La musica ed suoni del deserto incontrano Bologna

Promosso dall’associazione Telket (impronta, in lingua tuareg) in collaborazione con il Festival Au Desert di Toumbouctou e il Festival du Tenerè–TinAuker, il Festival “Voci dal deserto” giunge ormai alla sua seconda edizione. Uno spazio ricco di eventi, riflessioni ed incontri sul mondo sahariano, il quale viene troppo spesso ridotto ad uno stereotipo di uomini «bleu» che percorrono fieri l’immensità del sahara, in sella ai propri dromedari.

Dietro tutto questo si nasconde, invece, una cultura ricchissima, un codice d’onore inflessibile, particolare e complesso, in cui il nomadismo non è solo una necessità imposta dall’ambiente in cui si trovano a vivere ma una vera e propria filosofia, un modo di scoprire il mondo.

Il festival si svolgerà dal 4 al 7 Luglio a Bologna, presso l’Orto dei Giusti (via dei Colli, 54) e sarà l’occasione per far conoscere e valorizzare le tradizioni e il sistema di vita tuareg, una popolazione decisa a preservare la propria libertà e la propria dignità pur nel dialogo aperto nei confronti della modernità.

Approfondiamo le questioni del Festival insieme a Silvia Ercoli dell’Associazione Tekelt che si occupa del mondo Tuareg e del deserto. Da circa un anno e mezzo ha fondato questa associazione dopo essere dovuta rientrare dalla Libia per ovvi motivi e dove ha lavorato per circa 10 anni nel sud con i tuareg (dove, sinceramente, sarebbe rimasta molto volentieri).

Cara Silvia, dove nasce la volontà e, per alcuni versi, la necessità di proporre un Festival del Deserto qui in Italia?

Nasce dalla necessità di far conoscere in maniera più approfondita e reale il mondo sahariano molto poco conosciuto dagli italiani e da un profondo amore e rispetto per queste terre e questi popoli

Quali saranno i temi principali affrontati all’interno del Festival?

Si parlerà di cultura, di tradizioni, di pace e di mondo femminile

Nomadismo non solo come dispositivo di sopravvivenza ma come lente attraverso cui vivere e scoprire il proprio mondo nell’equilibrio di uomo e natura. Cosa possiamo imparare da uno stile di vita così differente dal nostro?

La pazienza innanzi tutto, il non attaccamento alle cose, il saper aspettare e rispettare

Leggiamo anche che il festival non avrà solo una valenza culturale ma un risvolto pratico e concreto di supporto ed aiuto a popolazioni dei paesi africani. Puoi spiegarci meglio di cosa si tratta?

C’è un progetto da realizzare in mali di creazione di una cooperativa sociale che possa insegnare a coltivare in maniera più redditizia la terra ed aiutare quindi a poco a oco il rientro dei profughi

Rinnovando l’invito ad incontrarsi a Bologna dal 4 al 7 di Luglio, vogliamo chiudere questa breve intervista chiedendoti dove nasca e quale sia il rapporto stretto che intercorre tra nomadismo e musica, visto che sarà proprio uno dei temi principali del Festival.

La musica per i nomadi è un momento di incontro e di scambio la comunicazione passa per la musica il griot è colui che racconta di villaggio in villaggio cosa ha sentito cosa ha visto cantando

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