“Una biblioteca per i bambini, un tesoro per Lampedusa”

Foto di Laura Corrado

A sentire nominare l’isola di Lampedusa, si pensa immediatamente agli sbarchi continui che negli ultimi anni la vedono protagonista, ai barconi ricolmi di giovani migranti che tentano fortuna sulle nostre coste, viaggiando in condizioni disumane e rischiando la vita, pur di attraversare il mare che divide i loro paesi – lacerati troppo spesso da guerre e povertà – dal nostro, miraggio di speranza per una vita migliore.

Eppure Lampedusa, prima d’essere terra d’approdo, è stata ed è molto altro e merita d’essere conosciuta, nella sua particolarità e nelle sue contraddizioni: cogliamo l’occasione per scoprirla prendendo spunto dall’iniziativa “Ibby Camp Lampedusa”, che si è svolta sull’isola nella settimana dal 15 al 22 Novembre.
Si tratta del secondo campo (un primo si era svolto in giugno) organizzato da IBBY Italia (IBBY, International Board on Books for Young People, fondata in Svizzera nel 1953, è una rete internazionale di persone impegnate nel facilitare l’incontro tra libri, bambini e ragazzi) per promuovere la creazione di una biblioteca pubblica per bambini e ragazzi in terra lampedusana.
Già perché a Lampedusa – ci racconta Laura Corrado, maceratese d’adozione, volontaria del progetto – non ci sono biblioteche, né librerie.
Ci sono 643 bambini che, fino ad ora, non avevano potuto quasi provare l’emozione di perdersi in quel mondo magico che può essere uno scaffale pieno di storie, di pagine da sfogliare, di personaggi in cui identificarsi.

20 km² di superficie totale , distante più di 200 km dalle coste siciliane, Lampedusa è a un passo dall’Africa, “è un confine”, distinto al tempo stesso sia dal continente africano i cui figli continuamente la raggiungono, sia dall’Italia a cui pure giuridicamente appartiene: quasi un mondo a se stante. Un’architettura che porta il segno del suo essere terra di mezzo, un mare bellissimo che nonostante gli sbarchi continua ad attirare turisti e al tempo stesso discariche abusive e carenza di scuole e strutture adeguate … non c’è neanche un ospedale: per partorire si va in aereo a Palermo così come per comprare i libri!
“Noi non ci sentiamo italiani”, sostengono molti lampedusani e vivono forse la sensazione di esser stati dimenticati dal resto del paese, che li ricorda – formalmente – solo quando avviene qualche fatto eclatante nei pressi delle loro coste, senza tra l’altro che ciò implichi un aiuto concreto nella gestione degli sbarchi.

Foto di Laura Corrado

È anche con l’idea di superare questa solitudine culturale e sociale che nasce l’idea di portare a Lampedusa una sua biblioteca, rifornita grazie alla donazione di 500 volumi (reperiti tramite la rete IBBY e il progetto “Le biblioteche di Antonio”, della casa editrice Sinnos) e alle centinaia di scatoloni di libri arrivati in comune a seguito dell’appello lanciato dal sindaco Giusi Nicolini.
Se nel primo campo si era cominciato col ripulire i locali messi a disposizione dalle istituzioni, col catalogare i libri e iniziare a promuovere il progetto sull’isola, in questo secondo appuntamento si prevedeva di poter inaugurare ufficialmente la biblioteca, ma ciò non è stato possibile in quanto i lavori per mettere a norma i locali non sono stati ancora effettuati.
Questo però non ha impedito ai 40 volontari provenienti da tutta Italia e agli operatori delle associazioni coinvolte (IBBY, Libera, Legambiente, Amnesty International, Arci, Terres des Homme) di portare avanti, durante la settimana, iniziative di sensibilizzazione, lettura, dialogo, creatività.
Molti dei volontari erano professionisti legati in qualche modo al mondo dell’infanzia e della letteratura: librai, story tellers, insegnanti, bibliotecari … tra gli altri ricordiamo Della Passarelli (presidentessa e fondatrice di Sinnos Editrice) e Silvana Sola (presidentessa di IBBY Italia e co-fondatrice della Libreria per ragazzi Giannino Stoppani). Inoltre la responsabile, nonché ideatrice, del progetto, Deborah Soria, è la creatrice della libreria itinerante Ottimomassimo.
Così, mettendo insieme le capacità e le idee di ognuno, si è dato vita alle più svariate attività: incontri, laboratori creativi, letture ad alta voce, caccia al tesoro e molto altro.
“Ogni giorno andavamo a scuola a promuovere il progetto e organizzavamo attività da fare coi bambini – racconta Laura entusiasta – e la risposta è stata straordinaria: la biblioteca era sempre piena, ai bambini brillavano gli occhi di fronte a tanti libri …”. Nonostante la struttura non fosse pronta dunque, si è utilizzata la biblioteca come fosse funzionante: sono state registrate tessere e si è iniziato col prestito dei libri.

