Chi si Azzarda! Quando il gioco diventa dipendenza

La cultura post-moderna  caratterizzata dall’innovazione tecnologica e dalla possibilità di vivere in infiniti mondi virtuali e paralleli spesso può causare frammentazione, incertezza e l’incapacità di gestire dei legami alimenta il bisogno di continua sicurezza e controllo sugli eventi. Seppur ogni forma presenta delle manifestazioni peculiari, le Nuove Dipendenze (quelle senza sostanze) nel loro insieme manifestano un desiderio di fuga e un’incapacità a tollerare la sofferenza emotiva che conduce, a volte quasi consapevolmente, a rinunciare il pensiero razionale a favore di una scarica emozionale iterativa messa in atto con modalità progressivamente sempre più compulsive.
In quest’ottica il gioco d’azzardo è il mezzo attraverso il quale sentirsi vittorioso e potente, acquisendo un’immagine di sé migliore e trionfante da sovrapporre a un’identità reale sentita spesso come svalutata.
Il gioco costituisce un rifugio per la mente, il momento del riscatto sulla vita quotidiana.

Nel 1980 il gioco d’azzardo patologico (GAP) è stato riconosciuto ufficialmente come disturbo mentale dall’American Psychiatric Association e nel 1994 è stato inserito all’interno delle categorie diagnostiche del DSM-IV (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) come “Disturbo del controllo degli impulsi non classificati altrove”.
La crescita del fenomeno nel nostro paese è da attribuirsi anche agli impulsi generati dalle manovre economiche, infatti nuove offerte di gioco d’azzardo pubbliche vengono introdotte ogni anno: si passa dall’inizio dagli anni ’90 in cui c’erano 3 occasioni di gioco autorizzato alla settimana (Totocalcio, Lotto, scommesse ippiche) al 2012 in cui ce ne sono più di 20. Nel 1997 sono state introdotte la seconda giocata del Lotto e del Superenalotto e sono state aperte le Sale scommesse, nel 1999 viene introdotto il Bingo, le Finanziarie del 2003 e 2005 introducono Slot Machine, la terza giocata del Lotto e le scommesse del Big Match. Tra il 2009 e il 2010 nascono altri giochi e gratta e vinci con una totale liberalizzazione dei giochi online e arrivano sul mercato le Video Lottery Terminal e le Lotterie al Consumo. Tanta offerta esiste perchè il mercato la richiede.

Nel 2008, già in piena crisi economica, l’industria del gioco d’azzardo era la 3° in Italia, dopo Eni e Fiat.
L’Italia è tra i primi paesi al mondo per spesa pro-capite per il gioco d’azzardo: nel 2010 sono stati spesi 61,4 miliardi di euro in continua crescita fino al 2012, in cui sono stati spesi 87 miliardi di euro.
Le Marche si posizionano a metà classifica tra le altre regioni con 4,3 mini-casinò ogni 1000 abitanti, con una spesa procapite alle slot di 665 euro nei primi 10 mesi del 2012, secondo l’Aams, pari a 3,49% del reddito pro-capite (per un approfondimento si consiglia la lettura dell’inchiesta di Wired consultabile qui).

In passato il gioco veniva considerato come un’occasione di socializzazione, un rito collettivo limitato e circoscritto in determinati luoghi e circostanze, in cui la lentezza e l’attesa dell’esito favoriva il processo logico-cognitivo accompagnato dalle regole trasmesse dalla tradizione del territorio. Oggi il gioco d’azzardo è un’attività puramente consumistica, dettata da regole di gioco semplici che vedono principalmente il giocatore nella sua individualità e solitudine, in ambienti spesso illuminati solo artificialmente e davanti a slot che invitano con suoni, colori e bottoni a una rapida e comoda sosta. Gli architetti R.Venturi e D.S.Brown in “Learning from Las Vegas” descrivendo lo spazio della città capitale del gioco d’azzardo, scrive che  “se si togliessero le insegne, non ci sarebbe più Luogo”, inteso come luogo della socialità e delle relazioni, esattamente come nei locali che ospitano le slot nelle nostre città.

Nel 2012 il decreto Sanità o decreto Balduzzi inserisce il trattamento per il gioco d’azzardo patologico nei Livelli essenziali di assistenza (Lea), permettendo così alle persone dipendenti di ricevere cure e assistenza dal servizio sanitario nazionale e introduce forti restrizioni su pubblicità (audiovisive, radiofoniche, sulla stampa giornaliera, sui mezzi di trasporto e nei luoghi frequentati prevalentemente da minori) che induca all’acquisto di prodotti o alla partecipazione ad attività di gioco con vincita in denaro.
Numerose sono ormai le attività avviate sul territorio nazionale, nelle Marche nel 2012 su iniziativa dell’associazione IRSAMA è stato promosso il progetto “A carte scoperte”, un percorso di monitoraggio delle attività, progetti e sperimentazioni regionali a favore dei giocatori d’azzardo patologici e loro famiglie, con il supporto dei 14 STDP della Regione. Ogni Provincia si sta muovendo per dare un supporto morale e tecnico a chi riconosce la propria dipendenza da gioco d’azzardo.

Come ricordava Adam Smith, il primo economista della storia“nessun uomo, per quanto sano, è immune dall’assurda fiducia nella propria fortuna”, perchè ciascuno di noi si augura il proprio successo, fosse anche solo per un semplice gioco del caso.
In un momento di incertezza economica come quello che stiamo continuando a vivere, soprattutto in prossimità delle feste natalizie, la spesa nel gioco d’azzardo subirà un incremento non dovuto alla semplice bramosia di denaro e della vincita facile, ma forse nella ricerca di un senso di appagamento e senso di realizzazione che sempre più si fa fatica a ritrovare nel futuro prossimo della realtà.

 

 

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