Diritto e legalità: una domanda a partire da una occupazione

Come anticipato la scorsa settimana nell’articolo dedicato all’occupazione dell’ex-Asilo del quartiere Borgo di Fabriano trasformato in Laboratorio Sociale (vedi http://www.vialiberamc.it/2013/11/13/laboratorio-sociale-fabbri-da-spazio-inutilizzato-a-luogo-vivo/), vorrei proporre una brevissima riflessione su due concetti importanti che vengono chiamati in gioco nel dibattito che ne è seguito. I concetti in questione sono quelli di diritto e di legalità che, molto spesso, si ritrovano uniti all’interno di una unica domanda dalla quale vorrei iniziare a riflettere.

Questa domanda può essere riassunta pressappoco così: «Può la rivendicazione di un diritto – per quanto alto ed importante sia – porsi in contrasto con la legalità?». Rivendicare per la propria città – o per il proprio quartiere – uno spazio inutilizzato e trasformarlo in laboratorio di cittadinanza (garante di diritti e stimolatore di doveri verso la comunità) può porsi in contrasto con la legalità o ponendosi in contrasto con essa ne vanifica la spinta civile? La molla che mi ha convinto ad esplorare un po’ meglio la domanda è proprio questo ragionamento che, molto spesso, viene evocato in casi del genere e che, a mio avviso, non coglie appieno la questione.

Quello che vorrei far notare, infatti, è che molto spesso la rivendicazione di un diritto si pone di necessità in contrasto con la legalità – non è, quindi, un assurdo – poiché la legge è espressione diretta della storia culturale di un popolo e, in un certo qual modo, ne cristallizza le tradizioni, le credenze e i valori passati. Se, infatti, ogni rivendicazione ha come obiettivo il riconoscimento di uno stato di cose nuovo che dovrebbe entrare a far parte del patrimonio culturale della comunità, esso si pone costitutivamente contro la legalità in quanto quest’ultima è la struttura di reazione immediata di quel mondo valoriale che ancora non vuole accettare – o non può ancora comprendere – le trasformazioni in atto. Ma, con il passare del tempo, ogni struttura è destinata a cedere cosicché quel diritto riesce a farsi riconoscere nella comunità, integrandosi, successivamente, anche nel sistema legislativo. Ma ogni punto di arrivo, come ben si capisce, altro non è che un nuovo punto di partenza, nuovo inizio di altre battaglie.

Un meccanismo, quindi, non solo di principio ma che può facilmente essere osservato nei molteplici esempi della storia recente e passata. La battaglia fatta dalle donne per il voto, per esempio, ne è un ottimo esempio: la rivendicazione di quel diritto, infatti, sfidava in modo diretto e preciso la legge la quale, a sua volta, era espressione di un sistema valoriale che aveva in poco conto la dignità delle donne. Analoghi discorsi possono essere fatti per le battaglie per l’abolizione della schiavitù o, per esempio, quella per l’indipendenza indiana fatta da Gandhi; quest’ultimo caso, a mio avviso, è significativo perché dimostra come non tutte le rivendicazioni debbano essere violente e che, anzi, possono essere perseguite mediante un cammino di non-violenza e di silenzioso attivismo dal basso.

Ovviamente, non ogni rivendicazione ha una sua dignità perché, appunto, ad essere rivendicato deve esserci un diritto, considerato quale elemento strutturale dell’abitare sociale e politico dell’uomo all’interno della propria comunità. La rivendicazione di un diritto, di conseguenza, ha lo scopo di rendere più solida e soddisfacente la nostra vita poiché ne fissa in maniera più concreta le fondamenta inalienabili. La domanda da cui siamo partiti, dunque, non appare un valido argomento ma, anzi, dimostra ancor di più la necessità di impegnarsi per aggiungere un mattone di consapevolezza alla nostra vita.

In conclusione, ritengo che battaglie come quelle fatte a Fabriano siano espressioni vitali e potenti, soprattutto per una generazione, la nostra, che per la prima volta non si trova a dover lottare per guadagnare nuovi diritti ma per difendere quelli passati. Costruire una società nuova in cui abitare passa, in primo luogo, anche da qui.

 

Comments

comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *