Stage e tirocini: in arrivo la normativa marchigiana

Il lungo percorso della legislazione sui tirocini, dalla cd. riforma Fornero all’approvazione delle Linee Guida da parte della Conferenza Stato-Regioni, sta per giungere ad una conclusione: entro luglio, infatti, le regioni italiane dovranno approvare dei provvedimenti normativi in materia.

Ad oggi il quadro regionale non è affatto uniforme: ci sono regioni, come la Toscana, che già da tempo hanno approvato leggi in materia di tirocini (ma con esiti alterni rispetto alle tutele e alle agevolazioni concesse agli stagisti); al contrario, altre regioni (ad esempio Sicilia ed Emilia Romagna) navigano ancora in alto mare, non avendo ancora neanche una bozza di provvedimento. E’ in difficile pensare che in due mesi si riesca a scrivere, discutere con le parti sociali, approvare e rendere operativo un atto regionale: il rischio, ancora una volta, è l’anarchia.

Le Marche si stanno dando da fare: come evidenziato in un articolo pubblicato da La Repubblica degli Stagisti, sembra che una Delibera regionale di giunta (Drg) sia già al vaglio della Commissione regionale per il lavoro, la sede di concertazione per la proposta, la valutazione e la verifica delle linee programmatiche e delle politiche in quest’ambito. Questo provvedimento si affiancherà al Dgr 1007 del 2008 sui tirocini formativi attivati utilizzando il Fondo sociale europeo nel triennio 2007-2013, riprendendone alcune norme molto dettagliate e innovative in materia di stage.
Secondo quanto affermato da Antonio Secchi, Responsabile regionale per le Politiche attive del lavoro, i tirocinanti marchigiani potranno godere di una indennità obbligatoria di almeno 300 € (nonostante le Linee Guida raccomandassero la soglia minima di 400 €), cifra valida per coprire le spese sostenute dallo stagista senza disincentivare lo strumento da parte delle imprese.
Fra gli intenti, poi, la volontà di qualificare lo stage “specializzando” gli enti promotori (scuole e università certificheranno i tirocini curriculari, i centri per l’impiego quelli di inserimento/reinserimento, comunità terapeutiche e cooperative sociali promuoveranno i tirocini per i soggetti svantaggiati e disabili) e valorizzando la figura del tutor. Il tutor, troppo spesso solo una firma su un certificato, è invece un soggetto chiave per la buona riuscita dello stage: con il nuovo Drg ogni tutor sarà selezionato con apposite procedure comparative e potrà occuparsi solo di dieci tirocinanti per volta, così da poterli realmente seguire con frequenti visite in azienda.
«Inoltre – spiega Secchi – intendiamo anche introdurre un’ulteriore norma: solo le aziende che dimostreranno di assumere almeno il 50% degli stagisti potranno attivare altri tirocini». Questo è forse l’aspetto più rivoluzionario dell’intera normativa, che ci auguriamo riesca a restituire allo stage la sua primaria funzione formativa, escludendolo dalla totale disponibilità aziendale per soddisfarne le necessità produttive.

Tutto ciò riguarda i tirocini extracurriculari: nulla di nuovo, invece, per i circa 9mila stagisti che, secondo il funzionario della Regione, ogni anno effettuano nelle Marche uno stage curriculare, previsto nel loro percorso di studi (scuole, università, master, corsi di formazione): «dopo la sentenza della Corte costituzionale, – dice Secchi – che ha affermato la competenza regionale in materia di stage extracurriculari, i tirocini curriculari attivati presso un soggetto ospitante non sono computati nel numero massimo di stage attivabili in base al numero di dipendenti. Questo significa che oltre ai limiti massimi indicati dalle singole leggi regionale, ogni azienda potrà prendere un numero indefinito di  tirocinanti curriculari, gratis».
E’ evidente che senza un intervento statale sui tirocini curriculari tutte le normative regionali risulteranno monche e non risolutive, trasurando peraltro la forma di stage che più ha bisogno di controlli e garanzie della sua efficacia formativa, ben prima della previsione di qualsiasi pur necessaria forma di rimborso.

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