Sperimentalismo musicale tra America e Russia al Lauro Rossi

di Luca Badaloni

Macerata si conferma ancora come polo culturale in ambito marchigiano e non solo. Questa volta la proposta musicale dei concerti dell’Appassionata 2013/14 del 21 Novembre è accompagnata da un convegno tenutosi presso la facoltà di Filosofia di Corso Garibaldi e una mostra degli allievi dell’Accademia delle Belle Arti nella Galleria Mirionima. La giornata inizia alle ore 16 nell’Aula Magna della Facoltà di Filosofia, con il convegno dal titolo “La Musica moderna tra America ed Europa dell’Est“, introdotto dal professor Filippo Focosi, con ospiti: Emanuele Arciuli ed Andrea Rebaudengo, i musicisti protagonisti del concerto tenutosi la sera stessa, il compositore Luciano Feliciani, ed i professori Vincenzo Caporaletti e Marcello La Matina. Dal tema centrale proposto, parte una discussione incentrata sull’influenza Stravinskijana sulla musica americana, in particolar modo per quel che riguarda il grande compositore americano Aaron Copland e i suoi allievi.
Luciano Feliciani e Vincenzo Caporaletti, fanno notare come dal punto di vista tecnico-musicale, l’intera scuola d’avanguardia americana debba molto allo spirito rivoluzionario del grande russo Stravinskij e come si sia così instaurato un dialogo profondo tra queste due differenti porzioni di mondo, per quel che riguarda l’ambito musicale. Marcello La Matina invece focalizza l’attenzione delle poche persone partecipanti al convegno, sul dialogo interculturale; quest’ultimo è qualcosa che risale a ben prima del 900′ di Stravinskij e Copeland, bisogna far riferimento addirittura al grande scisma politico prima, religioso poi, dell’Impero Romano in epoca tardo-antica.

L’evento prosegue poi alle ore 21 presso il teatro Lauro Rossi, dove i due pianisti, già ospiti presso il convegno, Emanuele Arciuli ed Andrea Rebaudengo propongono una scaletta di compositori poco noti, se non forse agli appassionati ricercatori musicali. Il concerto inizia con Hallelujah Junction(1996) di John Adams; poliedrico compositore americano, che spazia dal jazz alla classica con una scioltezza sorprendente e lo dimostra chiaramente con questo pezzo.
John Adams è un compositore che colpisce l’ascoltatore nei momenti più veloci e dissonanti, ma riesce particolarmente nelle parti più lente, dove riesce a trasmettere un’aura di pace e rilassante.
Il secondo pezzo proposto dai due pianisti, non è altro che una selezione di pezzi musicali della famosissima rivisitazione di “Romeo e Giulietta” del 1957, West Side Story. L’intreccio musicale creato dai due pianoforti, rimanda immediatamente alle famose scene del film di Jerome Robbins e Robert Wise del 1961, garantendo così all’ascoltatore lo stesso pathos del musical. Si percepisce maggiormente rispetto a John Adams, la grande carica teatrale impressa da Leonard Bernstein, alla lunga composizione. Ciò non penalizza in ogni modo la grandezza del famoso compositore statunitense, ma anzi ne conferma la sua grandissima versatilità musicale, portando così l’attenzione degli spettatori presenti in sala alla viva scena musicale nordamericana.

Dopo una breve pausa, il concerto ricomincia all’insegna dell’avanguardia sonora, con il capostipite della ricerca musicale: Igor’Stravinskij con il suo Concerto per due pianoforti del 1932-35, suddiviso in quattro movimenti. Il primo di essi, Con Moto, traccia delle linee melodiche tra i due esecutori, tanto intrecciate da sembra essere cominciata una intensa battaglia tra i due strumenti. Il complesso subisce una battuta d’arresto con il secondo movimento Notturno, dove prende spazio la dimensione maggiormente romantica del grande russo, senza mai dimenticare i complicati passaggi tecnici. Il concerto prosegue con il terzo Quattro Variazioni, dove Arciuli e Rebaudengo possono far sfoggio della loro bravura e di un tocco davvero mirabile, culminante poi, in una sorta di proseguimento naturale, nell’ultimo e suggestivo movimento Preludio e Fuga.

Dopo questi bellissimi assaggi di sperimentalismo russo, si arriva ad un’esibizione davvero unica, ovvero Otherwordly Resonances. Questo pezzo, composto nel 2002 e rielaborato nel 2005 dallo statunitense George Crumb, è suddiviso in tre parti: Double Helix, Celebration And Ritual e Palimpsest. La composizione richiede l’uso di tutte le più inusuali tecniche pianistiche e porta l’ascoltatore in una sorta di meditazione Zen, dove i suoni sembrano davvero provenire da un altro mondo.

Si prosegue poi sulla stessa linea, con Frederic Rzewski ed il suo Winnsboro Cotton Mill Blues del 1979, che parte da un meccanico ritmo ripetitivo, quasi claustrofobico nel suo incedere dissonante, per poi proseguire sulle note di una vaga melodia blues. Sembra essere finita tra i meritati applausi, quando invece Arciuli e Rebaudengo ritornano sul palco e propongono un finale cinematografico con Water Dances del compositore minimalista inglese Michael Nyman. La proposta musicale della serata, votata ad un’apertura sperimentale nel mondo della musica classica, soddisfa sotto tutti i punti, sia grazie alla curiosa “scaletta” proposta sia grazie all’impeccabile esecuzione di entrambi i musicisti. Per chiunque si fosse perso la mostra d’arte del 20, organizzata dall’Accademia delle Belle Arti di Macerata presso la Galleria Mirionima, viene data la possibilità di non perderla a conclusione del concerto. Le opere proposte sono una serie suggestiva di piccoli scorci e arabeschi pittorici, frutto del lavoro degli studenti e della loro ispirazione musicale, a cui va sicuramente fatto un plauso.

Nel complesso, l’evento organizzato dai soci di “Appassionata 2013/14” rende giustizia all’ala più progressista della musica contemporanea e consente agli appassionati provenienti da tutta la regione, di ampliare i propri orizzonti musicali, con il valore aggiunto di un buon convegno e del coinvolgimento visivo garantito dalla mostra.

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