Affitti alle stelle! Chi vince? Chi perde?

Milleduecento euro al mese per un locale di 26 metri quadri in Corso Matteotti. Tremila euro per uno spazio (più grande) in Piazza Mazzini; duemilacinquecento euro in Corso Garibaldi.

Stiamo parlando di Macerata: dei prezzi richiesti per l’affitto di locali commerciali. Sono alcune cifre provate, emerse da un’indagine svolta sul campo.

Si tratta di esempi di una realtà sballata, incurante della crisi gravissima che stiamo attraversando, e che colpisce in modo particolarmente pesante il commercio; una realtà virtuale vissuta probabilmente solo dai proprietari che si ostinano a chiedere certi prezzi.

Quando ci lamentiamo degli esercizi commerciali vuoti, delle attività che chiudono, dando la colpa a chi impedisce alle auto di entrare direttamente dentro i negozi, forse dovremmo riflettere su una rigidità dell’offerta di locali commerciali che sa di incoscienza, quando non di speculazione.

Considerato che i consumi si stanno contraendo sensibilmente, e che quindi i negozianti sono costretti a fronteggiare una generalizzata riduzione delle vendite, quale sarà il giorno del mese in cui i ricavi supereranno questi esorbitanti costi fissi? Nei restanti giorni sarà possibile ottenere uno stipendio degno di questo nome?

Nella risposta a questi interrogativi sta probabilmente una delle cause principali la causa che impedisce il fiorire di nuove attività commerciali o artigianali in centro e che determina la chiusura a ripetizione di negozi, sia di quelli storici che di quelli più recenti.

Dovremmo anche riflettere sulla difficoltà di accedere al credito, sui problemi enormi che impediscono a chi non ha le spalle coperte di far valere idee e proposte innovative, su istituzioni che sembrano più concentrate a mantenere il loro ruolo piuttosto che a prestare aiuto a chi cerca di intraprendere un’attività.

Chi denuncia la difficoltà di accedere al centro storico, e vede in poche auto in piazza la condizione necessaria e sufficiente per il rilancio, oltre ad avere una concezione superata dai tempi e dagli esempi di tante altre realtà, è così concentrato sulla polemica legata alle pedonalizzazioni che non riesce a cogliere questa realtà oggettiva: per quale motivo venire in centro se l’offerta commerciale non è attraente, se non nascono nuovi negozi o botteghe artigiane che propongono articoli originali, se oltre al lusso c’è veramente poco tra cui scegliere?

E’ per questo che il Coordinamento delle associazioni rivendica la necessità di una strategia complessiva per favorire un nuovo sviluppo del centro storico: se è difficile arrivare in piazza le attività languono, ma non si viene dentro le mura senza la prospettiva di visitare luoghi accoglienti e di fare una spesa possibilmente originale e conveniente.

Ritornando agli affitti: agire sui privati che pretendono certe cifre è complicato, ma non impossibile. Prima di tutto si potrebbe agire sul quadro dell’offerta, creando una sorta di database dei locali liberi in cui sia trasparente il prezzo richiesto; in questo modo sarebbe più facile far incontrare domanda e offerta, con il possibile effetto che chi chiede cifre fuori mercato sarebbe maggiormente indotto a ridurre le pretese.

Un impegno simile potrebbe essere rivolto anche agli appartamenti, per cercare di portare nuovi residenti a vivere e rendere vitale il centro, o anche per realizzare un mercato più trasparente e conveniente per gli affitti agli studenti, uno dei presupposti affinché Macerata possa realmente essere città universitaria.

Anche i locali sfitti degli enti pubblici dovrebbero entrare in gioco, magari per diventare sede dell’attività di giovani desiderosi di esprimere la loro creatività, con ricadute positive sulla vitalità del tessuto cittadino.

La Camera di Commercio, le associazioni di categoria, gli istituti di credito dovrebbero essere coinvolti per sostenere i tentativi di chi vuole creare occupazione e suscitare energie positive; in giro per l’Italia ci sono esempi in tal senso che puntano alla rivitalizzazione degli spazi che la crisi lascia inoccupati. C’è da fare un lavoro di studio, di analisi, di proposta. La politica e gli uffici non devono fare questo?

Le stesse agenzie immobiliari soffrono della rigidità di proprietari spesso lontani, inconsapevoli del danno fatto alla città intera, poiché le vetrine spente sono un piccolo lutto cittadino e di questo passo non potranno che aumentare. Gli stessi professionisti hanno dati e proposte in merito da considerare; anche un uso temporaneo degli spazi a fini espositivi per mostre o attività sporadiche potrebbe favorire la rivitalizzazione di intere piazze ed riattivare percorsi dimenticati. E’ ampiamente provato che ci si muove verso ciò che interessa, anche se a volte non è proprio comodo farlo, ed è compito degli operatori destare l’attenzione con proposte allettanti, dei proprietari favorire le buone pratiche, dell’Amministrazione coordinare queste logiche in un disegno condiviso, una strategia complessiva ed efficace. Anche se alcuni proprietari illuminati hanno abbassato un pochino i canoni, pur di garantirsi un reddito, una saracinesca abbassata non é utile a nessuno.

Il cuore di Macerata batte ancora, è stato il titolo della nostra iniziativa che il 3 novembre ha portato tanta gente a riscoprire il nostro centro insieme alla professoressa Angela Montironi, e che ripeteremo con un nuovo percorso l’8 dicembre; ma per portare ogni giorno sangue a questo cuore è necessario un impegno straordinario delle istituzioni e della cittadinanza attiva.

Il Coordinamento per il Centro Storico: Associazione Ciclo Stile, Associazione La Grondaia, Associazione Nuovo Cinema Italia, Associazione Gruca,Forum Paesaggio Macerata, Laboratorio Giovanile Sociale, Bottega Commercio Equo e Solidale, Condotta Slow Food, MC in transizione.

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