Lauro Rossi riempito dallo Zio Vanja di Bellocchio

Martedì 12 dicembre 2013, viene proposto a Macerata al Teatro Lauro Rossi, uno spettacolo unico ed imperdibile per gli appassionati di teatro provenienti da tutta la regione: “Zio Vanja” di Anton Cechov. La regia è affidata all’ormai affermato Marco Bellocchio, con un seguito di attori del calibro di Michele Placido e Sergio Rubini. L’avvenimento ha inizio alle ore 21, e si riesce a trovare posto soltanto nelle “balconate”, in una posizione non certo ideale per il maggior godimento dell’opera. Il teatro è gremito e l’eccitazione causata dall’evento è grande, riuscendo così a coinvolgere l’intera popolazione maceratese, senza alcuna distinzione d’età. Si smorzano le luci e il silenzio ben presto cala in sala. Si apre il sipario ed emerge subito una figura di fronte al pubblico, si tratta del dottor Astrov (Pier Giorgio Bellocchio), il quale funge da introduttore ai problemi che affliggono una famiglia della campagna russa, grazie ad una sorta di monologo-dialogo con la vecchia madre di famiglia Marija (Lucia Ragni).

La commedia è ambientata in una casa rurale scarna che rende l’idea del periodo storico preso in considerazione da Cechov. Entra in scena il protagonista, Vanja (interpretato da Sergio Rubini) con tutta la sua carica polemica nei confronti di un disturbatore della normale quiete della casa. Entra anche in scena nel primo atto, comparendo tra i filari delle poltrone del teatro, il professore e “disturbatore” Serebrijakov (Michele Placido) in una tanto appariscente quanto caricaturale figura d’intellettuale, con tanto di barba, occhiali da sole e lungo cappotto marrone-rossiccio. Al suo seguito ci sono, la bella e giovane seconda moglie Elena (Lidiya Liberman), la figlia Sonja (Anna Dalla Rosa) e il proprietario terriero impoverito Telegin (Bruno Cariello). Alla conclusione di questo primo comico atto, emerge la personalità poliedrica del protagonista Vanja, capace di alternare uno spirito polemico ed ardimentoso, con sprazzi di incontenibile  malinconia.

Nel secondo atto, il professore mostra la propria ingombrante personalità in una sequela di lamentele sulla propria salute e vita, oltre che un rifiuto di visite mediche da parte di Astrov. Elena, la quale nutre un amore ormai sfumato nei confronti del professore, si riappacifica da passate dispute con la figlia Sonja, e poco dopo rifiuta la passione sincera e disincantata di Vanja, il quale confessatosi, libera,  durante un delirio ebbro con il dottor Astrov, il proprio risentimento nei confronti di una vita sprecata.  Nel terzo atto, Sonja confessa il proprio amore per il dottor Astrov ad Elena e quest’ultima s’incarica di fargli da portavoce.  Nell’incontro con il giovane medico, si viene a scoprire il suo nichilistico senso affettivo e il suo rifiuto di qualunque tipo d’amore; questo però non gli impedisce di rivelare la propria carnale passione per Elena stessa, culminante in un bacio “forzato”. In quello stesso momento, entra l’insistente Vanja, il quale vede totalmente distrutte le proprie speranze nei confronti della giovane moglie del professore.  Sonja stessa viene a sapere dell’impossibilità del suo sogno amoroso.

La seguente scena mostra una famiglia ormai disillusa, con Serebrijakov che propone soluzioni fantasiose per i problemi finanziari della casa, causando così lo scoppio definitivo della personalità ribelle di Vanja, il quale, in un accesso d’ira tenta di uccidere il professore con due colpi di rivoltella, mancandolo entrambe le volte. L’evento suscita scandalo nella famiglia, e nel quarto atto, Serebrijakov ed Elena sono pronti ad andarsene dalla casa. Astrov, parlando a Vanja delle loro capacità intellettuali ormai sprecate, chiede al protagonista, di non abbandonare ogni speranza e di restituirgli una fiala di morfina rubata dalla borsa da dottore. Vanja forse l’ha presa per il proprio suicidio, ma cede soltanto alle preghiere della nipote Sonja, unico baluardo di vera speranza per il povero zio. Alla conclusione della commedia, Serebrijakov si riappacifica con Vanja ed Elena prende definitivamente le distanze dal disingannato Astrov e da un loro probabile nascituro amore. L’ultima scena vede lo zio e la nipote riprendere la contabilità e la gestione della casa di famiglia, un duro lavoro che probabilmente li vedrà impegnati entrambi per gli anni a venire; lasciando così lo spettatore in un’atmosfera triste, quasi decadente, in una temporalità sospesa e con un senso d’abbandono che è impossibile non notare. Di fronte a loro sembra aprirsi un baratro psicologico, al quale l’autore russo, non dà risposta, ma rinvia tutto alla speranza.

La commedia di Cechov, affascina per i suoi poliedrici personaggi, mai fuori “moda” e sempre pronti a suscitare la risata e la compassione di un pubblico, che conosce da sempre il dramma che essi vivono. Una risata che si tramuta in una consapevolezza di un crollo del mondo rurale, soprattutto nei frangenti dove l’ambientalista Astrov prende parola. Fondamentalmente ci si ritrova davanti ad un’esortazione al lavoro continuo e solitario nella società, la quale forse non conoscerà mai le continue lotte interiori che coinvolgono i protagonisti delle mura domestiche di tutto il mondo, se non attraverso questa tipologia di rappresentazione teatrale. Lo sguardo finale a lume di candela di Sergio Rubini ed Anna Dalla Rosa, poco prima che cali il sipario, è emblematico. Tutto continuerà, proprio com’è iniziato e la sofferenza casalinga sembra solo rimandata ad un indeterminato domani. Nel complesso, la prestazione è stata, a parere di chi scrive, all’altezza dei nomi coinvolti. Ovviamente la trama di Cechov, nella sua varietà da temi leggeri a profondi, solleva ogni attore dal pericolo di banalità, grazie all’intreccio emotivo che si viene a formare, altalenando momenti di distacco e riso, a momenti di riflessione interiore. Marco Bellocchio nel complesso, propone a Macerata un teatro interessante, che perde forse la dimensione prettamente cechovianamente “russa” , caricandolo di una certa accezione occidentale-americana, contribuendo a rendere così lo spettacolo accessibile ad un pubblico più vasto. In ogni caso l’emozione di andare a vedere una rappresentazione teatrale di questo livello, con affermati attori, per un prezzo conveniente, risulta un valore aggiunto alla grande stagione invernale proposta dal Teatro Lauro Rossi.

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