La battaglia di Orgosolo: la lotta popolare sconfigge lo Stato

Costantemente Via Libera dà voce a gruppi di cittadini che si impegnano nella difesa del territorio comune contro la tentata “colonizzazione” da parte di interessi privati. Vengono in mente, ad esempio, le vicende relative alla costituzione di centrali a biogas nei territori di Corridonia e Morrovalle dove, da molto tempo oramai, il Comitato Salute e Conservazione del Territorio e altri movimenti civici cercano di portare avanti battaglie difficili attraverso una protesta non violenta per arginare le ingiustizie provenienti dall’alto.

Facendo un salto dalle Marche alla Sardegna, viene in mente una piccola cittadina della Barbagia, nota terra piena di distese verdi adibite al pascolo, denominata Orgosolo. La motivazione principale che dona notorietà a questa cittadina è la miriade di murales presenti sulle pareti delle case degli orgolesi. Gli stessi che, negli anni sessanta, si sono trovati sulle pagine dei giornali nazionali grazie ad una bellissima vicenda di rivolta non violenta. A partire dal 1969 questa manciata di pastori sardi sono entrati nella storia del nostro Paese per la battaglia di Pratobello, una vittoria politica con la sola forza delle parole e dei propri ideali.

I fatti narrano che tra gli anni cinquanta e sessanta lo Stato Italiano decise di trasformare la Sardegna realizzando un’infinita serie di servitù militari che, ancora oggi, gravano sull’isola. I sardi riuscirono a fare poco per impedire la militarizzazione della propria terra. Solo le zone interne, come era già successo in passato, cercarono di resistere attraverso una mobilitazione che vide coinvolta tutta la popolazione locale.

Fu nel mese di Giugno del 1969 che il piccolo e combattivo comune di Orgosolo iniziò una lotta per dimostrare all’opinione pubblica che, attraverso la mobilitazione, l’unità e la protesta era ancora possibile governare dal basso ed impedire l’imposizione di leggi sgradite e lesive per la popolazione.
La rivolta antimilitarista di Orgosolo è stata un momento importante e fondamentale degli anni sessanta, un evento che ha dato nuova e vitale linfa ai movimenti separatisti ed ha alimentato il dibattito politico regionale, riuscendo a coinvolgere sia l’opinione pubblica che i partiti politici.

Dopo essere stato al centro delle cronache durante l’anno precedente, in seguito ai quattro giorni di sciopero di novembre durante i quali fu riproposta in termini nuovi e rivoluzionari la questione delle “zone interne”, Orgosolo si ritrovò nuovamente sulle prime pagine dei giornali. Nonostante la difficile situazione del Nuorese e un quadro di grande agitazione, il ministro della Difesa aveva infatti elaborato un progetto per l’installazione di una servitù militare a Pratobello, che prevedeva la realizzazione di un poligono permanente e l’invio di contingenti armati sul territorio del paese, in zone tradizionalmente utilizzate per il pascolo dei greggi nei mesi estivi, dopo il periodo di transumanza trascorso durante l’inverno nelle pianure del Campidano.

Alla decisione del governo seguì, a partire dal 18 giugno 1969, la mobilitazione della popolazione di Orgosolo, ampiamente documentata dagli organi di stampa, ma anche dal “controgiornale” curato dagli studenti di Orgosolo.
Il giorno 18 giugno, il “controgiornale” degli studenti riportò i seguenti fatti:

Nella piazza Pateri si svolge un’assemblea cui partecipa tutta la popolazione. All’unanimità viene presa la decisione di recarsi in massa, l’indomani mattina, nei pascoli di Pratobello per manifestare il dissenso di tutti i cittadini all’inizio delle esercitazioni militari e di impedirle con la presenza fisica di tutti gli orgolesi”.

Il 19 giugno “La Nuova Sardegna” scrisse:

Oltre duemila orgolesi marciano su Pratobello. Nessun incidente, anche per il prudente intervento di autorità ed esponenti politici. Dure critiche degli altri centri barbaricini all’atteggiamento di Orgosolo che sconfessa l’ospitalità sarda. Orgosolo non vuole i militari, non vuole esercitazioni a fuoco… non vuole neppure la zona del poligono di tiro… Su ciò non vi possono essere dubbi, purtroppo. Lo hanno detto, ribadito e dimostrato duemilacinquecento persone, giovani, vecchi, pastori, donne, ragazzi, contadini, studenti, operai. C’erano perfino un centenario ed un novantenne e due invalidi con stampelle. «Fuori, fuori dai nostri territori, dalle nostre montagne, dalle nostre campagne. Sono i terreni che conosciamo dai padri, dai nonni e dai bisnonni, dobbiamo disporne come meglio riteniamo», così hanno urlato oggi i dimostranti di Orgosolo ai tutori delle forze dell’ordine, ai loro dirigenti, ai militari che in autocolonna procedevano verso le montagne per picchettare la zona delle esercitazioni […] ”.

La lotta degli orgolesi durò circa una settimana e venne meno l’ipotesi della realizzazione del poligono militare. La lotta popolare aveva dimostrato che lo Stato difficilmente sarebbe riuscito a realizzare nuove servitù militari, su territori utilizzati da secoli per attività agricole e pastorali, senza il parere delle popolazioni coinvolte.

Pochi anni dopo il professor Del Casino, orgolese di nascita e trasferitosi a Siena, insieme ad un gruppo di studenti ebbe la brillante idea di scendere a Orgosolo per realizzare una serie di dieci dipinti sulle mura cittadine per rappresentare la lotta avvenuta. Grazie alla notorietà del professore numerosi collettivi artistici provenienti da più zone d’Italia, in gran parte milanesi, scesero in Sardegna per colorare la piccola cittadina di altri dipinti a sfondo politico e sociale. Tutt’oggi è ancora attiva questa pratica e ogni orgolese è fiero dei “murales” che vengono realizzati a casa propria.

E’ molto significativo per un cittadino italiano arrivare ad Orgosolo e poter fotografare i vari dipinti raffiguranti personaggi che rappresentano per tutta l’umanità un esempio di lotta politica e sociale. Qui di seguito riportiamo un accurato reportage di immagini.

 

 

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