Sfrattasi

La situazione degli inquilini delle case in affitto nelle Marche, così come nel resto d’Italia, sembra ogni anno peggiore: la crisi, oltre a portare via il lavoro, inevitabilmente trascina con sé anche la casa quando mancano i soldi per pagare l’affitto o il mutuo (questo, per quei fortunati che in tempi migliori avevano deciso di comprarsela).

Ciò che vediamo attorno a noi o sentiamo attraverso i media è confermato dai dati statistici*: nel 2012 i provvedimenti di sfratto per morosità nelle Marche sono stati 1.251, con un incremento di circa il 14% rispetto all’anno precedente; la maglia nera va alla provincia di Pesaro e Urbino, con uno sfratto ogni 366 famiglie: un valore al di sotto della media nazionale che avvicina la zona ai dati relativi alla Toscana, in assoluto la regione con la situazione più drammatica. La provincia di Macerata soffre meno da questo punto di vista, ma non è il caso di rallegrarsi di fronte ad un trend regionale così negativo. Basti pensare che nel 2001 il rapporto regionale tra numero di famiglie e sfratti era di  1 ogni 838, contro l’attuale 1 ogni 512. Il problema è grave e, allo stato, non accenna a rientrare.

In totale, in Italia sono stati eseguiti circa 67 mila sfratti per morosità, vale a dire che 67.000 famiglie nel 2012 sono state materialmente private dell’abitazione perché impossibilitate a pagare. Il rischio di un conflitto sociale tra coinquilini e proprietari, risoltosi spesso nell’estrema ratio dell’ occupazione abusiva, dovrebbe trovare nell’intervento pubblico il fattore di temperamento ideale. Purtroppo, così non è.

L’emergenza-casa affonda le sue radici nella crisi economica ed è alimentata dalle inefficienze delle politica nella programmazione di un concreto piano immobiliare, volto anche ad un recupero sociale: tra tutte, meritano segnalazione l’inerzia della P.A. a fronte dei numerosi immobili vuoti, rimasti sfitti o invenduti (questi secondo le stime più prudenti, sarebbero circa 200 mila**) nonchè di fronte alle interminabili attese per l’ assegnazione delle case popolari.

Sul tema è intervenuto il c.d. decreto IMU, convertito in Legge 28 ottobre 2013, n. 124, che ha di recente stanziato “un Fondo destinato agli inquilini morosi incolpevoli, con una dotazione pari a 20 milioni di euro”, da assegnare “prioritariamente alle regioni che abbiano emanato norme per la riduzione del disagio abitativo, che prevedano percorsi di accompagnamento sociale per i soggetti sottoposti a sfratto”  

I criteri per l’assegnazione delle somme saranno definiti successivamente (non è dato sapere quando) con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, “di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano”.   Tali novità normative impongono la seguente considerazione: il contributo non sarà sufficiente ad arginare l’emergenza sia per la scarsità dell’importo, sia per le lungaggini burocratiche legate alla sua materiale erogazione.

Nello stesso articolo si legge, all’ultimo comma: “A tal fine, le prefetture-uffici territoriali del Governo adottano misure di graduazione programmata dell’intervento della forza pubblica nell’esecuzione dei provvedimenti di sfratto”. Che significa? Significa che in presenza di particolari condizioni, non definite dalla legge e dunque, poste a discrezione di ciascuna Prefettura, il provvedimento esecutivo di rilascio dell’immobile può essere sospeso.  Si realizzerebbe così una sorta di blocco temporaneo dello sfratto al fine di tutelare la posizione del coinquilino, in presenza di quella “morosità incolpevole” di cui mancano ancora definizioni.

Sebbene condivisibile nelle intenzioni, la soluzione posta dal legislatore in realtà solleva più problemi di quanti pretenda di risolvere. Innanzitutto, a livello giuridico, si pone un problema di costituzionalità: la convalida di sfratto è un provvedimento giurisdizionale che, una volta divenuto esecutivo, deve produrre i suoi effetti. Non è chiaro come un provvedimento di natura amministrativa, lasciato per di più alla discrezionalità del Prefetto (vale a dire del  Governo) possa incidere su questo schema, dato che il nostro ordinamento prevede la separazione tra poteri: esistono, infatti, rimedi giurisdizionali ad hoc contro i provvedimenti dei giudici, estranei alla competenza dell’esecutivo.

A livello sociale, però, sorgono problemi anche più grossi: se, da un lato, il blocco degli sfratti “salva” almeno temporaneamente il coinquilino moroso, dall’altro priva di fatto il proprietario di ogni tutela, gravandolo di tutte le spese derivanti dalla prosecuzione forzata del rapporto; ciò si risolve in una metamorfosi impropria ed inadeguata del privato, poiché i proprietari si trovano così calati nel ruolo di “ammortizzatori sociali” che in realtà dovrebbe competere alle istituzioni pubbliche. La questione appare particolarmente problematica per quei proprietari gravati anche dalle rate di un mutuo. Tutto ciò non fa che alimentare la tensione tra le categorie sociali che, di recente sempre più spesso, sembra sfociare in una lotta tra poveri anziché in una vera e propria contrapposizione tra classi.

Si auspicano dunque, interventi strutturali organici, non semplici norme-tappabuchi per tentare di arginare una situazione ormai insostenibile.

 

*Fonte: Ministero dell’Interno, Sistema Statistico Nazionale, aggiornamento 2012.

**Fonte: Il Fatto, Cronaca, 3 novembre 2013.

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