A sinistra. Per l’Italia e il lavoro. Un appello

Eppur si muove.

La sinistra, scossa dal deludente risultato delle elezioni del 24 e 25 febbraio, ma rinfrancata dai risultati dei ballottaggi, prova a riorganizzarsi e a ripartire. A questo scopo, quelle dell’11 e del 18 maggio, sono state due date da segnare in rosso sul calendario.

Sabato 18 maggio è sceso in piazza il sindacato, con una grande manifestazione indetta dalla FIOM per ribadire, ancora una volta, l’urgenza di superare le politiche messe in campo dagli ultimi governi in materia di lavoro, di diritti e di economia.

Sette giorni prima, la piazza era stata occupata dalla sinistra politica: nelle ore immediatamente successive alla conferma di Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica, Sinistra Ecologia Libertà aveva lanciato un’assemblea pubblica nella quale aprire (per l’ennesima volta) il cantiere della costruzione di un nuovo soggetto di sinistra. Il tempo ha smorzato i propositi iniziali, e #lacosagiusta si è rivelata una sorta di assemblea di piazza di SEL (con ospiti eccellenti come Stefano Rodotà e Gad Lerner).

Nonostante ciò, la sinistra diffusa non è restata con le mani in mano. È chiara a molti, ormai, l’insufficienza dei soggetti che oggi popolano il panorama politico italiano e la necessità di superarli e di promuovere nuove forme di aggregazione.

Per dare forza a queste idee e provare a calarle nella realtà, è stato realizzato un appello che, da qualche giorno, sta girando su Internet.

Il testo è disponibile di seguito e può essere sottoscritto qui.

La politica è la storia in divenire. Chi si cimenta nell’iniziativa politica ha il compito di immaginare il futuro e proporre il sogno del cambiamento. È questa visione che genera passioni, produce impegno e attiva la partecipazione. Tale orizzonte, per noi, è l’ideale della trasformazione democratica e del superamento dei rapporti sociali che producono l’insopportabile ingiustizia dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

La politica, però, ha anche il compito di riportare sulla terra ciò che sta nel cielo. In questo senso è realismo, analisi della situazione concreta e valutazione dei rapporti di forza.

Significa tenere insieme idee radicali e politiche reali e, simmetricamente, tenere fuori i settarismi identitari, gli estremismi parolai, i giustizialismi inconcludenti e i massimalismi velleitari, che producono solo sterile testimonianza e sconfitte politiche tremende.

Questa è sempre stata la migliore cultura politica dei comunisti in Italia.

Noi ci poniamo oggi, cominciando dall’Italia e dall’Europa, il problema di come “osare democrazia” difendendola dagli assalti dei populismi e delle destre e di come uscire dalla crisi economica facendo vincere le ragioni dei ceti più deboli, del lavoro, dei saperi e dei diritti.

È nella dimensione europea che occorre collocare il livello di questi problemi e, quindi, le soluzioni. L’Europa di oggi è lontanissima da quella immaginata a Ventotene da Altiero Spinelli. Non è più rinviabile un’iniziativa politica progressista per un’altra Europa, più giusta, aperta all’integrazione democratica e alle istanze dello sviluppo, dell’equità, dell’ambiente e del lavoro. Un’Europa in cui prevalgano le ragioni del pubblico su quelle del privato, della politica su quelle della tecnocrazia economica.

Al contempo non si può prescindere dalla costruzione di un’identità nazionale che assuma l’interesse dell’Italia come perno su cui tenere il tema dell’unità nazionale dentro l’Unione Europea. I populismi fanno presa perché in Italia la cultura dello “sfascismo” è il vero humus su cui proliferano le pulsioni autoritarie e reazionarie.

La crisi economica, sociale e politica ci impone di guardare a tali problemi da una prospettiva generazionale; di trovare le forme e i contenuti per parlare con forza e credibilità ai giovani proponendo un nuovo patto sociale che – privo di scorciatoie giovanilistiche e rottamatrici, ma con una forte attenzione verso il rinnovamento – metta insieme le generazioni e si rivolga al paese reale, non ai poteri forti nazionali e internazionali. Il paradigma tecnocratico – quello della contrapposizione giovani/vecchi, garantiti/non garantiti – si sconfigge con un’idea forte del lavoro e della coesione sociale, in cui la stagione della precarietà viene chiusa e i saperi divengono il fondamento della civiltà e dello sviluppo; ma anche favorendo l’impegno di nuova leva di ragazze e ragazzi, giovani donne e giovani uomini, che finalmente riescano a prendere in mano il futuro di questo Paese.

Lo schieramento progressista non è uscito vincitore dalle elezioni e quel centrosinistra si è suicidato – tradendo la domanda di cambiamento del suo popolo – per dare vita ad un governo con le destre che, ancora una volta, rimette in gioco Berlusconi.

Noi non ci rassegniamo. Non è più il tempo di tatticismi e politicismi, né di coltivare piccoli orticelli ormai inariditi. Per scongiurare l’ipotesi che la “terza repubblica” diventi l’epoca della contrapposizione tra un nuovo agglomerato centrista e una galassia populista ed antisistema, è necessario e urgente costruire un grande e nuovo soggetto politico della sinistra, che si ponga l’obiettivo strategico del governo per cambiare l’Italia insieme alle forze progressiste in un nuovo centrosinistra. Una sinistra che condivida un pensiero forte e non più subalterno alle idee fallite del neoliberismo, in grado di sconfiggere le politiche dell’austerità e di contrastare – riaffermando i valori della Costituzione – l’emergenza democratica e che, soprattutto, stia dalla parte dei giovani e del lavoro.

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