Erasmus + mobilità per tutti.

Si è svolto lo scorso 3 ottobre presso l’Aula Magna dell’Università degli studi di Macerata il “Welcome Day” che ha dato il benvenuto agli studenti internazionali in arrivo nel  1° semestre, grazie ai progetti di mobilità LLP/Erasmus e accordi bilaterali. Anche quest’anno Via Libera è stata invitata ad intervenire alla conferenza dedicata alla presentazione di realtà associative presenti sul territorio maceratese che si rivolgono ai giovani (e non solo) che vivono Macerata.
Ci siamo chiesti come e quanto sia cresciuta la percentuale di studenti internazionali della nostra Università. Per capire meglio la questione abbiamo chiesto alcuni dati al Centro Rapporti Internazionali dell’Univerisità di Macerata.

I report europei indicano che più di 3 milioni di studenti hanno beneficiato di borse Erasmus dell’UE dall’avvio del programma nel 1987. A Macerata questa tendenza sembra essere confermata da incrementi costanti negli anni, come certifica la tabella sotto:

outgoing
2005-2006 2006-2007 2007-2008 2008-2009 2009-2010 2010-2011 2011-2012 2012-2013
139 148 177 178 199 209 194 215
incoming
2005-2006 2006-2007 2007-2008 2008-2009 2009-2010 2010-2011 2011-2012 2012-2013
68 98 105 107 126 136 144


Erasmus+, il nuovo programma dell’UE per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport, che dovrebbe prendere il via nel gennaio 2014, prenderà le mosse dall’eredità di Erasmus offrendo entro il 2020 a 4 milioni di persone l’opportunità di studiare, formarsi, insegnare o fare opera di volontariato all’estero. La Commissione ha deciso di accorpare in un solo programma le azioni volte allo studio e alla mobilità in generale. Molte associazione giovanili, da quanto si legge da una nota dello European Youth Forum, sono contro questa decisione presa dal Commissario Europeo per l’istruzione Vassiliou. Dicono che i fondi saranno destinati, per la maggior parte, al programma Erasmus, lasciando da parte Gioventù in Azione, Erasmus Mundus, Tempus, Alfa, Edulink. La nota dello EYF contesta il taglio di fondi all’attuale programma “Gioventù in Azione” che ha come obiettivi principali quelli di promuovere le competenze e le abilità dei giovani, in particolare quelli con minori opportunità, la loro partecipazione alla vita democratica in Europa e nel mercato del lavoro, la loro cittadinanza attiva, inclusione, mobilità, apprendimento culturale, comprensione reciproca e solidarietà. Sono questi valori che il programma Erasmus veicola sì, ma solo in parte.

Dalla sua l’Erasmus Student Network ha selezionato studenti provenienti da ciascun paese e che hanno fatto un’esperienza all’estero grazie a Erasmus nell’anno accademico 2012-2013 per celebrare il traguardo dei 3 milioni di partecipanti. Questi studenti dichiarano unanimemente che la loro esperienza Erasmus ha superato le loro aspettative, arricchendoli sia sul piano personale che professionale.
Di seguito riportiamo uno spezzone di un racconto fatto da Silvia Farroni, studenttesa UNIMC di qualche anno fa, riguardo la sua esperienza all’estero. Chiedemmo a Silvia di scrivere questo pezzo l’anno scorso in occasione del Welcome Day degli studenti stranieri del 2° semestre.

