I dieci diritti del lettore – di Daniel Pennac

Leggere oggi è un atto rivoluzionario. Lo sviluppo tecnologico, la continua accelerazione dei tempi di produzione (di cose, idee, relazioni, pubblicità, sentimenti) e la messa a valore di ogni cosa rubano-tempo-ai-tempi-morti. Si pensi alla scuola e all’Università: prese tra compiti e crediti, test invalsi e rischi di bocciatura, svolgono la funzione di meri esamifici o fabbriche di titoli di studio. Scomparso il sapere fine a se stess così come l’apprendimento volontario o la legge assoluta della curiosità.

Allo stesso tempo la nascita di Ipad, Ebook e compagnia bella sta determinando una svalorizzazione dei libri, ridotti a materiale d’antiquariato quando non cibo per topi di cantina. Prendere in mano un libro, recuperarlo alla vita, ha quindi un valore ecologico: da oggetto privo di significato a soggetto in grado di produrre emozioni, viaggi, svelare segreti, appassionare alle lingue del mondo. D’altro canto, anche la lettura deve essere in grado di liberarsi delle coordinate spazio-temporali della società produttiva: non si legge per accumulo, per sommatoria, per vanto. Non si legge per accrescere il proprio io.

Con questo sguardo critico sulla lettura riportiamo di seguito i “10 diritti del lettore” di Daniel Pennac, penna felice e mai scontata. Per riappropriarsi della lettura come sguardo supremo e non assoluto sulla realtà.

 

(brani tratti da: Daniel Pennac, Come un romanzo, Milano, Feltrinelli 1999)

1. Il diritto di non leggere

(…) la maggior parte dei lettori si concede quotidianamente il diritto di non leggere. (…) tra un buon libro e un brutto telefilm, il secondo ha, più spesso di quanto vorremmo confessare, la meglio sul primo. Inoltre, non leggiamo sempre. I nostri periodi di lettura si alternano sovente a lunghi digiuni (…) (…) se possiamo tranquillamente ammettere che un singolo individuo rifiuti la lettura, è intollerabile che egli sia – o si ritenga – rifiutato da essa.


2. Il diritto di saltare le pagine

Ho saltato delle pagine (…).E tutti i ragazzini dovrebbero fare altrettanto. In questo modo potrebbero buttarsi prestissimo su tutte le meraviglie ritenute inaccessibili per la loro età. (…) Un grave pericolo li minaccia se non decidono da soli quel che è alla loro portata saltando le pagine che vogliono: altri lo faranno al posto loro.


3. Il diritto di non finire il libro

Ci sono mille ragioni per abbandonare un romanzo prima della fine: la sensazione del già letto, una storia che non ci prende, il nostro totale dissenso rispetto alle tesi dell’autore, uno stile che ci fa venire la pelle d’oca (…) Inutile enumerare le 995 altre ragioni, fra le quali si debbono tuttavia annoverare la carie dentale, le angherie del capoufficio o un terremoto del cuore che ci paralizza la mente. (…)


4. Il diritto di rileggere

Rileggere quel che una prima volta ci aveva respinti, rileggere senza saltare nessun passaggio, rileggere da un’altra angolazione, rileggere per verificare (…). Ma rileggiamo soprattutto in modo gratuito, per piacere della ripetizione, la gioia di un nuovo incontro (…)


5. Il diritto di leggere qualsiasi cosa

(…) ci sono “buoni” e “cattivi” romanzi.
Molto spesso sono i secondi che incontriamo per primi sulla nostra strada.
E, parola mia, quanto toccò a me, ricordo di averli trovati “belli un casino”. Ma sono stato fortunato: nessuno mi ha preso in giro … Qualcuno ha solo lasciato sul mio passaggio qualche “buon” romanzo guardandosi bene dal proibirmi gli altri.


6. Il diritto al bovarismo

E’ questo, a grandi linee, il “bovarismo”, la soddisfazione immediata ed esclusiva delle nostre sensazione: l’immaginazione che si dilata, i nervi che vibrano, il cuore che si accende, l’adrenalina che sprizza, l’identificazione che diventa totale e il cervello che prende (…)


7. Il diritto di leggere ovunque

(qui Pennac ci presenta un soldato un po’ particolare, che ama leggere Gogol durante l’esecuzione di un servizio, considerato dai più, poco onorevole: pulire le latrine. Il messaggio, consegnatoci dallo scrittore francese, è che qualunque luogo è buono per chi ami la lettura…. anche un comune gabinetto).


8. Il diritto di spizzicare

E’ la libertà che ci concediamo di prendere un volume a caso della nostra biblioteca, di aprirlo, dove capita e di immergercisi un istante, proprio perché solo di quell’istante disponiamo.

9. Il diritto di leggere a voce alta

L’uomo che legge a viva voce si espone completamente agli occhi che lo ascoltano.(…)


10. Il diritto di tacere

L’uomo costruisce case perché è vivo ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo. La lettura è per lui una compagnia che non prende il posto di nessun’altra, ma che nessun’altra potrebbe sostituire. (…) (…) le nostre ragioni di leggere sono strane quanto le nostre ragioni di vivere.

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