I “pirati” della pace.

Sono passate ormai più di tre settimane dall’arresto dei 30 attivisti di Green Peace da parte delle autorità russe, tra cui il napoletano Cristian D’Alessandro, ma la loro posizione processuale non accenna a migliorare. Il preoccupante silenzio dei maggiori mezzi di informazione rende inevitabile il confronto con l’altra problematica vicenda, ben più risonante nelle case degli italiani, dei due marò in stato di arresto in India. Eppure, stiamo pur sempre parlando di un ragazzo italiano, imprigionato all’estero, per motivi sulla cui legittimità ci sarebbe molto da discutere.

Certo, Cristian insieme ai suoi colleghi ambientalisti, non si trovava nel Mare del Nord per lavoro e non è al servizio di alcuno Stato. In un certo senso, però, era là per rendere un servizio a tutti noi: da tempo, Green Peace si batte contro le attività estrattive di petrolio e gas nell’Artico, per sensibilizzare la comunità internazionale sul potenziale disastro ambientale che una piattaforma petrolifera potrebbe provocare a quelle latitudini; oltre al rischio di incidenti e fuoriuscite, le trivellazioni, stando alle valutazioni dell’associazione, causano vibrazioni sulla crosta terrestre che favorirebbero lo scioglimento dei ghiacci. Al ritiro dei ghiacciai, peraltro, consegue l’estensione dell’area disponibile per l’estrazione, creando un pericoloso circolo di profitti per le compagnie petrolifere e di danni al Pianeta per il resto del mondo.

Non è, quindi, per mero capriccio o spirito bellicoso che Green Peace prende di mira la Gazprom, il colosso russo dell’energia, la cui piattaforma è stata avvicinata il 18 settembre scorso dalla rompighiaccio Artic Sunrise. Per definizione, l’associazione persegue scopi ambientalisti e pacifisti: il tentativo di abbordaggio aveva come unico scopo quello di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale sulle perforazioni della Gazprom nell’Artico e sui rischi ambientali connessi. Del resto, difficilmente potrebbe immaginarsi uno scopo diverso, dato che la nave di Green Peace con i suoi volontari non avrebbe mai potuto seriamente ostacolare il lavoro di un tale gigante di ferro e cemento.

Eppure, sembra che le attività di disturbo abbiano fatto arrabbiare le autorità russe, tanto da indurre i militari a seguire gli attivisti, una volta terminata l’azione,  e ad arrestarli in acque internazionali due giorni dopo, facendo irruzione sulla loro nave. Una volta trasportati sulla terraferma, è stata formalizzata l’accusa: pirateria, un reato punito in Russia con una pena fino a 15 anni di reclusione. Gli investigatori hanno inoltre riferito, pochi giorni fa, di aver ritrovato sulla nave (ormai senza equipaggio da due settimane) presunte sostanze stupefacenti ed attrezzature adatte all’utilizzo sia civile che militare.

Le accuse non lasciano dubbi sulle intenzioni degli inquirenti russi di “dare una lezione” a Green Peace.

Accuse quanto mai pretestuose: giuridicamente, i fatti accaduti non hanno nulla a che fare con la pirateria. Questa è disciplinata dalla Convenzione sull’Alto Mare di Ginevra del 1958, richiamata integralmente dagli articoli 100 al 107 della Convenzione sul Diritto del Mare di Montego Bay del 1982, che la definiscono come: ogni atto illecito di violenza, di sequestro o di depredazione, commesso per fini privati, dall’equipaggio o dai passeggeri di una nave privata o di un aeromobile privato, e rivolti contro una nave o aeromobile, oppure contro persone e beni, in un luogo al di fuori della giurisdizione di qualunque Stato.

Gli elementi che caratterizzano la pirateria sono, dunque, in primis la violenza e la natura privata del fine. È ridicolo affibbiare ai 30 volontari di Green Peace una simile etichetta dato che, anche ad occhi non esperti, emerge lampante la differenza tra loro ed i veri pirati, considerati (questi sì) criminali internazionali.

All’interno dei circoli diplomatici, la tensione tra la Russia e gli Stati coinvolti è altissima. Finora però, di azioni concrete a tutela degli arrestati se ne sono viste poche. Soltanto l’Olanda, nazione di appartenenza della nave, nonchè sede di Green Peace, ha aperto una procedura di arbitrato  internazionale davanti al Tribunale Internazionale per il diritto del Mare per il recupero della nave sequestrata. Ufficialmente, l’Olanda è l’unico stato legittimato ad agire giuridicamente contro la Russia, ma gli altri Stati potrebbero comunque intervenire nella procedura a  sostegno dell’iniziativa. Così ha fatto la Danimarca e così dovrebbero fare l’Italia e gli altri Stati di provenienza degli attivisti (in totale, 18 Paesi).

La posizione italiana, per la verità, appare complicata da questioni economiche: la Gazprom, infatti, è il nostro maggior fornitore estero di gas combustibile, il che rende l’Italia un interlocutore non libero di agire in maniera incisiva nei confronti della Russia. La “ragione di Stato” a confronto con il rispetto delle libertà individuali: per una volta, speriamo che il risultato sia sorprendente.

Per approfondimenti:

–          sulla protesta di Green Peace: http://www.greenpeace.org/italy/it/;

–          sulla pirateria: http://www.difesa.it/Primo_Piano/Documents/Documenti_aprile/La_pirateria.pdf

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