Cercherò di essere sintetica, non ci riuscirò.
L’erasmus cambia la vita? Non lo so, la frase più giusta da dire è “da ogni viaggio si torna cambiati”.
Quando decidi di partire e ti trovi davanti ad un foglio con scritto “inserisci qui le tue quattro scelte” pensi “ok, sentiamo gli altri erasmus!”.
Non vi è idea più sbagliata! Ognuno parlerà della sua meta come la migliore, quella da scegliere.
Io reputo che ognuno debba scegliere la PROPRIA meta autonomamente.
Per me non è stato particolarmente difficile scegliere Wroclaw, perché sapevo quello che cercavo: il mio obiettivo era quello di imparare l’inglese e studiare seriamente, e perché no, divertirmi.
Questi obiettivi non sono inconciliabili.
Arrivato a destinazione comprendi che la tua vita è completamente nelle tue mani.
Ogni giorno devi sfidare te stesso, ogni giorno sfidi te stesso: da quando devi chiedere un favore alla sconosciuta coinquilina turca, a quando ti trovi “in front of the professor” e devi chiedere qualcosa di importante per l’esame imminente.
Qui non ci sono il tuo ragazzo, la tua famiglia, i tuoi amici.
Quando dicono che in questi casi si tira fuori lo spirito di sopravvivenza… bèh.. io non ci credo…! Qui tiri fuori tutto te stesso, l’io più profondo, e cominci ad utilizzare solo le tue gambe capendo di non averlo già fatto quando i tuoi genitori hanno smesso di prenderti in braccio.
Devo ammettere che nonostante la mia ansia, per me non è stato difficile, forse perché non mi sono mai crogiolata sull’aiuto della mia famiglia (seppur essa sempre presente), neppure prima di partire per quest’esperienza.
In erasmus hai tanto tempo per te stesso, dunque rifletti e prendi scelte importanti, che probabilmente non prenderesti nella routine.
Non sto parlando di un’altra vita, come la maggior parte delle persone lo definiscono: io l’ho sempre vissuto come parte integrante della mia vita, non è fantascienza, non è un gioco.
Prima di partire credevo di conoscere altre culture, ora ho capito che in realtà le conoscevo con grande superficialità.
In erasmus inevitabilmente si fanno anche distinzioni etniche, lungi da me parlare di razzismo, si scoprono nuovi modi di comportarsi, nuovi cibi, nuovi modi di esprimersi, e nuovi gesti. Si comprende in maniera più tangibile, la differenza che c’è fra cittadini del mondo.
L’erasmus ti permette di studiare all’estero in un luogo in cui vi è un posto riservato per te, con tanto di finanziamento: quando si potrà riavere una tale opportunità? Mai.
In erasmus puoi fare tutto, sei te in mezzo a tanta gente, in piena libertà. Questo è il rischio, nonché l’opportunità più bella.
L’erasmus può cambiarti in meglio, tanto quanto in peggio; puoi partire con un obiettivo o senza: puoi scegliere, e nulla è più importante.
In erasmus puoi diventare chiunque, restare te stesso è qualcosa di fondamentale a mio avviso, ma di fronte a sconosciuti talvolta quello che vuoi è crearti una maschera, una personalità.
Se vuoi, puoi, e tutto il resto è un’enorme scusa: in erasmus si deve prendere tutto il tempo necessario per scoprire se stessi e per essere se stessi. Un luogo di pensiero e solitudine non può che giovare alla frenesia di questo nuovo millennio.
Io parlo di responsabilità, credendo fermamente che questa non precluda il divertimento, qualche bevuta di troppo, qualche assenza di troppo, qualche cavolata, tutto ciò che la nostra testa e il nostro cuore vuole in quel momento, è consentito.
L’esperienza a volte potrebbe sembrare impossibile da continuare, tutto sta a non mollare, cogliendo ogni cosa positiva ed utilizzandola come forza per andare avanti.
Si, c’è chi non ce l’ha fatta e se ne è andato, ma tutti prima o poi si troveranno avanti ad ostacoli che non possono essere evitati, e l’erasmus è davvero un buon allenamento; la vita il più delle volte non ti permette di fare le prove, l’erasmus è anche una grande prova.
Concludo dicendo che sono partita con mille domande in testa; mi chiedevo soprattutto cosa avrei avuto e cosa non avrei più avuto al mio ritorno: ora ho capito che se doveste tornare con qualcosa in meno, non sarà stato l’erasmus ad avervelo portarvelo via.
Ok, troppe parole mielose, ma, ahimè.. Questo è l’erasmus!

 

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