L’Italia, l’Europa e lo spread dei diritti civili

C’è stato un tempo, neanche molto lontano, in cui la richiesta di una qualche forma di riconoscimento delle unioni omosessuali era una prerogativa delle forze della sinistra radicale.

È, questo, un argomento sul quale l’Italia ha accumulato un notevole ritardo rispetto alle legislazione di altri stati.

Limitando lo sguardo alla sola Europa, i Paesi Bassi sono stati, nel 2001, il primo paese a riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Nel corso degli anni l’esempio olandese è stato seguito da numerosi stati che, con varie sfumature, hanno adottato provvedimenti legislativi volti a cercare di equiparare le coppie omosessuali a quelle eterosessuali: in alcuni paesi si fa esplicito riferimento al matrimonio; altri, invece, si limitano a riconoscere differenti tipologie di unioni civili.

Francia e Gran Bretagna sono gli ultimi paesi ad aver legiferato in questo settore. La Francia ha riconosciuto alle coppie omosessuali sia la possibilità di sposarsi che quella di adottare figli. Il Regno Unito ha, invece, varato un provvedimento differente, che riconosce le unioni civili senza parlare di matrimonio.

Anche oltreoceano si sono fatti passi da gigante: in questo senso, uno degli ultimi è stata la notizia dell’incostituzionalità del Defense of Marriage Act: la Corte Suprema statunitense ha stabilito che i matrimoni gay contratti negli stati americani in cui sono permessi hanno valore legale in tutti gli altri, anche in quelli in cui non sono espressamente previsti.

È da notare come, ormai, il tema sia particolarmente e fortemente sentito dall’opinione pubblica. Prova ne è proprio quanto successo in Francia e Regno Unito, dove due governi di due fazioni politicamente avverse (in Francia governano i socialisti, mentre in Gran Bretagna vi sono i conservatori) hanno, entrambi, lavorato in una direzione sostanzialmente simile.

Lo stesso non si può dire dell’Italia. La necessità e l’urgenza di fronteggiare la crisi economica sono alibi sempre validi per rinviare ad un futuro non meglio precisato un serio ed approfondito dibattito sulla regolamentazione delle coppie di fatto (eterosessuali ed omosessuali). Insomma: non è mai l’ora del riconoscimento dei diritti civili.

Qualcosa, tuttavia, sta cambiando. Archiviate le poco felici stagioni dei PACS e dei DICO (acronimi che, almeno da noi, non hanno saputo dare risposte), alcuni comuni hanno approvato un registro per le unioni civili. I ricordi corrono a Milano, dove, qualche mese fa, tale registro è stato adottato al termine di un consiglio comunale infinito. La strada per arrivare a riconoscere la piena cittadinanza a tutte le coppie è ancora molto lunga. È innegabile, però, che un primo, piccolo passo sia stato compiuto.

E se, dopo Milano (e molte altre città), toccasse a Macerata?

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