Officina Universitaria sulla via maestra della Costituzione

Officina Universitaria comunica la sua adesione ufficiale all’appello in difesa della Costituzione lanciato nelle scorse settimane da personaggi del mondo dell’associazionismo, della cultura, del sindacato e della politica (tra cui in primis Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebesky e Maurizio Landini) e annuncia, di conseguenza, la partecipazione alla manifestazione “COSTITUZIONE: LA VIA MAESTRA” che si terrà a Roma il 12 ottobre.

Da anni la Costituzione è sotto attacco: per molti rappresenta un qualcosa di vetusto, un’eredità scomoda, ormai ingombrante nell’epoca segnata dallo stato d’eccezione permanente della “crisi”, un qualcosa che, a causa del catalogo di diritti fondamentali e di tutele che in essa sono consacrati, fa del nostro paese un paese vecchio e poco appetibile per gli investitori. JPMorgan, una delle principali agenzie di Rating, pochi mesi fa ha detto che i governi europei dovrebbero modificare le loro costituzioni perché retaggio di una cultura eccessivamente legata alle vicende dell’antifascismo europeo, che garantiva troppi diritti. Non c’è da stupirsi che lo dica una delle tre agenzie di Rating (controllate dalle principali banche speculative del mondo) che hanno tenuto in scacco l’Europa per tre anni e che hanno fatto sprofondare la Grecia nella miseria imponendo politiche di austerità che hanno annientato qualsiasi diritto.

Oggi il governo delle larghe intese ha avviato un percorso volto a cambiare la Costituzione stravolgendo l’art.138, ovvero l’articolo che, prevedendo una procedura rinforzata per modificare la Costituzione, di fatto fa della nostra carta fondamentale una Costituzione rigida, una Costituzione che quindi, in quanto fonte suprema del diritto che contiene i paradigmi della vita democratica e civile del nostro paese, non può dunque essere stravolta dalle maggioranze parlamentari di volta in volta presenti, ma che per essere modificata appunto necessita di un largo e solido consenso parlamentare e di un pronunciamento popolare. Stravolgendo l’art.138, un governo nato da compromessi di palazzo per rispondere al diktat dell’Europa e della BCE ed un parlamento di nominati eletto con una legge elettorale (“il porcellum”) sulla quale vi sono pesanti dubbi di incostituzionalità potrebbero di fatto mettere mano ai fondamenti della nostra democrazia: contro tutto ciò crediamo sia necessario dare un segnale forte come cittadini e come studenti.

Come sindacato studentesco, abbiamo scelto di prendere parte a questo percorso di mobilitazione perché crediamo che la Costituzione rappresenti oggi il punto di partenza ineludibile per riaprire qualunque percorso di cambiamento nel nostro paese: è nella Costituzione infatti che è affermato
solennemente il Diritto allo Studio (art.34), la cui difesa è da sempre l’orizzonte della nostra azione politica e sindacale. Tuttavia il diritto dei capaci e dei meritevoli, anche se privi di mezzi, di raggiungere i gradi più alti dell’istruzione, anche grazie all’intervento dello stato attraverso borse di studio e altre provvidenze, è stato negli anni di fatto cancellato: a partire infatti dalla riforma Gelmini, passando per gli interventi di Tremonti fino ad arrivare alle manovre “lacrime e sangue” di Monti, i tagli al finanziamento statale al sistema del welfare universitario sono stati imponenti e hanno portato di fatto l’università a diventare un lusso agli occhi di larghe fasce della popolazione, ed anche questo governo non sembra voler dare segni di un’inversione di tendenza.

Per questo scenderemo in piazza, perché difendere la Costituzione vuol dire difendere l’idea di un’università pubblica e laica, l’idea del sapere come diritto per tutti e non come merce per pochi, perché vogliamo un’università migliore rispetto a quella che ci hanno “regalato” coloro che hanno governato l’Italia finora e che tuttora la governano.
L’Italia è un paese ormai in ginocchio, un paese che riscopre drammaticamente la dimensione della povertà, della sofferenza, dove il tasso di disoccupazione (soprattutto di quella giovanile) è ormai a livelli inaccettabili, dove ci sono sempre meno diritti e sempre meno spazi di democrazia, dove l’Università è sempre più un privilegio per pochi: crediamo che per riaprire la partita del cambiamento sia necessario ripartire dalla difesa dei capisaldi di quella “civiltà del lavoro” che i poteri forti europei vogliono smantellare, quei paradigmi irrinunciabili di uguaglianza e di giustizia sociale che sono consacrati nella nostra Carta Costituzionale.

Pertanto la manifestazione del 12 ottobre non è per noi un momento celebrativo, non è una mera e aprioristica difesa della costituzione in chiave conservatrice, ma è, all’opposto, un nuovo inizio, per l’applicazione della Costituzione in tutte le sue parti e per rilanciare una prospettiva di cambiamento nell’europa delle macellerie sociali, della politica ridotta in una condizione ancillare rispetto all’economia, del dominio dell’ideologia neoliberista.

L’assemblea di Officina Universitaria

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