Quelli come Lolli si ritrovano ad Offida

Esistono passioni che non muoiono, così come emozioni che con il passare del tempo non vengono cancellate ma, se possibile, fortificate e rese ancora più vivide; una introduzione importante per un concerto al limite di ricordo e futuro, di nostalgia e speranza, di politica e poesia.

Il 30 Novembre scorso, infatti, nel Teatro del Serpente Aureo di Offida si è svolto il concerto di Claudio Lolli – forse il cantautore più rappresentativo degli anni 70 con il suo Ho visto anche degli zingari felici – organizzato dalla Associazione “Aspettando Godot – Storica e Nuova Canzone d’Autore”.

Fugate le incertezze della vigilia – incertezze legate alla salute del cantautore che aveva già provocato il rinvio del concerto di Ferrara un mese fa – Claudio Lolli ha saputo affascinare il pubblico presente alternando pezzi recenti a suoi grandi classici. Accompagnato da Danilo Tomasetta al sassofono e da Paolo Capodacqua alla chitarra “trattata” – trattata bene, come ama ricordare Claudio -, il cantautore bolognese ha intrecciato, alla esecuzione dei pezzi, riflessioni ed esperienze personali, una sorta di dialogo con sé e con il pubblico. Un pubblico giunto anche da molto lontano, che approfitta sempre ben volentieri delle rarefatte apparizioni del maestro.

Il concerto non ha celebrato semplicemente un amarcord dei bei tempi andati, ma raccoglie anche l’eredità di una esperienza politico-musicale che oggi, più che mai, deve essere non solo protetta ma, soprattutto, rilanciata. A tal proposito, il concerto di Claudio Lolli è stato preceduto dall’esibizione di due giovani autori, (qui – http://youtu.be/6YSzmuX_fw4 – lo stupendo pezzo Tuta Blu o Ballata dell’operaio di Dante Francani, mentre qui – http://youtu.be/iQeQFvarM84 – Mauro Alessandri interpreta la canzone di F. Guccini Shomèr ma mi-llailah?), che hanno proposto alcuni loro bellissimi pezzi all’attento pubblico presente. Il concerto, quindi, non ha avuto il semplice scopo di contarsi, ma di diffondere con rinnovato vigore quell’esigenza di non abbandonare mai il sentiero che dalla musica giunge fino alle strade, alla piazza.

Insomma, più che un concerto, un vero e proprio rito collettivo per un cantautore che ha saputo mettere in versi non solo la rabbia giovanile degli anni settanta, ma il senso di inquietudine di ognuno di fronte alla propria vita, l’angoscia quotidiana del nostro esser sempre stranieri in terra straniera, come uomini, come persone e come animali politici.

Comments

comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *