“Il ministero sa cosa insegniamo?”

In questi minuti i maturandi stanno ultimando il trittico delle prove scritte degli esami di Stato.

Noi, però, torniamo sulla prima prova, quella di italiano. La scelta delle tracce, in particolare quella dell’analisi del testo, ha fatto discutere. Pubblichiamo di seguito il contributo di una docente, che pone un interrogativo molto interessante. Il ministero sa cosa si insegna nelle “sue” scuole?

Ogni tanto sarei curiosa di conoscerli, gli esperti del Ministero che partoriscono le tracce per l’esame di maturità. Non dev’essere un lavoro facile, per carità. Mica semplice, anno dopo anno, inventarsi qualcosa di diverso da dare agli studenti, perché il problema è che non puoi riciclare ogni volta il solito Manzoni, o Foscolo, o chiedere un parere del candidato sulla pace nel mondo. Perché poi sui temi, tutti hanno qualcosa da dire: se sono troppo scontati e banali, gli esperti sono accusati di voler selezionare poco gli studenti, facendo passare chiunque allo scritto; se invece sono imprevisti, apriti cielo, tutti diranno che si è voluti essere troppo cattivi, che le tracce erano impossibili, che sono frutto di crudeltà mentale, e torme di genitori si dichiareranno pronti a fare ricorso a tutti i tribunali possibili, compreso quello per i diritti umani, perché i pupi sono stati vessati e torturati con tracce orribili.

Quindi, sia chiaro, io rispetto il lavoro degli esperti. Però, da insegnante, mi chiedo anche quand’è l’ultima volta, se mai c’è stata, che questi benedetti esperti hanno messo piede in una classe. Una classe normale, mica di qualche scuola di periferia in quartiere malfamato. No, un liceo qualsiasi, magari anche in un quartiere bene di una metropoli, o in una opulenta cittadina di provincia. Perché in quelle classi lì, non particolarmente disagiate, e magari anche con ottimi professori selezionati accuratamente, con tutta la buona volontà si arriva in letteratura a fare bene bene D’Annunzio, e forse Montale e Pasolini correndo un po’, ma Claudio Magris, benedetti esperti, no. E manco a parlare dei Brics, o dei Pigs, o della crisi economica mondiale in corso leggendo gli editoriali di Zingales e commentandoli in classe.

Ora, cari esperti, i vostri temi erano bellissimi. Ma davvero, eh. Solo che, confesso, avrei avuto qualche problema a svolgerli persino io, così all’impronta, perché di Claudio Magris ho letto qualche libro, ma non l’ho mai affrontato come un autore da spiegare in classe al pari di un Manzoni, e pertanto persino io, che pure sono insegnante, avrei qualche difficoltà ad illustrarne su due piedi la poetica e commentare un suo passo con profonda cognizione di causa.

Magris, come Zingales, lo conosco più che altro perché l’ho visto e sentito spesso intervistato da Fazio, ma mi chiedo se molti diciottenni guardino Che tempo che fa, come noi quarantenni che la sera del sabato, ormai abbiamo poco da fare. E soprattutto mi chiedo se sia giusto dare una scelta fra vari temi, a quei diciottenni, che sono fattibili solo se uno ha letto e guardato in tv cose per conto suo, ma che assai difficilmente ha trattato approfonditamente in classe. Perché alcuni di loro sicuramente quei temi saranno stati in grado di farli, ed anche bene, però non grazie a quello che hanno imparato a scuola, ma in virtù del fatto che nel tempo libero hanno letto i giornali, guardato programmi televisivi, si sono informati sul mondo per conto loro, e anche perché magari alle spalle hanno famiglie di buona cultura, letture e disponibilità economica che hanno reso loro più facile coltivare questi interessi extra scolastici.

Mentre gli altri, quelli che magari non hanno case piene di libri di Magris, ma di tv in cui gira solo, nel migliore dei casi, Uomini e Donne, e alla mattina babbo e mamma non leggono e commentano l’Espresso o il Corriere, saranno rimasti lì, a guardare quelle tracce astruse, che citavano autori a loro sconosciuti perché nemmeno mai nominati in classe. E avranno avuto la conferma una volta in più, soprattutto se si erano impegnati a scuola, che in questa Italia l’istruzione scolastica non serve davvero a nulla. Neppure a passare gli esami della scuola stessa.

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