che supera i 2000 miliardi (https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10151602280285661&set=a.10150104385400661.313814.8792700660&type=1&theater) e una pressione fiscale intorno al 50%. Questo Stato tra l’altro è fautore primo del nepotismo e della corruzione (vedi fondazioni bancarie, vedi pubbliche amministrazioni, vedi apparato burocratico). Quando si nomina la Thatcher, dovremo solo pregare la sera di poter vedere un giorno anche in Italia un premier con una caratura politica e carismatica come la sua.

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