Tra le attività svolte, è importante ricordare l’incontro con Ribka Sibhatu, scrittrice eritrea, autrice di “L’esatto numero delle stelle” e “Aulò. Canto-poesia dall’Eritrea”, nel quale racconta la sua storia con l’obiettivo di dare tramite essa uno specchio della cultura eritrea. Una presenza, quella di Ribka, che è stata anche un ponte con i sedici giovani eritrei sopravvissuti al naufragio del 3 ottobre e ancora trattenuti nel centro di accoglienza dell’isola per essere interrogati in quanto testimoni.
Il centro è chiuso alle persone esterne ed anche gli ospiti non possono uscire, quindi i volontari Ibby, ad eccezione di Ribka, non sono potuti entrare a farvi attività, considerando anche che in quella settimana non c’erano bambini presenti all’interno della struttura.
Nonostante ciò, il legame con la realtà degli sbarchi e con la presenza costante di migranti nell’isola, rimane uno dei punti fermi del progetto: la biblioteca è infatti pensata come luogo che accoglie ed unisce i bambini di ogni provenienza e inoltre, durante il Camp, Legambiente ha coinvolto i ragazzini e i volontari nell’iniziativa “Il Giardino della memoria”,che li ha visti piantare 366 alberi in ricordo delle vittime del naufragio del tre ottobre.

Foto di Laura Corrado

Vale la pena, infine, di menzionare tra i tanti volumi presenti nella biblioteca i 120 silent books, i libri senza parole, provenienti da tutto il mondo, che raccontano storie fatte solo d’immagini, così da poter essere “letti” da ogni bambino del mondo, che sappia l’italiano, il francese, l’arabo o che sia totalmente analfabeta! Libri che uniscono insomma, al di là delle diversità di alfabeto e di cultura e permettono di incontrare l’altro abbattendo le barriere.
In un posto di confine come Lampedusa, il valore simbolico di questi libri silenziosi, così come quello di una biblioteca – luogo di cultura e crescita aperto a tutti bambini, lampedusani o migranti – sono incommensurabili. E incommensurabile è il valore del progetto che l’ha messa in piedi: “si è creato un clima molto bello – ci dice Laura – ci sembrava di vedere in atto una rivoluzione culturale, di aver contribuito ad una piccola magia … abbiamo condiviso molto, letto racconti insieme, imparato un sacco di cose l’uno dall’altro …”.

“Alla fine della settimana – continua – eravamo tristissimi perché dovevamo rimpacchettare tutto, visto che i lavori non erano stati fatti. Legambiente si è però offerta di fornire uno spazio nella sua sede per tenere aperta la biblioteca, grazie anche all’aiuto di tre ragazze che si sono proposte come volontarie”.
Si cominciano così a realizzare le finalità del progetto: la nascita di una biblioteca pubblica, che se inizialmente guidata da Ibby, possa poi diventare di gestione del comune, grazie magari alla formazione di un bibliotecario dell’Isola, un luogo di cultura e formazione, in cui i bambini possano incontrarsi, leggere, fantasticare e imparare.

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2 pensieri su ““Una biblioteca per i bambini, un tesoro per Lampedusa”

  1. è meraviglioso quello che fate…ed è meraviglioso vedere quei bambini…che ascoltano e che…leggeranno, leggeranno…e…voleranno, escapoleranno dai loro corpi per inoltrarsi nel viaggio più bello che c’è…LEGGEREEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE 🙂

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