Aborto e Pdg: di interrotto c’è solo il diritto delle donne

In Italia la possibilità di abortire è sancita dalla legge 194, voluta dai cittadini col referendum. Ma 7 ginecologi su 10 sono obiettori di coscienza, e quindi farlo in ospedale è sempre più difficile. Così molte italiane vanno all’estero, fanno su e giù per la Penisola o ricorrono all’aborto clandestino.Da 540 a 1.330 sterline per l’aborto farmacologico, da 670 a 1.770, a seconda delle settimane, per quello chirurgico. Prenotazioni 24 ore su 24, sette giorni su sette, online. Le italiane che si rivolgono al Britsh Pregnant Advisory Srvice sono migliaia, tanto che in Inghilterra le richieste seguono solo quelle delle irlandesi. E poi la Svizzera, la Francia, con gli ospedali di Nizza che non accettano più nostre connazionali, perché ormai sono la metà di quelle che richiedono un intervento.

Non tutti sanno che anche nella nostra Regione la battaglia per l’adempimento della 194 è accesa. Portavoce è un collettivo denominato Via Libera, 194 nato a Jesi a gennaio 2013, a seguito di un’emergenza verificatasi presso il reparto di Ginecologia e Ostetricia dell’ospedale della città.
A luglio 2012, infatti, tutti i ginecologi si sono dichiarati obiettori, fatto questo che ha portato ad una sospensione del servizio di interruzione volontaria di gravidanza. L’obiezione di coscienza per i medici, sebbene sancita dalla legge, non è regolamentata e porta spesso a casi paradossali come quello jesino.

Il caso jesino è perfino oggetto principale dell’inchiesta dell’Espresso che possiamo trovare sulla rivista on line. Nello specifico è il caso di una donna che, dopo aver abortito, vede affisso nella bacheca del consultorio pubblico un volantino che mostrava il feto del suo bambino a pezzetti messo dentro un barattalo. «Trovo questo volantino raccapricciante nel suo fanatismo», ha scritto alle autorità: «Oltre che scientificamente inaccettabile nel suo contenuto: il suo unico scopo evidente è di colpevolizzare e, peggio, criminalizzare, le donne che hanno fatto la sempre difficile e drammatica scelta di abortire».

La lettera è caduta nel vuoto. Così come la sua segnalazione ai circoli locali dei partiti e delle federazioni di Sinistra. Le uniche a prendersi carico della denuncia sono state le ragazze del comitato “ Via Libera 194 ” che da tempo si batte per la piena applicazione della legge nel territorio marchigiano: «A Jesi è stato impossibile abortire per ben 9 mesi», raccontano: «Stiamo parlando di un ospedale che era la seconda struttura nelle Marche per numero di interventi di interruzione volontaria di gravidanza. Oggi il servizio è stato solo parzialmente ripristinato, con un numero di otto interventi al mese eseguiti da una ginecologa che, con cadenza bisettimanale, fa da spola tra qui e Fabriano».
Da maggio hanno iniziato così una raccolta firme per chiedere l’applicazione, completa, della legge del ’78. La loro richiesta è che siano garantiti i diritti sociosanitari legati alla salute della donna, compreso il diritto di essere informata e scegliere tra le tecniche più moderne quella più rispettosa della propria integrità fisica e psichica.

Anche sulla cosiddetta “pillola del giorno dopo” si dibatte nel nostro Paese. Sul numero di “D” di Repubblica del 30 Novembre, appare un articolo dal quale si evince che, mentre negli USA la pillola di emergenza non ha bisogno della ricetta a patto di avere più di 17 anni, da noi gli ostacoli sono molteplici. Lo manifesta le 400mile pillole vendute in Italia contro il milione e mezzo della Francia. La cosiddetta Pdg non ha effetti collaterali, eppure si può acquistare solo con ricetta medica non ripetibile. Qualunque medico la puo’ prescrivere, anche il dentista della porta accanto, ma pochi lo sanno e corrono al pronto soccorso o dalla guardia medica, dirottati poi dal ginecologo che in 9 casi su 10 è obiettore di coscienza. Eppure l’obiezone vale solo per l’aborto e la pillola del giorno non è un metodo abortivo, ma un contraccetivo di emergenza che impedisce la fecondazione dell’ovulo. Chi non prescrive compie un abuso, ed è passabile di denuncia. Su www.farmacie.it le farmacie dove trovarla senza intoppi.

La domanda che ci facciamo é: di interrotto sembra esserci un diritto, una facoltà libera e arbitraria assegnata alle donne con una legge di tanti anni fa.  La donna ancora una volta al centro del dibattito pubblico. La settimana scorsa si è scritto della giornata mondiale contro i crimini verso le donne. Poche settimane fa fu fatta una riflessione filosofica sul femminicidio. Oggi si parla di casi concreti, anche locali, di ostacolazione del diritto di abortire e prendere un farmaco contraccettivo. Domani?

Comments

comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *