Il crowdfunding. Il prestito oltre le banche

L’accesso al credito è un problema che riguarda sempre più persone. E, soprattutto, è una questione che, anche a causa della crisi, è arrivata nei paesi occidentali.

Molte banche, ormai, stanno chiudendo i rubinetti. Così, prendere in prestito il denaro diviene sempre più complesso.

Come fare, allora, a soddisfare le necessità delle tante persone e delle altrettanto numerose imprese (soprattutto di piccole dimensioni) che hanno bisogno di denaro per avviare i loro progetti?

Negli ultimi anni sono nate e cresciute alcune alternative che si muovono proprio in questo senso. Una delle novità più recenti è rappresentata dal crowdfunding.

Via Libera ne aveva già parlato l’anno scorso. Letteralmente, è la fusione dei termini inglesi crowd (folla) e funding (finanziamento). Si tratta, dunque, di una sorta di finanziamento dal basso, in cui ciascuno può scegliere di destinare una somma di denaro (non necessariamente elevata) al finanziamento di un progetto. Le transazioni avvengono nel web, tramite appositi portali che raccolgono i programmi finanziabili.

Il crowdfunding si è sviluppato principalmente nel Nord America. Ora sta approdando in Europa e l’Italia è stato il primo paese ad approvare, lo scorso luglio, un regolamento che disciplina la “gestione di portali per la raccolta di capitali per le start-up innovative” e le “offerte attraverso portali per la raccolta di capitali”. Il regolamento è perfezionabile, ma ci sono tutte le premesse affinché l’Italia sia e resti protagonista di questa partita. Per dirla in termini economici, c’è un vantaggio competitivo che l’Italia deve essere brava a mantenere e valorizzare.

Recentemente il crowdfunding è balzato agli onori della cronaca grazie alle vicende che hanno interessato il Festival Internazionale del Giornalismo.

In un primo momento sembrava che i giorni della kermesse giornalistica fossero agli sgoccioli: tante e troppe le difficoltà incontrate nell’accumulare un budget che consentisse di dar vita ad un festival all’altezza della fama dell’evento e delle aspettative generate dalle edizioni passate. A mettere in difficoltà Arianna Ciccone e Chris Potter – ideatori del Festival – è stato soprattutto il taglio dei finanziamenti in arrivo, a vario titolo, dal pubblico e dagli sponsor istituzionali.

Ecco, allora, la decisione brusca ed apparentemente irreversibile: il festival chiude i battenti. Stop at the top, riprendendo le parole di Chris Potter.

A poche settimane di distanza arriva il ripensamento: l’ijf non lascia. Anzi, raddoppia. I tagli ai finanziamenti in arrivo dal settore pubblico vengono sopperiti da alcune sponsorizzazioni private e dal crowdfunding.

Un’esperienza per certi aspetti simile esiste anche nel nostro territorio. Via Libera ne ha parlato recentemente. Una parte dell’Hamlin Fest sarà finanziata proprio tramite il ricorso al crowdfunding.

Sono stati fissati anche degli obiettivi, ma il loro raggiungimento è ancora lontano. Entrambi i progetti hanno raccolto circa il 25% del budget previsto. Ma se le donazioni per l’ijf chiudono tra quasi tre mesi, la scadenza di quelle per l’Hamlin Fest è alle porte, mancando meno di un mese al termine fissato.

Comments

comments

2 pensieri su “Il crowdfunding. Il prestito oltre le banche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *