La democrazia delle primarie

L’indimenticabile Giorgio Gaber cantava:

“La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.”

Nell’età della personalizzazione della politica, come si può declinare il concetto di partecipazione? Quali sono le forme più efficienti ed efficaci per avvicinare le donne e gli uomini alla politica?

Da qualche anno, anche in Italia come già negli Stati Uniti, è stata giocata la carta delle elezioni primarie: si tratta di una consultazione nella quale i simpatizzanti di un partito o di una coalizione sono chiamati a sceglierne il leader.

Come parzialmente accennato, le primarie sono un caposaldo della democrazia americana, dove sono utilizzate tanto dai democratici quanto dai repubblicani per determinare il candidato alla presidenza della Repubblica.

In Italia, invece, sono state prevalentemente proposte dai partiti che fanno riferimento alla coalizione del centrosinistra.

Il loro ingresso nella scena politica nazionale risale al 2005, quando Romano Prodi è stato incoronato leader de l’Unione. Qualche anno più tardi, invece, Walter Veltroni ha conquistato la segreteria del neonato Partito Democratico. Due ratifiche, o poco più, a causa dell’assenza sostanziale di candidati realmente in grado di impensierire quelli largamente favoriti.

Non sempre, però, le cose sono andate così. A volte le primarie hanno scompaginato i piani delle classi dirigenti: basti pensare ai casi di Nichi Vendola in Puglia, Matteo Renzi al comune di Firenze o Giuliano Pisapia a Milano.

Molto spesso i gazebo delle primarie sono stati utilizzati come una metafora della partecipazione. È davvero così? O la partecipazione è qualcosa di più?

In questo senso, l’ultima stagione referendaria ha segnato, con tutta probabilità, uno spartiacque: i cittadini vogliono tornare ad essere protagonisti, e non si accontentano più di scegliere un leader a cui delegare in bianco (o quasi) la gestione di un partito, di un comune, di una provincia, di una regione o dello stato.

Cosa sono, allora, oggi le primarie?

La domanda assume un rilievo maggiore se si pensa alle vicende di Italia Bene Comune. Le regole della consultazione chiamata a scegliere chi, tra Bersani, Renzi, Tabacci e Vendola, avesse dovuto guidare il centrosinistra alle ultime elezioni politiche, sono state oggetto di confronto, a volte anche duro. L’accusa, mossa soprattutto da Matteo Renzi, era quella di aver scritto un regolamento troppo restrittivo che, di fatto, ha finito per scoraggiare i potenziali elettori.

Oggi le primarie sono, di nuovo, uno dei temi all’ordine del giorno del dibattito politico nazionale. Tra pochi giorni, infatti, i simpatizzanti del Partito Democratico saranno chiamati a votare il nuovo segretario.

Ancora una volta, va detto, è stato scelto un regolamento abbastanza complicato e burocratico. L’ultimo passaggio, in questo senso, è stata la convenzione che ha chiamato gli iscritti a votare il loro segretario.

Tre, a mio avviso, sono i dati emersi.

La maggioranza relativa dei consensi è andata a Matteo Renzi: risultato tutt’altro che scontato, dato che il sindaco di Firenze è stato spesso accusato di strizzare l’occhio più ai suoi avversari che ai suoi iscritti.

Nonostante una copertura mediatica schiacciata sul dualismo tra Renzi e Cuperlo, Civati e Pittella si attestano, complessivamente, attorno al 15%.

Infine, colpisce il dato relativo alla partecipazione: si è recato alle urne il 55% degli aventi diritto. Le cause possono essere molteplici: la disaffezione, sempre più crescente, dalla politica o la delusione degli iscritti del Partito Democratico che faticano a riconoscersi nelle scelte fatte dai loro dirigenti (si pensi a quanto successo durante le elezioni del Presidente della Repubblica e la formazione del nuovo governo o, in ultimo, durante il caso Cancellieri).

Resta, però, inevasa una domanda: se i gazebo si svuotano, a cosa servono, oggi, le primarie?

Comments

comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *