Invito al centro – seconda parte

L’esposizione della merce è iniziata come espressione della società industrializzata, che vedeva nella vetrinizzazione dei beni l’affermazione del proprio benessere e della modernità.
Emile Zola nel romanzo Al Paradiso delle Signore, presentando la realtà tipica dei Grandi Magazzini francesi dell’Ottocento, mette in scena proprio la perdita del rapporto diretto tra consumatore e venditore, in quanto il cliente è indotto ad andare a comprare non ciò di cui ha reale bisogno, ma ciò che l’immagine del progresso gli mette di fronte:
“ C’era il rombo continuo della macchina in moto, che portava dentro i clienti, li ammassava nei vari reparti, li stordiva con mille mercanzie, per poi gettarli alle casse. Tutto questo, regolato, organizzato con la precisione di un meccanismo: una folla di donne spinta dalla forza e dalla logica di un ingranaggio”

La stessa logica viene proposta oggi nei centri commerciali, dove il visitatore è libero di muoversi tra percorsi in realtà ben studiati, cercando di guidare le scelte del consumatore.

La maggiore competitività dei formati della grande distribuzione  è dovuta alla capacità di coordinare le attività all’interno del centro, la gestione unitaria da parte di una direzione può autonomamente definire l’assortimento merceologico dei negozi e lo schema distributivo, nonché promuovere le politiche pubblicitarie e i servizi collaterali da offrire ai consumatori.

L’auspicio è quello che le regioni riescano a operare in un’ottica di coordinazione tra programmazione commerciale e pianificazione urbanistica. Il vantaggio competitivo dei centri urbani potrebbe fondarsi sulla capacità di valorizzare le caratteristiche storiche, relazionali e identitarie del territorio in un sistema coordinato e condiviso di azioni mirate alla promozione turistica, commerciale e sociale dell’area per valorizzare le principali risorse distintive rispetto ai “poli” concorrenti.

Le politiche regionali tendono sempre più a promuovere forme di associazionismo con bandi per il finanziamento delle iniziative e programmi di recupero urbano, con l’obiettivo di restituire ai centri storici il ruolo di protagonista della vita sociale e economica della città. Certo è difficile far tornare i negozi in centro puntando solo sul mercato immobiliare, visto il grande divario tra il costo del suolo delle periferie in cui nascono i centri commerciali e i canoni di locazione dei negozi del centro storico. Fondamentale è rendere attrattive le vie storiche, rendere i corsi principali delle gallerie a cielo aperto di cui il cittadino dovrebbe sentirsi orgoglioso, capire che la loro pedonalizzazione e abbellimento può incentivare il consumatore a sostare e tornare.

Nell’ottica di vedere ridistribuito il commercio nelle zone urbani centrali, ci si domanda quale destino può essere ipotizzato per le grandi strutture commerciali.

Anche i centri commerciali invecchiano, il ciclo di vita dura tra i 10 e i 15 anni oltre i quali, senza un’adeguata manutenzione o intervento di ristrutturazione, inizia un processo di impoverimento che può terminare con il disuso.

Si potrebbe dunque proporre un’alternativa. Il centro commerciale può cercare una forma di integrazione con il territorio in cui si inserisce.
La localizzazione strategica in termini di accessibilità permetterebbe di destinare parte degli estesi parcheggi semivuoti in zone di ingresso alla città, nodi di interscambio in cui lasciare la macchina per spostarsi con i mezzi pubblici. La struttura commerciale può pensare non solo a un cambio di immagine, che sarebbe una soluzione anch’essa temporanea, ma potrebbe ospitare funzioni alternative, in un’azione di riposizionamento funzionale in linea con le potenzialità locali.

Con la politica di rinnovamento, la proprietà acquisirebbe una visibilità maggiore e più consenso tra i cittadini. Il comparto commerciale manterrebbe l’ipermercato come attività àncora, affiancata da medie strutture di vendita specializzate (elettronica, bricolage ecc) che difficilmente troverebbero spazi adatti nei negozi del centro. La grande flessibilità degli spazi permetterebbe la previsione di zone a locazione temporanea per l’esposizione da parte delle aziende di prodotti manifatturieri locali, laboratori didattici o artigianali, mercato dei prodotti tipici.

Si crede nell’opportunità di affiancare alla zona commerciale postazioni di co-working o attività per l’incentivo alla ricerca e all’innovazione.
A Jesi la collaborazione tra il gruppo Eridania Sadam S.p.a.-Gruppo Industriale Maccaferri, l’Università Politecnica delle Marche e il Comune di Jesi ha permesso la nascita dell’incubatone d’impresa Jesi Cube, quale attività proposta per la riconversione dell’ex zuccherificio che ospita anche strutture di vendita. L’incubatore d’impresa intende migliorare in modo significativo la sopravvivenza e le prospettive di crescita di nuove start up per essere maggiormente competitive nell’entrata sul mercato. L’impresa, a fronte dei servizi ricevuti, si impegna a corrispondere per il periodo di incubazione una quota fissa mensile crescente.

La struttura commerciale diventerebbe un luogo stimolante, in cui trovare dei servizi che pur garantendo gli interessi della proprietà, andrebbero incontro alle esigenze dei cittadini. Un luogo che potrebbe ospitare anche eventi culturali o musicali serali, così da venire vissuto in modo differente durante l’arco della giornata e evitare di rimanere una desolata sagoma durante l’orario di chiusura dei negozi.

Il cambiamento necessita della collaborazione di vari soggetti, dalla proprietà alle amministrazioni passando per le associazioni di categoria, ma si potrebbe pensare a uno sviluppo diverso nel corso del tempo, così da agire progressivamente e per priorità. Tale approccio permetterebbe di considerare i centri commerciali non più come strutture che voltano le spalle alla città, ma come potenzialità per lo sviluppo delle nostre città.

(per un approfondimento sul tema si segnala la tesi “FUORI TUTTO. Riposizionamento del parco commerciale di Tolentino” consultabile al link http://issuu.com/cinziarinaldesi/docs/relazione)

Comments

comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *