ZeroZeroZero di Roberto Saviano

Intervistato da “Stilos” circa due anni e mezzo fa, Roberto Saviano disse che il suo futuro lavoro narrativo sarebbe stato una continuazione di Gomorra, ma sul piano internazionale; forse in pochi sapevano che lo scrittore stava già lavorando a ZeroZeroZero. Dopo quasi sette anni dalla pubblicazione dell’opera prima dell’autore campano, esce il secondo “romanzo” non fiction di Roberto Saviano: 450 pagine frutto di anni di lavoro e ricerche. “Romanzo”, tra virgolette appunto, perché credo che, anche in questo caso, come era accaduto per Gomorra, sia un po’ forzato definire così il nuovo scritto di Saviano, seppur si specifichi la natura “non fiction” della narrazione. Wu Ming aveva considerato Roberto Saviano (e la sua scrittura) capostipite di un nuovo romanzo epico italiano, il New Italian Epic, definendo alcuni specifici testi, tra i quali Gomorra, «oggetti narrativi non-identificati», libri che sono indifferentemente narrativa, saggistica e altro.

L’espressione «non-fiction novel», romanzo di cose vere, venne usata per la prima volta in occasione dell’uscita di In Cold Blood (A sangue freddo) di Truman Capote. Era il 1966 e da allora la letteratura ha sviluppato generi e stili narrativi che hanno spesso richiamato una fusione tra letteratura e giornalismo; Petrolio di Pasolini ne è un esempio. Proprio questo modo di raccontare con il supporto di fonti storiche, giornalistiche, documenti giudiziari e indagini, su cui si fonda Gomorra, è lo stesso che caratterizza la narrazione della seconda opera di Saviano.

La copertina, con i suoi tre colori, non lascia dubbi in merito a ciò che il lettore troverà nel libro. Il bianco della cocaina, il rosso del sangue e il nero della morte ci introducono in maniera inequivocabile nel mondo del narcotraffico ed in tutto ciò che gli ruota attorno. Saviano, in ZeroZeroZero, narra le vicende di personaggi reali, che non ha bisogno di inventare. I loro nomi, le loro caratteristiche potrebbero sembrare frutto della fantasia di un romanziere noir, ma non lo sono affatto; lo stile è quello della narrativa, del racconto, ma i fatti sono reali. Nella narrazione si alternano capitoli più corposi, relativi ad uno specifico tema o ad un personaggio, e brevi capitoli che parlano specificatamente della cocaina. Mantenendo quello del “petrolio bianco” come tema nucleare del testo, l’autore descrive il funzionamento dei sistemi criminali, le logiche che portano le mafie ad essere così potenti, radicate e diffuse in tutto il pianeta. Entrare nel libro di Saviano è come comprare il biglietto per un viaggio con destinazione ignota; chi si avventura tra le pagine di ZeroZeroZero sarà proiettato da una parte all’altra del globo con una semplicità ed una frequenza disarmanti.

Nonostante sia arduo definire ZeroZeroZero un romanzo, bisogna ammettere che, in alcuni tratti, quando si lascia la lettura, emerge immediato il desiderio di sapere come continua la storia, desiderio che caratterizza per l’appunto la lettura dei romanzi in cui il lettore viene coinvolto dalle storie dei personaggi e dai fatti narrati. Il capitolo La bella e la scimmia è uno di quelli in cui alla narrazione cronachistica dei fatti si alternano le storie di due personaggi, reali, che viaggiano parallelamente; una modella colombiana, Natalia Paris, e un narcotrafficante colombiano di origini italiane, Salvatore Mancuso Gómez, soprannominato El mono, la scimmia.

In quasi tutti i capitoli la narrazione è ritmata, le frasi sono brevi, brevissime e il lettore sembra dover seguire le storie narrate con apprensione. C’è chi ha parlato di un uso eccessivo della punteggiatura da parte di Saviano, come se l’autore volesse ricreare nel lettore quella sensazione di frenesia data dalla cocaina e dal mondo moderno. L’originalità che sembra mancare ai temi trattati – che molti dei lettori potrebbero già conoscere – Saviano la offre, in realtà, inserendo storie e racconti di personaggi che arricchiscono indubbiamente la narrazione e coinvolgono ulteriormente il lettore a livello emotivo.

Chi legge ZeroZeroZero, tuttavia, deve essere pronto ad ingerire un gran quantitativo di informazioni, a vedersi snocciolare elenchi di nomi di boss, narcos, affiliati, città, numeri che solitamente stanno ad indicare il peso della droga o l’ammontare del denaro. ZeroZeroZero segue il percorso della cocaina dalla produzione in Colombia, al trasporto e alla distribuzione, gestiti dai cartelli messicani e dalle principali mafie, come quella italiana e russa, passando per i vari anelli della filiera e arrivando fino al pusher di strada. Le storie raccontate da Saviano risiedono proprio dentro questo lungo tragitto, tra i contadini colombiani e il consumatore finale, in un viaggio che coinvolge tutti i continenti del pianeta. Scorrendo le pagine si capisce quale sia la relazione che lega una regione del Messico ad una dell’Italia e perché, quindi, uno dei capitoli, ovvero L’albero è il mondo, sia interamente dedicato alla Calabria; si capisce che c’è una grossa differenza tra chi i soldi semplicemente li conta e chi invece li pesa, come faceva George Jung, interpretato da Johnny Depp, in una scena del film Blow; si capisce perché sia conveniente far passare la droga attraverso l’Africa e perché esistono persone come Mamadu, un ragazzo della Guinea-Bissau, che per vivere trasportano cocaina nel proprio corpo dall’Africa all’Europa, o dal Sud America all’Europa. Storie, come quella di Christian Poveda, fotografo, giornalista e documentarista, ucciso per aver raccontato con il film-documentario La vida loca, la vita delle bande de El Salvador, le Maras.
In ZeroZeroZero emerge, inequivocabile, il profondo coinvolgimento dello scrittore che racconta riportando le sensazioni più intime, umane, viscerali. Anche nel suo secondo libro Roberto Saviano finisce, quindi, per diventare parte della narrazione, uno dei personaggi, una delle storie narrate.

La critica più frequente che si fa a Saviano è quella di essere Saviano; come conseguenza del successo planetario di Gomorra e dei fatti che hanno portato l’autore a vivere sotto scorta, il personaggio ha finito per prevalere sullo scrittore. Storia risaputa, ma che riemerge ogniqualvolta si parla di Saviano e delle sue opere, cosicché i giudizi che dovrebbero essere strettamente legati all’opera in sé finiscono per essere condizionati dal personaggio.
Al di là di questo, ZeroZeroZero, oltre a confermare Saviano come uno scrittore dotato di una forte carica civile, è un libro utile, che dà la consapevolezza, a chi non l’avesse ancora, di quali siano i problemi e le priorità di cui uno Stato si dovrebbe occupare.

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